«La Ifil? Un collettore di denaro»

Scritto da , 17 maggio 2018
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Pina Ferro

“La Ifil? E’ stata creata ad arte. Un collettore di denaro per attività non lecite”. A sostenerlo, ieri mattina, dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Salerno, presidente Montefusco, è stato il colonnello Antonio Mancazzo che, all’epoca dei fatti, era alla guida del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle. Il processo è quello relativo alla variante da otto milioni di euro adottata per Piazza della Libertà e che vede tra gli imputati il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, unitamente ad altre 25 persone (amministratori, funzionari comunali, tecnici ed imprenditori). L’ufficiale delle fiamme gialle, nel rispondere prima alle domande dei magistrati e successivamente dei difensori degli imputati, ha focalizzato l’attenzione soprattutto sulle consulenze che la Esa Costruzioni aveva affidato alla Ifil amministrata da Mario Del Mese. Mancazzo ha spiegato che la Ifil nasce come società di intermediazione immobiliare ed è presente in tutti i maggiori cantieri della città di Salerno. Gran parte della deposizione è stata incentrata sulle consulenze che la Esa ha commissionato alla Ifil, regolarmente fatturate, solo che le fatture, per un importo di 900mila euro, non trovano riscontro nell’opera prestata. Da qui la definizione di “fatture anomale”. Dalle verifiche effettuate durante l’attvità investigativa, partita a seguito di un esposto anonimo, gli unici riscontri che si ebbero furono quelli relativi ai 200mila euro fatturati dall’architetto Catena per il lavoro svolto. Mancazzo ha anche precisato che il professionista Catena, dei 200mila euro che vantava ne ottenne solamente 85mila circa. Lo stesso per recuperare la restante somma che doveva incassare procedette con un decreto ingiuntivo. Dalle verifiche effettuate dalle fiamme gialle emerse anche che la Ifil pagava, attraverso due agenzie di Pontecagnano, viaggi a soggetti che non avevano legami lavorativi con la stessa. In particolare Mancazzo ha parlato di viaggi di cui hanno beneficiato Piero De Luca, la moglie Laura Zanarini e Rosa Zampetti ex consorte di Vincenzo De Luca. Nella lunga deposizione del colonnello Mancazzo e del maresciallo Lanaro è stato fatto riferimento anche ad alcune intercettazioni, in particolare a quelle intercorse tra Gilberto Belcore, contattato con una certa frequenza da Vincenzo De Luca non solo per prendere lo stato di avanzamento dei lavori ma anche per comunicare alcuni cambiamenti come ad esempio l’eliminazione di una scalinata. In una delle intercettazioni De Luca disse che avrebbe parlato lui della cosa a Delle Femmine (Rup). Prossima udienza il 6 giugno quando sarà ascoltato il luogotenente Postiglione la cui deposizione era già in programma ieri. Per la variante di Piazza della Libertà sono a processo: Vincenzo De Luca i componenti della giunta del 2010 (Eva Avossa e Domenico De Maio, il Ermanno Guerra, Luca Cascone, Aniello Fiore, Vincenzo Maraio e Franco Picarone, Alfonso Bonaiuto, Gerardo Calabrese e Augusto De Pascale), il tecnico Alberto Di Lorenzo e, Mario Del Mese e Vincenzo Lamberti della Ifil, Paolo Baia (direttore dei lavori), i tecnici Domenico Barletta, Lorenzo Criscuolo e Antonio Ragusa, Sergio Delle Femine, Marta Santoro e gli imprenditori Enrico e Armando Esposito, Gilberto Belcore, Salvatore De Vita, Antonio Fiengo e Patrizia Lotti.

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