La guerra dei buttafuori terrorizzava i gestori dei locali

Scritto da , 19 Dicembre 2019
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di Pina Ferro

Avevano conquistato il monopolio della sicurezza nei locali salernitani e per mantenerlo non esitavano ad utilizzare la violenza, non solo pestaggi. Era stato pianificato anche un omicidio non portato a termine per la reticenza dei killer individuati. A contendersi le serate nei locali e l’attività di buttafuori tra Salerno e la Piana del Sele erano due gruppi ben distinti. A mettere la parola fine al clima di intimidazioni e violenza sono stati i carabinieri del comando provinciale di Salerno che ieri mattina, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare (due in carcere e tre ai domiciliari). Quattro le persone indagate a piede libero. Gli arrestati sono accusati di concorrenza illecita in commercio continuata ed aggravata, mediante azioni intimidatorie e violente, avvalendosi del metodo mafioso. Due indagati rispondono anche di detenzione e porto abusivo di arma da fuoco. In carcere sono finiti Walter Castagna, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine e Vincenzo Cortiglia. Arresti domiciliari per Salvatore Lo Bosco, Salvatore Fedele e per l’agente di polizia penitenziaria, in servizio presso il carcere di Secondigliano, Massimiliano D’Ambrosio. Tutti appartenenti al gruppo che gestiva la sicurezza nei locali notturni della Piana del Sele. Non si creavano troppi scrupoli, pur di difendere il monopolio del servizio che espletavano erano giunti fino a pianificare “l’eliminazione” del titolare di un’altra agenzia di security. L’ omicidio, non fu mai eseguito. L’incarico dell’esecuzione fu affidata a ben due killer: il sicario, di fronte all’obiettivo, si tirò indietro. Il seondo killer lo fece dopo aver ricevuto anche la pistola con cui sparare. Tra gli arrestati, c’e’ anche un agente della Polizia penitenziaria che, era “pienamente organico al gruppo come ha sottolineato il sostituto procuratore della Dda di Salerno, Vincenzo Senatore nel corso di un incontro con la stampa. Le indagini sono state condotte da due magistrati: Senatore della Dda e Francesco Rotondo della Procura ordinaria. L’inchiesta, inizialmente, era della procura di Nocera Inferiore e relativa a una presunta distribuzione di anabolizzanti nelle palestre. Poi, nel giugno scorso, gli atti sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, le cui investigazioni, affidate ai militari dell’Arma del nucleo investigativo del comando provinciale, hanno portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare anche grazie alla collaborazione con la sezione di criminalità economica della procura ordinaria di Salerno. Gli indagati, per imporre i loro servizi, avrebbero posto in essere “spedizioni finalizzate a stabilire un clima di terrore tra i gestori dei locali notturni, che terminava solo assecondando le richieste di servirsi del loro personale per garantire il sereno svolgimento delle serate all’esterno e all’interno dei locali della movida battipagliese e salernitana”. Indagati anche tre titolari di locali pubblici notturni e un cittadino rumeno, ritenuto dagli inquirenti, il “picchiatore”. I titolari dei locali “hanno negato di aver subito minacce, intimidazioni da questo gruppo criminoso agguerrito”, ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gianluca Trombetti.

L’invasione a Battipaglia dei salernitani Imprenditore fu minacciato

Uno degli indagati aveva anche organizzato una spedizione punitiva contro suo figlio che a suo dire necessitava di una lezione. E’ quanto viene fuori da una intercettazioni captate dagli investigatori. L’agente di polizia penitenziaria Massimiliano D’Ambrosio avrebbe assistito al pestaggio commissionato da Salvatore Lo Bosco ai danni di suo figlio. Pestaggio che fu eseguito da un cittadino rumeno e dallo stesso Lo Bosco. Nell’intercettazione si parlava anche del servizio di sicurezza nei locali e della necessità di acquisire il controllo della zona di Battipaglia attraverso “azioni di disturbo”, anche violente, imponendo a gruppi diversi dal loro di desistere da quel servizio attraverso vere e proprie aggressioni fisiche, che li avrebbe scoraggiati dal tornare. Anche il gestore di numerosi locali salernitani ha rischiato di essere aggredito e malmenato per aver proposto di fare effettuare il servizio di sicurezza in un locale di Battipaglia ad gruppo di Salerno capeggiato da Nino Quaranta Tra Walter Castagna e Quaranta vi erano vecchi dissapori e quella proposta tuonò come un’offesa. Nessuno doveva entrare nel territorio controllato da Castagna e Company.

Castagna ordinò l’omicidio di Nino Quaranta: ma Cortiglia non ebbe il coraggio di sparare

Doveva essere Vincenzo Cortiglia ad uccidere Nino Quaranta, titolare di una palestra a Salerno in via Irno. A decretare l’omicidio era stato Castagna il quale aveva anche consegnato a Cortiglia una pistola calibro 7,65 con relativo munizionamento. Cortiglia in più occasioni si era recato nei pressi dei luoghi frequentati dal “bersaglio” ma quando lo aveva avuto di fronte non aveva avuto il coraggio di sparare. Successivamente la pistola fu restituita a Castagna. Successivamente, come riferisce lo stesso Cortiglia, Walter Castagna lo aveva continuato a contattare per organizzare estorsioni al fine di imporre ai gestori dei locali commerciali il servizio di sicurezza e proprio per questo motivo Quaranta andava eliminato i quanto costituiva un ostacolo alla sua volontà di dominare quel settore.

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