La fotografia secondo un musicista

Scritto da , 20 febbraio 2018

Buon concorso di pubblico nel salone di rappresentanza del Comune di Cava de’ Tirreni per la presentazione del volume “Sempre meglio che lavorare” firmato da Giovanni Procida e Alessandra Sciarelli

 Di GIULIA IANNONE

 Tutta al femminile la presentazione del volume “Sempre meglio che lavorare”, un libro fotografico di Giovanni Procida, immagini del clarinettista vietrese, raccontate dalle parole della moglie Alessandra Sciarelli violinista, pubblicato nel dicembre dello scorso anno dalle edizioni Gutenberg. A due anni dalla scomparsa di Giovanni Procida, la moglie Alessandra Sciarelli e la figlia, Carla, unitamente all’amica Maria Teresa Schiavino, hanno inteso raccogliere in un volumetto le foto dei “viaggi musicali” della coppia di musicisti. La presentazione del volume ha avuto quale incantevole cornice il salone di rappresentanza del Comune di Cava de’ Tirreni, affidata alla docente di Comunicazione della facoltà di Scienze sociologiche della Federico II di Napoli, Rosanna De Rosa e al critico musicale Olga Chieffi. Un duo autorevole di voci diventato, poi, trio con l’intervento di Alessandra Sciarelli e della figlia Carla, designer, che hanno sottolineato la gioia e il dolore “patito”, nell’aprire le scatole di diapositive che Giovanni teneva gelosamente e, che forse, avrebbe impedito di rendere pubbliche, “poiché – ha dichiarato Alessandra – riteneva la fotografia solo un hobby”. Una vita insieme, quella di Alessandra e Giovanni nata tra le essenze di legno, gommalacca e pece greca nel corso delle prove per la “Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, che li ha portati in giro per il mondo, in quella infinita fatica d’amore che è la musica e l’arte tutta. Rosanna De Rosa che condivide la passione per la fotografia, con gli autori del volume, ha analizzato a fondo il libro cogliendone i diversi piani semantici, diversi codici, quello visuale e testuale, un’operazione non banale questa pubblicazione le cui immagini sono ridivenute originali, grazie al “taglio” di Carla che ha dovuto curare il passaggio dall’ analogico al digitale. Infatti, tutte le oltre tremila diapositive sono frutto di una semplice Pentax, attraverso cui Giovanni ha atteso, studiato luce, diaframma, esposizione, emozione per cercare “l’accordo giusto di una musica ancora tutta da scrivere”, facendo diventare l’immagine non più il congelamento di un attimo nella memoria fotografica ma l’annotazione di un accordo sul pentagramma della vita. Ad impreziosire la serata il ritorno alle scene di Alessandra Sciarelli, che ha formato un duo con il venticinquenne collega al liceo musicale di Cava, il pianista pugliese Vincenzo Lisena. Non a caso Alessandra ha scelto due autori che hanno amato e scritto pagine di inenarrabile bellezza per il clarinetto, Wolfgang Amadeus Mozart e Johannes Brahms. I due compositori hanno lasciato il proprio testamento musicale e affettivo nel concerto K622 per clarinetto e orchestra e nelle due sonate op.120. All’ancia del clarinetto diversi autori affidano il proprio sentire e la propria anima la continuità del ricordo, basti pensare al secondo atto di Traviata e la stesura della lettera di addio di Violetta e alla celebrata introduzione di “E lucevan le stelle”, in cui è proprio il clarinetto a caratterizzare il tempo psicologico trasportando l’ascoltatore nel coacervo emozionale del personaggio, al solo de’ “La Forza del Destino”. Il duo ha proposto il Wolfgang Amadeus Mozart sonata op.21 in Mi Minore datata 1778 col suo sentimento di rassegnata malinconia che caratterizza l’Allegro iniziale, che risalta poi in tutta la sua purezza melodica una frase musicale piena di fantasticheria romantica, unitamente al tono elegiaco del minuetto che anticipa l’affettuosa intimità del canto schubertiano, prima di passare alla sonata n°1 in Sol Maggiore composta da Johannes Brahms dieci anni dopo quella mozartiana, dal tono molto sobrio, con una scrittura ritmica molto leggera e una parte armonica invece straordinariamente tormentata, ma sempre animata da un’espressione molto riservata, morbida e scorrevole, priva di grandi elementi di contrasto. Lucente in Mozart e tenera in Brahms la lettura del neo-nato duo, che ha già trovato un felice connubio, attraverso la naturalezza di lettura e la personalizzazione del dialogo cameristico.

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