La forza del fuoco per affrontare il nuovo anno

Scritto da , 17 Gennaio 2020
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Oggi alle ore 17, si ritorna nella chiesa storica di Sant’Antonio Abate, per la benedizione degli animali,  dopo il Solenne panegirico tenuto da Don Michele Pecoraro. Nel pomeriggio animali festeggiati sul sagrato di San Domenico alle ore 16,30 e in diverse chiese per chiudersi a Giovi, nella chiesetta di campagna di S.Bartolomeo, alle ore 18,30, accorsata da ogni razza di animali, dai cani, agli asini, ai cavalli, alle oche, in una magica festa, che vedrà lo spettacolo musicale delle Sound Ladies

Di Olga Chieffi

Oggi si festeggia Sant’ Antonio Abate. L’anno di riti, dopo il Natale, nella chiesetta di Santa Rita e Sant’ Antuono, inizia qui, alle ore 17, quando nel larghetto del vecchio municipio, chiamato appunto Palazzo Sant’Antuono, si procederà, come secoli fa, alla benedizione degli animali, con ogni proprietario che porta via l’immaginetta del Santo da affiggere davanti alla porta e un po’ di acqua santa, dopo aver ascoltato il panegirico del Santo e la  Messa solenne. Si ritorna qui, nella chiesa storica dei salernitani, (ma diversi saranno gli incontri, a cominciare dal sagrato di San Domenico con Don Franco Fedullo alle 16,30, mentre alle 17 l’appuntamento è nei giardini “Mariele Ventre” per i parrocchiani e gli animali appartenenti al Volto Santo di Gesù, mentre alle 18,30 Messa solenne e il panegirico, sarà pronunciato da Don Francesco Coralluzzo, mentre la chiusura delle benedizioni, toccherà alla chiesetta di campagna, la Parrocchia di Santa Croce, San Bartolomeo e San Nicola a Giovi intorno alle 19,30, dopo la celebrazione accorsata da ogni razza di animali, dai cani, agli asini, ai cavalli, alle oche, in una allegra e caratteristica festa, simbolo dell’accoglienza di Don Salvatore Aprile, che vedrà l’Associazione Amicus in collaborazione con il “Sound Music Studio dei Maestri Angelo e Biagio Russo, presentare splendide voci delle Sound Ladies, che canteranno in memoria di di Rosa Avossa), dopo un anno di chiusura, per omaggiare il Santo del Fuoco, degli animali, il grande guaritore e guida spirituale che sapeva ascoltare tutti, in cambio di un po’ di cibo per il maialetto che lo accompagnava. Oggi è necessario riattivare il racconto, il mito: tutti noi abbiamo bisogno dei cani, di tutti gli animali, della loro presenza magica e affettuosa, del senso di vitale libertà che sanno regalare, della loro misteriosa capacità di rivelare il volto segreto e il vero valore delle persone che li hanno allevati, amati o maltrattati, attenti indagatori dei moti del nostro cuore, sostenitori delle sfide che talvolta la vita ci impone, riescono ad umanizzare le occasionali emozioni, allontanandoci, anche solo per un istante  da “quell’aiuola che ci fa tanto feroci”, incoraggiando il nostro umano slancio verso l’infinito, e in questa giornata saranno accolti nelle chiese, per essere benedetti e parlarci in questa Notte incantata, del loro mondo fatto di nobiltà senza arroganza, amicizia che non sia gelosa, bellezza senza vanità. il passo della Genesi che illustra la loro creazione, poi, dal Vangelo secondo Matteo, la parabola degli uccelli, in cui  Gesù ordina di guardare gli uccelli. Non seminano, non raccolgono, ma hanno sempre da mangiare perché il Padre del cielo li alimenta. “Non contate voi, forse, più di loro!” Gesù critica il fatto che la preoccupazione per il cibo occupi tutto l’orizzonte della vita delle persone, senza lasciare spazio a sperimentare e gustare la gratuità della fraternità e dell’appartenenza al Padre, come i nostri amici animali. In tempi di grande condanna nei confronti dell’Islam l’anello tra le due grandi religioni monoteiste sembra sia proprio nello sguardo degli animali: secondo Maometto anche gli animali avrebbero un’anima innalzando a comandamento religioso anche il rispetto per essi: “Sarete compensati se trattate bene le bestie se le nutrite e spegnete loro la sete, perché non vi è nessuna bestia sulla terra e nell’aria che non ritorni a Dio”. Sant’ Antonio Abate è ritratto circondato da animali domestici e non: maiali, cinghiali, serpenti ed aquile. Le raffigurazioni più comuni lo rappresentano insieme ad un maiale, anticamente simbolo del demonio, con al collo una campanella, simbolo della vita domestica degli animali ma anche della purificazione della carne. Si ritenevano gli animali così legati alla protezione di Sant’Antonio, che quando qualcuno di essi si ammalava era denominato “un santantonio”. Il nome del Santo è legato anche  al cosiddetto “fuoco di S. Antonio“. La dolorosissima e pericolosa infiammazione virale era ed è comunemente così chiamata perché per la guarigione si invocava Sant’Antonio Abate, che aveva sopportato nel suo corpo le urenti piaghe da Satana, un fuoco infernale, proprio come l’herpes zoster. Numerosi ospedali (Ospedali del Tau) sorsero in tutta la cristianità per curare questa terribile malattia. I corpi piagati venivano unti proprio con il grasso di maiale, e per questo motivo venne dato il permesso all’ordine degli Antoniani di allevare maiali anche all’interno dei centri abitati e gli stessi animali venivano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. C’è un adagio che recita: “L’Epifania, tutte le feste le porta via, ma Sant’Antonino le riavvia”. S. Antuono, infatti, segna nel calendario popolare il principio del Carnevale, ovvero di quel periodo rituale, circoscritto nel tempo, durante il quale si forma una comunità metastorica a carattere provvisorio, che vive un aspetto di ribellione alla propria condizione sociale, riflettendo aspetti rituali arcaici, legati nel passato a rituali agricoli di propiziazione del raccolto e di eliminazione del male. S.Antuono è ritenuto, infatti, anche il patrono del fuoco. Pare che egli sia disceso all’Inferno, dal quale ha tratto un po’ di fuoco di nascosto del diavolo, novello Prometeo, per cui, la notte del 17, in sua venerazione si accendono grossi falò. Il materiale si va raccogliendo un po’ dappertutto, e questa notte l’appuntamento a Salerno è al Porticciolo di Pastena attorno ai quali si danzerà intrecciando tarantelle e per essere fedeli all’antica tradizione campana, con la costruzione della Vampa durante la mattinata, fino a terminare con la sua accensione alle ore 20:00, con Sound system, musica, balli, inframmezzati da interventi sulle lotte ambientali e sociali nella nostra città.Una festa, che significa ogni anno, scatenare le forze positive e, grazie all’elemento apotropaico del fuoco, sconfiggere il male e le malattie sempre in agguato.

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