La Follia da Haendel a Javier Girotto

Domani sera, il sassofonista argentino sarà ospite di VisoninMusica “Live at Home”  e chiuderà la sua esibizione con la Sarabanda della Suite in D Minor, HWV 437 di Handel

Di OLGA CHIEFFI

 Sarà il saxofonista Javier Girotto il protagonista del nuovo appuntamento di Visioninmusica “Live at Home”, in programma domani alle 19 dalla sua abitazione e in diretta streaming sul canale youtube di Visioninmusica. Una performance che lo vedrà esibirsi ai sax soprano e baritono con l’accompagnamento di loop station ed elettronica, in un repertorio composto da quattro differenti brani, di cui tre originali “Pantheon”, “Afa” e “Sueño” e il cimento con la “Sarabande” della Suite in D Minor, HWV 437 di Handel. L’evento in streaming  permetterà di contribuire con una donazione a favore dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, città natale di Visioninmusica, a sostegno del diritto alle migliori cure per i pazienti colpiti da Covid-19 nel contesto di una sicurezza sanitaria di interesse generale. Tutti i live saranno accessibili in diretta streaming sul canale YouTube di Visioninmusica. Un evento Javier Girotto che esegue Handel? sicuramente no poichè l’improvvisazione e la variazione rappresentano in musica i percorsi di unità e divergenza di tutti i generi, una “semplice” complessità in cui la manipolazione del materiale sonoro definisce strutture e modelli la cui interazione genera sistemi a livelli crescenti di astrazione. La ragione semantica della musica emerge, nel continuo divenire del “ludus harmonicus”, il gioco dell’invenzione e della mutazione, come una indescrittibile ed immanente intuizione del noumeno. Dalla nascita della musica il binomio variazione-improvvisazione ha attraversato l’intera letteratura musicale e se nell’atto della variazione come scrive Nielsen “Si debba vedere più che una elaborazione del tema un ripensamento di esso, ripensamento che porta a superare il punto di partenza, cioè il dato di fatto iniziale che nella variazione dovrà essere in sé compiuto, in un certo senso autosufficiente, un microcosmo già formato che va interpretato e rinnovato mediante una valorizzazione delle sue risorse e possibilità”, l’estemporaneità dell’esecuzione e l’immediatezza dell’invenzione riconducono questa particolare prassi esecutiva alle caratteristiche proprie dell’improvvisazione, dunque all’elaborazione di nuovi temi che, generati dall’idea di partenza, se ne discostano al punto da non conservare, in apparenza, alcuna affinità. Su questo binomio giocano il barocco e il jazz, la più famosa delle Sarabande di Händel altro non è che la Folìa, o Follia, melodia sulla bocca, sulla spinetta, un po’ sul violino di tutti quando la prendiamo sotto osservazione, nei primi anni del Settecento. La Follia viene dalla Spagna, o meglio dal Portogallo, e penetra in Italia via mare, probabilmente attraverso il porto di Napoli. E’ anche una danza, in senso più generale, e affine alla Sarabanda, con la quale ha originariamente in comune, oltre al tempo ternario, una sorta di frenesia corporea. Ma insieme alla più celebre cugina, per passaggi geografico-musicali dalla strada ai saloni, si decanta, si denatura e si formalizza. Sebbene Don Giovanni, ancora nel 1787, la onori di una citazione in Fin ch’han dal vino, insieme al Minuetto e all’ Allemanna, la Follia non è così frequentata nella musica colta quanto la Sarabanda. La quale sola, inglobandola, è diventata modello fisso nelle Suite, nelle Ouverture, nelle Partite, Bach compreso. Dell’originale frenesia, la Follia conserva ormai poco, ma non riesce a perdere un che di demoniaco. Demoniaco è Don Giovanni e demoniaco è il violino, da Corelli a Vivaldi, a Tartini, fino a Paganini e Stravinsky, demoniaco, sarà domani il sax alto di Javier Girotto. Messa come un faro sul limite del secolo, la Sonata in forma di variazioni sul tema della Follia di Corelli, fa quasi testo a sé, come germe autonomo e rigoglioso. Vivaldi, sublima la Follia in una Sonata in re minore dove il tema  è trattato come ci si aspetta dal prete rosso. Le diciannove variazioni di Vivaldi riconvertono in follia vera quella follia astratta in cui la danza si era ritualizzata con Corelli. La piattaforma di lancio è uguale, stessa trama, ma il volo è più folle, ancora seguendo il mezzo della variazione, braccio destro del virtuosismo, che è figlio dell’improvvisazione. Attraverso la Follia di Vivaldi, forse, si arriva a Händel. E attraverso questo ricordo che Händel si innamora della Follia? Nella Sarabanda di Händel il tema è melodicamente variato e armonicamente dilatato con note “altre” rispetto alla linea originale: il sax di Javier Girotto, sposerà l’ispirazione nell’arte della Variazione protesa a spirale verso il cielo. E chi è più follemente sfrontato, nello sfidare il cielo, del Demonio o dell’artista?