La Caritas apre le porte «Un tetto per 40 persone»

Scritto da , 5 dicembre 2018
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di Antonio Iovino

Un Centro Diurno destinato a tutti coloro i quali vivono in condizioni di povertà e emarginazione estrema: questa l’opera portata avanti dalla Caritas di Salerno, che nella mattinata di ieri è stata ufficialmente aperta al pubblico e che va a completare una serie di azioni che rientrano nel progetto denominato “La Comunità è Dimora”. Il Centro, intitolato a “San Francesco di Paola”, è sito in via Salita Genovesi (scale via Bastioni), sarà aperto dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 e va ad aggiungersi alle mense e ai dormitori. Don Marco Russo, direttore della Caritas Diocesana, afferma: «Questa, per noi, è una casa, una dimora. Vorrà essere un luogo caldo, un luogo accogliente, dove le persone possono incontrarsi in una condizione più serena, con una copertura sulla testa e soprattutto con delle persone che sapranno essere presenti per le tutti coloro i quali busseranno e che troveranno, sicuramente, sempre la porta aperta». Don Marco, che evidenzia come il Centro sia stato intitolato a San Francesco di Paola essendo egli uno dei grandi santi della carità e quindi testimone di accoglienza ed ospitalità, prosegue dichiarando che il Centro Diurno può ospitare, senza problemi, fino a 30/40 persone. Inoltre, sempre il Direttore della Caritas diocesana, si dice pronto, insieme a tutti coloro i quali collaborano per far sì che il progetto funzioni al meglio, ad accogliere non in modo asettico ma attraverso attività che possano permettere alle persone di sviluppare capacità, come ad esempio la creatività, che una condizione di vita estremamente complicata, gli ha sottratto. Un’equipe multidisciplinare formata da un sociologo, uno psicologo, da assistenti sociali ed educatori, infatti, si occuperà della programmazione delle varie attività dedicate a tutti gli ospiti del Centro. Sarà fondamentale, poi, collaborare anche con tutti gli enti presenti sul territorio per far sì che, chi vive in condizioni critiche, riesca progressivamente a riconquistare capacità relazionali dalle quali ripartire per costruire percorsi di inclusione sociale ed autosostentamento.

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