La battaglia per sopravvivere dei commercianti salernitani

Scritto da , 26 Marzo 2020
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di Antonio Iovino

 

Le saracinesche abbassate per tante attività commerciali salernitane sono una diretta conseguenza del virus che ha ormai stravolto la vita dell’Italia e del mondo intero. Sono moltissimi, infatti, i negoziati che si sono trovati costretti a chiudere momentaneamente i battenti per limitare il contagio, con conseguenti difficoltà che potrebbero protrarsi anche quando la fase più critica di questa pandemia sarà superata. É stato premuto il tasto pausa sulla vita di tanti cittadini, come nel caso di Nunzio Torraco, che insieme al padre, era pronto a tuffarsi in una nuova avventura lavorativa. «Purtroppo a causa del Coronavirus abbiamo dovuto rimandare l’inaugurazione del nostro nuovo bar, il “Nualis Cafe” in via Carmine 42. Stiamo facendo il possibile per far sì che l’apertura della nostra attività ci possa essere quando tutto ciò sarà passato e non saranno più necessarie mascherine e guanti. Mi auguro che presto possano arrivare tempi migliori». «Noi non ci siamo fermati.- affermano Adriano Poto e Fabrizio Puorro titolari della “Click Agency” – Stiamo lavorando, raggiungendo notevoli risultati, in modalità smart working. Quest’ultimo, in caso di necessità, viene normalmente praticato. Essendo una web agency, e quindi approcciandoci prettamente con il mondo social e digital, la nostra mole di lavoro è attualmente raddoppiata: ogni cliente vuole comunicare il più possibile per stimolare la sua community online». Nonostante ciò, Poto e Puorro concludono sottolineando come al momento, nonostante vi sia la possibilità di continuare ad erogare servizi, le problematiche economiche dei clienti costretti ad interrompere le proprie attività lavorative a causa del Covid, fanno sì che i guadagni rasentino lo zero.«Noi, come tutti, siamo in reale difficoltà, poiché le scadenze delle spese incombono e le entrate, purtroppo, sono inesistenti». «La situazione che ci troviamo ad affrontare oggi sembra un brutto sogno, ed invece è realtà – dice Augusta Longone, proprietaria di “Pasticcia Cupcakeria”- Chi possiede un’attività commerciale, in questo momento è assalito da dubbi ed ansie. Cerchiamo certezze dal governo che però tardano ad arrivare. Le difficoltà erano palesi già prima dell’arrivo del virus. In sei anni di “Pasticcia”, lungo la strada che ci ospita (ci troviamo in via Generale Armando Diaz 67), ho visto aprire e chiudere numerosi negozi anche in meno di un anno, e passeggiando per Salerno, le saracinesche abbassate “per sempre” erano già tantissime. Rialzarci dopo questa pausa forzata sarà difficilissimo. Penso anche a tutte le attività che magari non sono social come la mia, quelle che potremmo definire “old school”, le quali non sono salite sul treno della tecnologia… credo che quando riapriranno ne risentiranno tantissimo». Nonostante le difficoltà, Augusta Longone non perde la speranza:«Non voglio essere pessimista, anche perché ho piena fiducia nella mia clientela dato che, in questi anni di attività, si è creato tra noi un rapporto di stima che mi permette di stare tranquilla ed essere certa che, non appena potrò riaprire, io ed il mio staff riceveremo un caloroso “bentornati”. Spero che questo momento ci sia utile a livello umano e mi auguro che, quando e se torneremo alla normalità, ci sarà molto meno egoismo e più altruismo». Anche in provincia di Salerno la situazione non è delle migliori. È il caso di Maria Gloria De Maio, titolare della “Boutique La Cage” di piazza Don Enrico Smaldone ad Angri, la quale sostiene che «Stiamo vivendo un enorme disagio. Non lavorando ho tanta merce acquistata che non posso vendere e, come gli altri commercianti, non ho liquidità per far fronte alle spese. Si parla di sospendere le tasse per un mese ma non basta, è troppo poco. Nel mio caso, trattando articoli da cerimonia, è come se avessi perso sei o sette mesi di lavoro, sono stata costretta a chiudere nel momento clou delle vendite». Maria Gloria De Maio prosegue spiegando che molti dei vestiti venduti o messi da parte per battesimi e comunioni, con le cerimonie rimandate a data da destinarsi, saranno da cambiare in quanto, come intuibile, le taglie non saranno più corrette. «Tutto ciò ci causa un disagio enorme perché se non avrò capi con i quali effettuare le sostituzioni, sarò costretta rimborsare i miei clienti che, come giusto che sia, non possono perderci. Questo è solo un piccolo problema dato che poi subentrano anche altre necessità. Stiamo utilizzando i risparmi per mangiare e per altre spese necessarie. Il sostegno di 600 euro fornito dallo Stato consiste in una somma di denaro che verrà recuperata da tasse che dovremo pagare in futuro ma al momento, noi commercianti, liquidità per pagare le bollette, per fare la spesa, e per provvedere a sostentamento delle famiglie, non ne abbiamo. Con quello che avrei guadagnato in queste settimane avrei dovuto anche coprire le spese dell’inverno, periodo in cui lavoro pochissimo». La titolare della “Boutique La Cage”, nonostante tutto, ci tiene a concludere con quelle poche note positive scaturite da questa chiusura forzata: «Almeno sto avendo la possibilità di godermi i miei figli e di riposarmi un po’».

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