La bacchetta di Sir Pappano

Scritto da , 13 Luglio 2016
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Felice esordio di un’ “Estate da re” alla reggia di Caserta con la maestosa “Nona” di Beethoven

Di ROSANNA DI GIUSEPPE

Un’ “Estate da RE”, la rassegna organizzata dalla regione Campania presso la Reggia di Caserta, ha avuto inizio con il tutto esaurito dello spazio del suggestivo cortile vanvitelliano, dove un pubblico attentissimo e diligente, a dispetto della popolosità e delle non proprio ideali condizioni di calca verificatesi attraverso l’unico ingresso predisposto per l’entrata, evidentemente inadeguato per un così numeroso pubblico, ha seguito col fiato sospeso la splendida esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven affidata all’ Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la direzione prestigiosa di Sir Antonio Pappano.  Il pubblico è stato letteralmente catturato dalla magia e dalla maestria tecnica  che l’imponente complesso vocale e strumentale assieme alle voci soliste di Rachel Willis-Sorensen (soprano), Adriana Di Paola (mezzosoprano), Brenden Gunnell (tenore), Thomas Tatzl (basso) ha saputo trasmettere nella realizzazione del capolavoro beethoveniano. Nell’attuale momento storico, la Nona, con il suo fiero e oltremodo umano richiamo alla soldarietà e alla fratellanza, risuona quasi come  voce da un mondo irreale, unica Sinfonia con Coro di Beethoven dove il musicista affida alle parole dell’ode An die Freude di Schiller il suo messaggio di pace e di gioia, aprendo all’evoluzione del sinfonismo romantico. La direzione di Pappano ha svelato meraviglie, rendendo tutto distinguibile, perfino nello spazio all’aperto, forse anche grazie all’ausilio di una discreta e appropriata amplificazione, con la sua lettura attenta a seguire tutte le angolature e visioni prospettiche di questa superba e complessa opera, sorta di summa di molteplici generi musicali, dalla sinfonia, al lied, all’opera, alla musica sacra e dunque di stili contrapposti da quello fugato a quello sonatistico o variato, con financo citazioni di musica militare o esotismi alla turca. La altrettanto  notevole direzione del coro da parte del maestro Ciro Visco ha consentito omogeneità e fusione nel seguire le dinamiche e la ricchezza musicale della scrittura beethoveniana, in maniera intensa ed asciutta. Con un impulso ritmico costante senza cedimenti che non fossero strettamente iscritti nel divenire variegato di questa sorta di enorme poema musicale, facendo sempre salva la cantabilità, valore comune sia della compagine strumentale che vocale,  si sono succeduti il tono cupo e drammatico del primo movimento, la gioiosità dello scherzo con il suo ritmo danzante, la pausa lirica ed espressiva dell’Adagio fino allo strabiliante Presto  finale che si apre al canto dove si avverte anche tanto teatro nella misura in cui l’esigenza della comunicazione si fa fortissima, cominciando già a ‘parlare’  i puri suoni. Di alto livello le voci soliste ciascuna dotata di personalità e perfetta dizione, così come in equilibrio sono risultate tutte le sezioni orchestrali, ora in accattivante  dialogo tra loro, ora in composito amalgama, consentendo inoltre, dove richiesto, l’evidenziazione della stratificazione timbrica o il risalto degli strumenti solisti. Chiarissime e sensibili le dinamiche, financo nell’arco di poche battute, dai pianissimi al volume sonoro titanico dei punti culminanti.  L’entusiasmante esplosione di gioia del finale  a seguito dell’espressione di una religiosità tutta umana,  è passata agli scroscianti applausi tributati a chiusura.

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