L’Arechi e il falso mito dei 20mila tifosi

Scritto da , 26 Gennaio 2013
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 Quella della Salernitana, per antonomasia, è una delle tifoserie più numerose, calorose ed appassionate dell’intera Italia calcistica, un pubblico molte volte determinante per le sorti della sua squadra del cuore e capace di incantare milioni e milioni di appassionati con coreografie mozzafiato ancora oggi ricordate con emozione da chi ha vissuto giornate indimenticabili in nome di una fede interamente tinta di granata.
Se si considerano i dati registrati al botteghino negli ultimi anni (confermati dagli appena 1500 biglietti staccati in prevendita per la partita di domani, con una Salernitana capolista e capace di infrangere numerosi record) è inevitabile rimarcare che, rispetto al passato, s’è registrata una vera e propria fuga dall’Arechi, con Lotito che sovente ha bacchettato la tifoseria salernitana rimproverandola pubblicamente per aver riempito lo stadio per società che hanno condotto la squadra al fallimento ed ottenuto risultati sportivi disastrosi. Quello dell'”Arechi da 20mila” è, tuttavia, un falso mito da sfatare una volta per tutte: fatta eccezione per il biennio magico culminato con la promozione in massima serie e con il secondo campionato di A in quasi un secolo di storia, la tifoseria salernitana ha affollato gli spalti in massa soprattutto in presenza di grandi eventi o partite decisive, talvolta anche grazie a consistenti agevolazioni sui prezzi dei biglietti. Prendendo, ad esempio, in esame gli ultimi anni dell’era Aliberti, nella stagione 2002-03 la media spettatori era di poco inferiore alle 7mila unità, con il picco raggiunto nel match contro il Genoa: quasi 19mila spettatori, ma costo dei tagliandi decisamente al ribasso. Nella stagione successiva,  fino alla quarta di ritorno l’Arechi ospitava in media 14mila persone, con inesorabile calo dalla sesta casalinga in poi: basti pensare che per la partita che regalò la matematica salvezza contro il Vicenza il principe degli stadi contava poco più di 3200 spettatori (non c’erano abbonati); nell’ultimo campionato targato Aliberti, si superò quota 15mila in due occasioni: Salernitana-Catania, (con 5mila biglietti regalati ad associazioni e scolaresche) e Salernitana-Ascoli (30mila spettatori, 10mila biglietti regalati dalla società e prezzo irrisorio in tutti i settori). Con Lombardi, la media si è  abbassata: in 22mila riscoprirono improvvisamente la passione per i colori granata per la semifinale play-off contro il Genoa, ma nel corso dell’anno in diverse partite si faticava a superare la soglia dei 2500 paganti. Nel 2006-07 calo ancora più evidente ed un dato che conferma il popolo granata molto presente soprattutto per le grandi occasioni: nel giro di 10 giorni, infatti, si passò dai 20mila spettatori di Salernitana-Cavese ai 1500 di Salernitana-San Marino! Andò meglio nel 2007-08 e nel 2008-09: media superiore alle 10mila unità a partita (con la base rappresentata dai 5600 abbonati) e quota 20mila superata in quattro circostanze: Salernitana-Pescara, match promozione del 27 aprile 2008, e tre volte in B contro Livorno, Avellino e Bari (nei primi due casi con biglietti a 3 euro per tutti i settori). 2009-10, anno di un’umiliante retrocessione e del minimo storico in assoluto: 144 paganti per Salernitana-Sassuolo e soglia dei 10mila appena sfiorata solo per la partita d’esordio contro il Frosinone. Ancor peggio nell’ultimo anno targato Lombardi: 5mila tifosi in media, 18mila e 30mila rispettivamente contro Alessandria e Verona per le partite play-off. Anche Lotito cade in contraddizione se, pensando all’anno scorso in D, prende come riferimento la gara contro il Monterotondo: se è vero che c’erano 12mila paganti (record assoluto per la D), è altrettanto vero che nel resto della stagione spesso lo stadio era deserto, con il picco rappresentato da Salerno Calcio-Budoni con 4650 spettatori.
 

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