Io ti truffo: in nome del Tar di Salerno

Scritto da , 15 Maggio 2015
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di Peppe Rinaldi Avrebbero creato un buco nelle casse del Tar di Salerno per circa mezzo milione: precisamente 439.248,14 euro. Soldi che, prima o poi, qualcuno dovrà sborsare per ripianare la debitoria del tribunale amministrativo sin qui accertata dalla procura della repubblica nei confronti di cinque compagnie telefoniche: Wind, Tim, Vodafone, Bt Italia e H3g. Tutto sarebbe nato a causa del patto perverso tra l’ex segretario generale del Tar, Felice Della Monica (nel frattempo sospeso dal lavoro), un funzionario in servizio a Salerno (pure lui sospesa) ed altre otto persone a vario titolo coinvolte, tra agenti e concessionari dei marchi di società di telecomunicazioni. Il meccanismo è abbastanza classico: le grandi compagnie -ma anche le meno grandi- offrono convenzioni anche personalizzate ai propri clienti. Sconti sulle tariffe, sui canoni, sul traffico dati, sul consumo di questo e quello. Argomento di facile comprensione per chiunque ormai. Ora, una cosa è se il sottoscrittore del contratto si chiama Rinaldi, un’altra se sulla bolletta telefonica c’è scritto che il cliente è un Tar. Si spalancherebbero le porte per chiunque. Solo che all’ufficio economato di Largo San Tommaso d’Aquino, sede del Tar, si sono accorti che qualcosa non funzionava quando sulle fatture hanno iniziato a far capolino diversi zeri. Così come, al tempo stesso, le compagnie telefoniche avevano iniziato ad insospettirsi osservando il flusso di traffico sproporzionato rispetto al pur eccellente cliente. Secondo il pm Vittorio Santoro, Felice Della Monica, il funzionario Tar, Carlo Avallone, Vincenzo Adinolfi (agente commerciale, indagato in analogo procedimento presso la procura di Nocera, in attesa della conclusione dell’udienza preliminare, inchiesta in cui risulta coinvolto anche un maresciallo dei carabinieri ora sospeso), Robert Della Monica, Gianpaolo De Simone, Gerardo Attianese, Cinzia Moccaldi, Giovanni Cincotti e Alessandro Scarfiglieri (titolari, amministratori o soci di alcune imprese che commercializzavano i prodotti delle compagnie telefoniche) avrebbero dato vita ad una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa in danno delle società di telecomunicazioni, per la cui commissione avrebbero compiuto anche altri reati, in concorso, che vanno dall’abuso d’ufficio alle false dichiarazioni del funzionario pubblico in atto pubblico.  Una bella rogna, non c’è che dire, a giudicare dalla lettura degli atti e dalla mole di schede telefoniche “abusive” utilizzate da «amici e parenti» come recita la sintesi giornalistica, semi-obbligata in casi del genere, e che, peraltro, è già stata parzialmente avanzata ieri con sommarie ma fondate ricostruzioni da parte di alcune testate. Ad accusare il colpo più duro sarebbe stata la Tim: il Tar ha un debito verso la società di quasi 260mila euro; segue la Bt Italia con 117mila euro circa; Vodafone con 46mila euro circa e H3G con poco meno di 17mila euro. I fatti sarebbero stati commessi in fasi diverse, a partire dal 2007 fino al dicembre di un paio d’anni fa. Ma cosa avrebbero combinato queste persone tanto da fare un buco del genere nelle casse pubbliche? L’ex segretario del Tar, Della Monica -sostengono gli inquirenti- con la complicità degli agenti e del funzionario, sottoscrivevano contratti per convenzioni telefoniche destinate ai dipendenti del tribunale per utenze che invece erano al di fuori della pianta organica. Si dice parenti ed amici anche se nell’ordinanza della procura v’è scritto che i beneficiari sono ancora da indentificare. Non solo schede ma anche telefoni cellulari e dispositivi tecnologici vari in numero ingiustificato se si considera che il tribunale amministrativo salernitano conta all’incirca 30 dipendenti . Qui parliamo di 1246 schede e 889 apparecchi Tim; 1305 sim della Vodafone per il solo periodo 2009/2010; 150 sim traghettate dalla Wind alla Vodafone, 150 schede sim della H3G, un’altra grossa operazione di portabilità da un gestore all’altro per circa 750 numeri, etc. Insomma, un giro che a leggerlo così com’è in atti, desta addirittura interrogativi contrari: possibile che per sole 30 dipendenti del Tar ci sia stato tutto questo vorticoso giro con migliaia di schede, cellulari e chissà cos’altro? Siamo sicuri che i calcoli siano corretti? A quanto si legge nelle così dette fonti di prova del pm (una relazione riservata del 1 luglio 2014 firmata dal dirigente Tar ad interim Gianfranco Vastarella e l’informativa della Tributaria di Salerno del 21 gennaio di quest’anno) sembra di sì: ovviamente c’è da attendere lo sviluppo dell’inchiesta. La procura di Salerno sembra decisa a chiedere il giudizio immediato, vale a dire il processo subito perché convinta di aver in mano prove sufficienti. Si vedrà. La ragione di queste migliaia di sim attivate contemporaneamente, secondo quanto scrivono i magistrati, risiederebbe nel fatto che per ognuna di esse le compagnie riconoscevano agli agenti tra i 50 e i 100 euro. Moltiplicate il numero della provvigione per il totale delle sim e avrete un’idea più definita del potenziale “movente”.

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