Inizia l’avventura dei Concerti d’Estate con Indiana Jones

Scritto da , 4 Luglio 2016
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Questa sera, alle ore 21, prestigiosa apertura nell’atrio del Duomo di Salerno con l’Orchestre du Collège de Genève, diretta da Philippe Béran

 

Di OLGA CHIEFFI

L’eroico ritmo puntato della Raiders March, che tanto felicemente caratterizza il personaggio di Indiana Jones, inaugurerà la XIX edizione dei Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour. Il palcoscenico è un luogo non luogo su cui i racconti delle arti ricominceranno sino alla fine dei tempi e, questa sera, la rassegna ideata e organizzata da Antonia Willburger, prenderà il via dall’atrio del Duomo di Salerno, riportandovi, dopo ventiquattro anni di silenzio, la grande musica dell’Orchestre du Collège de Genève, diretta da Philippe Béran. Il programma verrà aperto dal trascinante leitmotive di Indiana Jones firmato da John William, che sa catturare e restituire amplificato l’eroismo e la fiducia di Indy, con le sue quattro trombe all’unisono, incorporando, nel secondo tema, quello di Marion, anche l’ironia e il lato più leggero della personalità del nostro eroe. A seguire, il primo movimento l’Allegro Moderato del concerto op.18 in Fa minore di Oskar Bohme, affidato alla solista Laurie Mili. Una pagina, questa che occupa un posto unico nella storia della letteratura trombettistica, poiché rarissimo esempio di scrittura romantica dedicata a questo strumento. Pubblicato la prima volta nel 1899 con l’orchestrazione di seguire nel 1902, il concerto ha vissuto in una relativa oscurità per oltre cento anni, poiché il suo autore pur avendo origine tedesca è legato al magistero russo di questo strumento e fu vittima delle epurazioni staliniane, finendo la sua vita nel campo di concentramento di Orenburg. Passaggio nell’Argentina di Astor Piazzolla con Adios Nonino, che rivelerà il suono del bandoneon di Stéphane Chapuis. Le versioni di Adios Nonino sono pressoché infinite; ogni formazione ha inserito questo brano nel suo repertorio cercando di personalizzarlo con il proprio stile oppure suonandolo seguendo rispettosamente la sublime versione originale. Astor lo dedicò al padre Vicente “.. ha un tono intimo, – dice lo stesso autore – sembra quasi funebre e senza dubbio questo tango nel genere ruppe tutto. Il giorno che lo suonammo per la prima volta i musicisti ed io dicemmo: con questo facciamo un vero casino, non piacerà a nessuno, però suoniamolo lo stesso, è bello. Era un periodo in cui quasi tutti i temi avevano un ritmo molto incalzante, e invece Adios Nonino terminava al contrario, come la vita, se ne andava uscendo, si spegneva. Direi che questo brano ha un mistero speciale, la melodia, e in contrasto con essa la parte ritmica, il cambio di tonalità e poi il finale glorioso con uno scioglimento triste. Forse piacque per questo, perché era diverso da tutto”. Composto su commissione di Bogdna Bácanu per un Concorso Internazionale di marimba che si sarebbe tenuto a Linz nel 2006 in occasione del quale fu eseguito per la prima volta con l’orchestra di Salisburgo diretta da Ewald Donhofer, il Concerto per marimba e orchestra d’archi è uno dei lavori più importanti e famosi del compositore e percussionista contemporaneo Emmanuel Séjourné. Ne ascolteremo il II movimento, con solista il percussionista Corentin Barro, che restituirà l’energia di questa pagina di grande effetto. I giovani strumentisti si confronteranno anche la “Milonga del Angel”, sempre affidata, naturalmente al bandoneon di Chapuis, terzo movimento dell’omonima suite composta da Astor Piazzolla. Giovani che ritrovano nel linguaggio piazzolliano una miscela originale ed emozionante di tango, jazz e musica classica. Ancora in Argentina con Alberto Ginastera, del quale ascolteremo le quattro danze di Estancia, datate 1941. Proprio con questa suite (“ispirata a scene della vita rurale argentina”) Ginastera si colloca come un elemento di punta della tradizione nazionale nella musica del suo Paese. L’argomento tratta di una giovane contadina che non corrisponde l’attrazione di un giovane cittadino, finché non lo vede impegnarsi positivamente nei più duri lavori dei campi. Il primo quadro è dedicato a Gli agricoltori (Tempo giusto) che coinvolge tutta l’orchestra in questo ritmo quasi chitarresco. La poetica Danza del grano (Tranquillo) elimina le percussioni conservando del 6/8 l’aspetto dolcemente circolare; con il Mosso e ruvido de I braccianti del podere il ritmo si fa sovente irregolare e tumultuoso, preludendo all’apoteosi della Danza finale (Allegro). Dopo una introduzione di non breve durata, compare il “tempo di malambo”, consistente in uno schema metrico generalmente di sei unità per misura, in 6/8, che Ginastera applica con un andamento più veloce del tradizionale, con qualche variante ritmica e con brillante strumentazione. Gran finale con il Danzón n°2 è un affascinante lavoro del compositore contemporaneo messicano Arturo Márquez in cui si intrecciano malinconiche atmosfere sudamericane e ritmi trascinanti, che farà ballare l’intera platea.

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