Indagati i vertici della “Nuova Ises”

Scritto da , 15 aprile 2018
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Peppe Rinaldi

Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. E chi comincia male? Sono domande che nascono naturali dinanzi alla «nuova notizia» dell’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici della “Nuova Ises”, la coop sorta sulle ceneri della vecchia “Ises”. L’ipotesi del pm Silvio Marco Guarriello, che ha istruito e poi riunito il fascicolo Ises nella più ampia indagine sui tetti di spesa dei centri privati convenzionati, è quella di truffa aggravata e continuata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art.640, 2 co.,cp) e riguarda l’attuale presidente della “Nuova Ises”, Tullio Gaeta, il vice presidente Giovanni Bellantonio e altri tre soggetti, di cui parleremo prossimamente. I due erano, tra altri, intercettati dagli inquirenti e questo lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi: oggi c’è la certezza della loro iscrizione nel registro degli indagati per quei sospetti della magistratura rivelatisi, alla fine, gli stessi (seppur parziali) da noi immaginati nel corso del tempo. Vale a dire che i due, in quanto ex amministratori della vecchia coop fallita, avrebbero brigato per incassare danaro pubblico non avendone titolo, aggirando il Ssr, leggi e regolamenti vari: sanno anche le pietre, però, che loro c’entrano poco o niente con la vecchia gestione che ha lasciato un buco di 12 milioni (maneggiava tutto il vecchio clan Mandia-Salzano prima della faida con l’ex sindaco Melchionda, già amministratore e consulente dell’Ises a lungo) così come tutt’oggi c’entrano relativamente con la “Nuova Ises” in quanto plateali prestanome in un progetto che parte da lontano, qui spiegato nei minimi dettagli da tempo. Sta di fatto che i poveri Gaeta e Bellantonio ora hanno una rogna in più da gestire, senza escludere le prossime tegole (false dichiarazioni agli organi inquirenti e chissà cos’altro per le storie del Centro polifunzionale e il palazzo Fulgione&Merola) che, verosimilmente, cadranno sulla loro testa appena gli organi competenti decideranno di che morte dovrà morire tutta questa scandalosa vicenda: che è tuttora possibile solo perché nessuno si decide ad andare a fondo del problema, cioè sottrarre venti disabili alla detenzione illegale, oggi nella Casa del Pellegrino e domani chissà dove, forse nel palazzo F&M, quello della nuova truffa, che si pretende cambiato nella sua destinazione d’uso da commerciale a sanitario H 24 saltando ogni regola minima amministrativa, civile, contabile e penale. Basterebbe che il prefetto, il sindaco (sì proprio lui) o la procura della repubblica ma anche le stesse forze dell’ordine si voltassero dalla parte giusta, ordinando lo sgombero della Casa del Pellegrino e sistemando i disabili in strutture accreditate e la tarantella finisce in un attimo: ne hanno tutti i poteri, fingono di non sapere da dove cominciare e lasciano marcire tutto – ché tutto finirà in pattumiera, per dirla alla Buffon- nella speranza di subire meno contraccolpi personali possibile. Ma noi saremo qui a raccontare anche l’agonia, occorrendo. Tornando alla notizia dell’indagine del pm Guarriello (ce n’è un’altra i cui termini scadono a giorni ed è quella del pm Cassaniello) sui dirigenti della Nuova Ises aggiunge un altro macigno alla già complicatissima situazione, a pochi giorni dall’eventuale cambio di destinazione d’uso di un vecchio mobilificio nel centro cittadino da votarsi in consiglio comunale: la maretta dei giorni scorsi sulla convocazione dell’assise fuori dai regolamenti, sventata dall’ostinazione dell’oppositore forzista Damiano Cardiello, pur nella sua oggettiva importanza, assume un rilievo secondario rispetto a quanto pare emergere dalle carte. Ad esempio: l’acquisto del ramo d’azienda della vecchia Ises, operato dalla Nuova Ises pochi mesi fa, con quale danaro è stato possibile farlo? Si ricorderà che tempo addietro, i nuovi amministratori dichiararono pubblicamente di essere arrivati al punto di vendersi l’oro di famiglia per pagare cibo e assistenza ai degenti: fatti i dovuti complimenti al nobile gesto, sarà lecito domandarsi dove prendano i centomila euro mensili che per nove volte dovranno versare al Mise secondo specifico accordo? Da dove arriva tutto quel danaro – sempre che arrivi, in caso contrario saremmo dinanzi ad un altro grave inadempimento in danno delle casse pubbliche-, un milione di euro circa a fronte di zero contropartite? O siamo dinanzi ad un classico riciclaggio di soldi di qualche misterioso soggetto oppure i nuovi soci della coop avevano molti, moltissimi risparmi e, pertanto, se così fosse si dovrebbero preoccupare ancor di più dal momento che sottrarre risorse di dubbia provenienza per investirle in altre attività para-legali potrebbe far incazzare i magistrati all’inverosimile, con le conseguenze del caso. Come pure sembra strano che un bonifico fatto in favore dell’ente per il pagamento degli oneri per il famigerato cambio di destinazione d’uso del mobilificio “F&M” provenga da Milano: risulta infatti che i soldi siano partiti dalla filiale di Banca Prossima, in piazza Paolo Ferrari del capoluogo lombardo. Sarà per caso opera di quel famoso imprenditore siciliano proveniente dal nord, socio di strani ceffi di origine sarda visti aggirarsi spesso in città, che in pubblica assemblea ad Eboli ebbe a riferire ai soci del tempo: «Non preoccupatevi di nulla, ho entrature presso la segreteria di De Luca»? Millantava o diceva sul serio? Fossimo nel governatore chiederemmo di vederci chiaro.

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