Inchiesta Bper, scarcerato Del Grosso

Scritto da , 29 Novembre 2020
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Pina Ferro

Truffa ai danni dell’istituto di credito Bper di Bellizzi, arriva la decisione del Riesame.

Nella giornata di ieri i giudici del tribunale del Riesame di Salerno hanno annullato l’ordinanza a carico del funzionario Michele del Grosso (difeso da Luigi Palmieri, Valentina Toro e Clementina Tozzi)  che quindi torna in libertà. I giudici hanno invece rigettato l’istanza presentata dai legali di Amedeo Saracino, 46 anni di Salerno, all’epoca dei fatti direttore della filiale della banca di rilievo nazionale.

Accolto l’appello sulle esigenze, presentato dai legali del mediatore Domenico Cerbone, di Castelnuovo Cilento  (difeso da celestino Sansone), mentre è stata confermata l’ordinanza  per gli intermediari finanziari Massimo Maresca di Battipaglia, Gianluca Romano di Salerno e degli altri. A romano sono state dissequestrate anche le somme di denaro.

Il blitz era scattato all’inizio del mese di novembre: nove le persone che finirono in manette. Novanta gli indagati nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dagli uomini della Guardia di Finanza di Salerno, e coordinata dal sostituto Procuratore, Fittipaldi

Tutti erano accusati di reati che vanno dalla truffa al falso, riciclaggio ed all’autoriciclaggio. Secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura l’unico scopo dell’associazione era quello di frodare l’istituto di credito, attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte. Il sistema escogitato sfruttava il credito al consumo, che portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti denominati “easy”). Ben definiti, secondo la pubblica accusa, i compiti dei membri dell’organizzazione, nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro. Altri cinque degli arrestati, invece, avrebbero avuto il compito di reclutare gli “pseudo clienti”, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, che venivano assistite passo dopo passo nell’iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti. Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’”affare”, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche migliaia di euro. Si trattava di persone prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora, anche con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito, se la loro pratica non fosse stata istruita con documentazione del tutto “farlocca”.  I finanzieri di Salerno procedettero al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di liquidità per circa 73 mila euro, nella disponibilità di tre degli indagati.

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