«In Commissione giustizia mi disse: Tu fai l’arbitro tra avvocati e magistrati»

Scritto da , 3 gennaio 2018
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di Andrea Pellegrino

«Perdo un amico molto caro, con lui ho condiviso una legislatura parlamentare». Andrea De Simone racconta il suo legame con Ferdinando Imposimato. «Candidati ed eletti alla Camera dei Deputati, entrambi con un larghissimo consenso. Io a Salerno, lui a Caserta. Sin dai primi giorni si stabilisce e consolida un sodalizio umano e politico. Luciano Violante mi chiede di far parte della Commissione Giustizia con Ferdinando, Anna Finocchiaro ed il fior fiore dell’avvocatura e dellamagistratura italiana. “Io sono laureato in Sociologia – dissi a Ferdinando – che ci faccio con voi?” E lui: “Fai l’arbitro. In un gruppo Pds composto da tre avvocati e tre magistrati tu fai l’arbitro”. Non era solo una battuta. Sono gli anni di Mani pulite, degli arresti eccellenti, della Tangentopoli. Ed in quegli anni forte è lo scontro tra posizioni garantiste e giustizialiste». «Lo dico in sintesi», prosegue De Simone: «Queste posizioni attraversavano i diversi gruppi e spesso concordavano, a prescindere dalle appartenenze, magistrati con magistrati e avvocati con avvocati. Ferdinando no. Era sempre il più equilibrato. Io e lui, poi, avevamo lo stesso ufficio con due scrivanie, una di fronte all’altra. Dunque, ci si preparavano insieme per i lavori di Commissione e d’Aula e si discuteva molto. Di temi legati alla nostra attività. Di politica. Di fatti personali. Ferdinando era molto provato da una vicenda drammatica: l’assassinio del fratello. Ne parlava con composta commozione. Ma nonostante il grandissimo dolore non aveva perduto la sottile ironia e le battute intelligenti. La caffetteria napoletana, a pochi passi da Montecitorio, era diventata il quartier generale, su proposta di Ferdinando, dei parlamentari campani. Era sempre lui l’uomo-squadra. Lui fissava gli appuntamenti e intratteneva tutti noi con racconti che avevano a che fare con la storia d’Italia di quegli anni. Soprattutto gli anni del terrorismo che lui aveva contribuito a combattere e a sconfiggere. Sempre pronto a dare consigli. Sapeva distinguere, dalla lettura di poche righe, i provvedimenti giudiziari. Lo avevo coinvolto sui fatti che interessarono la nostra città tra il 1992 ed il 1994. Almeno sulle vicende che hanno riguardato la provincia ne aveva previsto l’esito molti anni prima dei processi. Un raffinato e competente magistrato, un simpatico e dolce amico». «Abbiamo continuato a sentirci e a vederci – prosegue ancora – “Andre’ hai letto? Mi piacciono Presidente”. I 5 stelle lo avevano indicato e lui ne era felicissimo anche se incredulo. Ad Avellino, in occasione della presentazione del libro del parlamentare pentastellato Sibilia, lo avevo incontrato dopo un po’ di tempo. Al bar, esce dal gruppo e mi presenta ai suoi amici. Poi ci appartiamo in un angolo per ricordare e per riflettere sul presente. Con amarezza abbiamo discusso degli errori della sinistra e di delusioni, del distacco delle persone dalla vita politica e delle incertezze sul futuro. Era affaticato Ferdinando ma non era stanco. “Chiamami quando vuoi. Vengo sempre volentieri a Salerno per un incontro, preferibilmente culturale.Presentiamo un libro”. Non abbiamo avuto questa possibilità. Non c’è stato tempo. Resta l’amarezza per una occasione mancata. Ma ho la fierezza di aver incontrato una persona straordinaria con la quale ho condiviso un bel tratto di strada».

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