Il Vestuti va recuperato I granata devono respirare l’aria della città

Scritto da , 28 Settembre 2020
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Degrado e incuria. Questo è lo stato in cui versa, ormai da diversi anni, lo stadio Donato Vestuti di Salerno. Una condizione causata da una gestione discutibile dell’amministrazione comunale, per usare un eufemismo. Sembrano ormai lontani i tempi in cui lo storico impianto di piazza Casalbore ospitava generazioni di tifosi salernitani andate via via susseguendosi. Tempi in cui diverse cose cambiavano continuamente, tranne che il punto di ritrovo nel fine settimana calcistico. Per anni lo stadio Vestuti ha accolto il cuore (granata) pulsante di tanti, tantissimi tifosi, alimentati solo ed esclusivamente dalla passione per la Salernitana. Stadio Vestuti come teatro, per 59 anni, di scene epiche di un calcio che fu e che, ahinoi, mai più ritornerà. Impianto che, comunque, non ha ospitato solo la Salernitana. Molte delle società salernitane di atletica, rugby, baseball e calcio hanno calcato, e continuano a calcare, quel prato, nonostante sia ormai ridotto a terreno rurale. Eppure, nel 2017, la giunta aveva deliberato dei nuovi lavori di manutenzione, in particolare della pista d’atletica, con una previsione di spesa di circa 250mila Euro. Delibera alla quale, però, gli amministratori locali, e in particolare l’assessore allo sport Angelo Caramanno, al netto di promesse e annunci non ha mai dato seguito. Progetto di riqualifica del Vestuti, la cui pista d’atletica, ad esempio, necessita da anni di lavori specifici, bocciato dopo pochi mesi dal Credito Sportivo, generando il più classico degli scarica barile tra i responsabili del blocco e di chi se ne stava occupando. Una vicenda, a prescindere dalle opinioni personali che ognuno può avere sulla riqualificazione o meno, che porta con sé un alone di tristezza mista a incredulità. Sono in tanti, in città, i salernitani che invocano un intervento chiaro e definitivo, compresi alcuni tifosi granata storici come Adolfo Gravagnuolo, che ha voluto sottolinearne l’importanza in termini strutturali e storici: «Il Vestuti è stato costruito su pianta parabolica, caso unico in Italia. La facciata esterna della tribuna ha uno stile del ventennio, e quindi ha un suo profilo storico. Il modus vivendi dei tifosi incominciato alla fine dell’ 800 ha avuto una grande svolta agli inizi degli anni ’70. Tale svolta ha determinato un radicale cambiamento nel seguire la squadra del cuore e nel comportamento ambientale, di appartenenza alla casacca e di collaborazione fra i tifosi. Questo nuovo movimento interno fu chiamato Ultras. Il Vestuti, dunque, ha visto i primi ultras dell’ Italia meridionale, ovviamente quelli granata. – evidenzia Gravagnuolo, che aggiunge – A mio parere, deve essere rifatta la pista, e destinare l’impianto completamente al rugby. Bisognerebbe abbattere distinti e curva vecchia, in modo da lasciare lo spazio aperto e la Curva Nuova intatta, perché è il simbolo del passaggio storico ambientale del ‘900». Valore storico e affettivo rimarcato anche da Matteo Amaturo, che pone anche l’accento sulla situazione Salernitana attuale: «Sotto il profilo affettivo, non vorrei mai che il glorioso Vestuti sia demolito. D’altro canto, ha regalato gioie e…dolori alla Bersagliera. È stato il campo che ho avuto il piacere di calcare e dove mio padre ha raccontato le gesta di quella casacca granata che è nel nostro cuore. Se fosse ristrutturato con criterio, potrebbe essere un fiore all’occhiello nel centro della città ed essere di nuovo teatro per tanti altri sport cosiddetti minori e perché no, campo di allenamento della Salernitana. Almeno sarebbe possibile far respirare alla squadra il calore di una tifoseria mai doma ma che, in maniera preoccupante, si sta disamorando». Non propriamente dello stesso avviso, per quanto riguarda il caso Salernitana, Enzo Landolfi: «In quello stadio ho imparato a correre sotto lo sguardo vigile di allenatori memorabili. In quello stadio ho giocato, corso e sudato fino a sfiancarmi. Si, proprio lì, nel cuore della città dove nel 1949 Fausto Coppi vinse la tappa Cosenza – Salerno dell’83° Giro d’Italia, volando sul velodromo di uno stadio che si chiamava, allora, Renato Casalbore. Il Vestuti è un monumento cittadino deputato alle attività ludiche-sportive. Motivo per cui non va assolutamente demolito, né rimodulato perché diventi appannaggio della Salernitana. Questo lo dobbiamo a tutte le generazioni di giovani che vivono nella nostra bellissima città. Una città che, però, da una trentina d’anni a questa parte ha dimenticato il valore assoluto che ha lo sport nella sua interezza». Sulla stessa falsa riga, in conclusione, il pensiero di Luciano Provenza: «Il recupero dello stadio Vestuti rappresenta un dovere per la pubblica amministrazione. Lo stadio, dapprima cimitero della città, è il simbolo del calcio a Salerno e, sugli spalti di esso, si sono affacciate generazioni di cittadini. Per i giovani, abituati alle nuove strutture, lo Stadio Vestuti è l’unica testimonianza storica di un’epoca calcistica in cui prevaleva l’amore spassionato ed incondizionato per la squadra. Anche altri sport, come il pugilato e la scherma, hanno vissuto all’interno del Vestuti dei momenti di esaltazione. La struttura va recuperata totalmente e deve essere fruibile dalla comunità a titolo gratuito. In questo modo possono agevolarsi le pratiche relative agli sport minori e anche l’organizzazione di eventi sportivi».

Francesco La Monica

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