Il verso di Melania Panico a palazzo Fruscione

Scritto da , 8 Gennaio 2019
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La poetessa inaugura questa sera, alle ore 20, la quarta settimana di eventi con il suo libro “Non ero preparata”

 Poesia, immaginari collettivi, psicoanalisi, letteratura per ragazzi, musica e cinema d’autore. Ancora una settimana densa di appuntamenti per la terza edizione di “Tempi moderni – i racconti del contemporaneo”, il progetto che accoglie arte, talk e proiezioni fino al 27 gennaio nelle sale di Palazzo Fruscione a Salerno. Si riparte stasera con il secondo incontro de’ “Le letture del martedì”, promosso dall’Associazione Marco Amendolara. Protagonista della serata, che avrà il suo start alle ore 20,  Melania Panico, autrice di Non ero preparata in libreria, per le edizioni La vita felice. Il volumetto affronta temi come il dolore, il perdono, il ritorno, attraverso una concentrazione assoluta sulla parola poetica. La parola è il fine e la resistenza in un dialogo in cui le cose, gli oggetti vengono nominati affinché acquisiscano una propria identità fino a trasformarsi in simboli. Nella poesia di Melania Panico la parola non ha intenti salvifici, non mette al sicuro, così come sentirsi preparati alle cose diventa quasi un ossimoro e lo scrivere è testimoniare una ricerca, un cammino, mai cercare salvezza. L’autrice sarà in dialogo con Francesco Iannone il quale discernerà intorno al verso, supportato dalle letture di Antonietta Capriglione. Ma la serata avrà una sua luminosa coda, ovvero il confronto con il verso di Marco Amendolara. Marco ha conquistato grazie all’Associazione e a GreenPino i muri della città. La nostra società ha smarrito il contatto con la forma poetica. Se si posa lo sguardo su una parola, non si può scegliere se decodificarla o meno, il significato colpisce. Il dipingere i muri con i versi segue lo stesso meccanismo dell’insegna, in questo modo si restituisce alla poesia il suo tempo e il suo spazio. La poesia in questo modo rinasce, respira. Così i versi di Marco Amendolara “Ci sono dei nelle taverne, e angeli, e gente che prega nelle bestemmie e che suo malgrado nel perdersi diviene sempre più celeste e impeccabile” e “E’ uno dei saperi più curiosi il buio spiegato ai luminosi”, incorniciano da qualche giorno l’entrata della trattoria “Il Brigante” di Sandrino Donnabella, un luogo ferace, carico di humus, ispirante, che Marco aveva abitudine di frequentare, facile ad aver visto la nascita di qualche verso di “Taverne e fantasmi”. Un esempio di come poesia, parole e arte murale possono cambiare il volto delle città, riqualificare le periferie, dare colore e anima alle scuole, arrivare a uno scopo sociale, esaltando la diversità e contribuendo ala costruzione della società “buona” e “critica”.

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