Il trapianto, oltre la vita

Gran concorso di pubblico al convegno svoltosi nella giornata di ieri nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città

Di OLGA CHIEFFI

La qualità di vita dopo trapianto di rene è argomento ancora poco conosciuto, ma che sta assumendo sempre più importanza nel monitoraggio clinico del paziente trapiantato perché il miglioramento sta diventando una misura della riuscita del trapianto stesso. Scopo primario del trapianto di rene è stato finora quello di assicurare una buona funzione renale prolungando il più a lungo possibile la sopravvivenza del paziente e del trapianto. Allo stato attuale questo obiettivo può essere raggiunto solo con l’uso continuativo di farmaci immunosoppressori. Queste terapie, migliorando la sopravvivenza a breve e a lungo termine sia del paziente che del trapianto, hanno reso preminenti alcuni loro effetti collaterali come quelli cosiddetti “cosmetici” che sono l’irsutismo, l’ipertrofia gengivale, il soprappeso o obesità, la faccia cushingoide, i tremori, l’alopecia e le alterazioni cutanee, finora ritenuti di secondaria importanza. Gli effetti “cosmetici” dei farmaci immunosoppressori diventano, però frequentemente causa di problemi per il paziente trapiantato, perché ne modificano l’aspetto fisico determinando problemi psicosociali che possono alterare l’aderenza del paziente alle terapie indicate con ripercussioni quindi sulla funzione e sulla durata del trapianto. Pertanto tutti gli interventi diretti a ridurre gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva contribuiscono al miglioramento della qualità della vita e quindi ad una maggiore durata del trapianto stesso. Assicurare ai pazienti trapiantati una buona qualità di vita, il maggiormente simile possibile a quella sperimentata prima della malattia, diventa importante tanto quanto assicurarne la maggior sopravvivenza possibile. Questo rappresenta lo scopo attuale del trapianto renale, e queste sono risultate le linee guida dell’ accorsato convegno svoltosi nella giornata di ieri nel salone dei Marmi di palazzo di Città. Al convegno, che è stato aperto dal sindaco Vincenzo Napoli, seguito da Nicola Cantone, Direttore Generale del ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona, dal rettore del nostro Ateneo Aurelio Tommasetti, unitamente ad Antonio Giordano, Direttore dell’Asl di Salerno, e ancora Vincenzo Viggiani direttore Generale del policlinico della Federico II di Napoli, Attilio A.M. Bianchi, direttore generale della Fonadazione “G.Pascale” di Napoli, saluti sigillati dal Presidente dell’Ordine dei medici di Salerno Giovanni D’Angelo e del direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa, si è discusso sul rapporto tra ospedale e territorio definendo il ruolo che deve avere un Centro Trapianti a cura di Paride De Rosa. A seguire, due tavole rotonde ben distinte: la prima sulla qualità di vita focalizzato proprio sul trapianto del rene, cui hanno partecipato Daniela Vicedomini, Cristina Vernieri, Giovanni Mosconi, Davide Amendola e Franca Nobile, Mario Carrano, Luigi Greco e Gennaro Biondi, la seconda sul processo di donazione degli organi. La donazione degli organi è una delle aree della moderna medicina più complesse e stimolanti. Soggetti di tutte le età possono essere dei potenziali donatori. Fattori emotivi, psicologici, culturali, religiosi, sociali, scarsa informazione, pregiudizi, difficoltà nell’accettare la sofferenza psichica e il dolore per la morte di un congiunto possono ostacolare in maniera netta questa scelta. Superare l’angoscia lacerante del dolore con un gesto di altruismo e di solidarietà verso persone sconosciute richiede un processo comunicativo sofisticato ed estremamente attento. Di ciò si è discusso nella tavola rotonda pomeridiana “Il processo di donazione degli organi”, cui hanno partecipato Guglielmo Venditti, Nicola Silvestri, Mariano Ragusa, Claudio Tringali, Vincenzo Napoli, con le conclusioni del nostro Arcivescovo Luigi Moretti, il quale ha presentato anche la Preghiera dei trapiantati per i loro donatori.