Il tenore Daniele Lettieri ricomincia dal San Carlo

Scritto da , 11 Giugno 2020
image_pdfimage_print

Nell’opera inaugurale del 4 dicembre, Bohème, sarà il giocattolaio Parpignol, ma giugno lo vedrà a Parma per il festival Verdiano, nei panni di Borsa.  

Di OLGA CHIEFFI

Cos’è la gioia? Da dove deriva? In primo luogo dalla sua perdita. L’uomo segnato da una mancanza, in questo periodo tutti, siamo stati sospinti da una speranza, ad un continuo operare, al laboratorio della creazione, allo studio. Così è stato anche per il tenore Daniele Lettieri, splendida e giovane voce, di scuola salernitana, con tanta voglia di crescere, che proprio nella stagione, in cui aveva in carnet diversi ruoli e impegni, ha vissuto la zona rossa del Vallo di Diano, nella sua Sala Consilina. Giornate, da “arresti domiciliari” che gli hanno fatto ricordare il suo ultimo spettacolo operistico la “Lucrezia Borgia”, allestimento del Donizetti Opera Festival  di Bergamo che ha replicato al Teatro Valli di Reggio Emilia e avrebbe dovuto replicare al Municipale di Piacenza e al Teatro Alighieri di Ravenna ma è stato impossibile continuare la tournée, il concerto in Russia, il dispiacere per non aver potuto calcare le tavole del palcoscenico del massimo partenopeo ne’ “L’amour des trois oranges”. Ma questa lunga e claustrofobica quarantena, lo ha portato a studiare, con maggiore concentrazione e dedizione di quanto mai avesse fatto prima, sempre con la valigia pronta per cercare di concretizzare sempre a più alti livelli, questo inizio pur brillante di carriera, che ha avuto anche la “benedizione” di Josè Carreras. Non solo l’approfondimento del dettaglio e della caratterizzazione di ogni pur “minore” personaggio ma anche la riscoperta della natura, della cultura della coltivazione, che Daniele associa alle quattro fasi del ciclo umano. Ed ecco la giusta ricostruzione etimologica della parola gioia, joie, che è in connessione con gaudium, e che viene da getheo (gioisco), e si compone in ogni caso del ghe della terra e del theo di brillare, ma anche potrebbe essere il theo del muoversi di corsa, e se consideriamo che la radice della terra è anche quella del verbo conoscere, imparare, comprendiamo che a Daniele Lettieri, la quarantena è servita per acquisire gioia. La notizia è certo di qualche giorno fa, ovvero dell’annuncio del nuovo cartellone del teatro San Carlo, che il 4 dicembre inaugurerà con La Bohème. Daniele inizierà lì da Parpignol quello strano ed estroso personaggio  del giocattolaio che, nel corso dell’opera, con un carro pieno di giochi, idee, divertimenti, irrompe in piazza, scatenando i bambini e le bambine che vogliono assolutamente avere qualcosa da lui, ovvero da quel portatore del gioco laddove il gioco non c’era. Il gioco, il ludus della musica e del teatro è stato, ed è, in forse, anche a Parma dove, però, si è decisi a voler celebrare il ventennale del Festival verdiano, con una anteprima en plein air del Rigoletto, seppure in forma ridotta, con repliche fino a metà, in cui Daniele Lettieri interpreterà il ruolo di Borsa, il braccio destro del Duca di Mantova, che ordisce il rapimento di Gilda. La cosa più irraggiungibile nel momento della quarantena, lo spettacolo dal vivo, assente, fantasma di un periodo senza gioia, ci balza, finalmente, meno esangue davanti assumendo ora per Daniele Lettieri, il suo senso positivo di inizio fecondo e di “resto” , di stare di esserci, con tenacia, nelle più prestigiose produzioni, augurandogli di alzare sempre più l’altezza dell’asticella.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->