Il racconto dello Sbarco di Salerno: superare la distanza tra diverse generazioni - Le Cronache
Spettacolo e Cultura

Il racconto dello Sbarco di Salerno: superare la distanza tra diverse generazioni

Il racconto dello Sbarco di Salerno: superare la distanza tra diverse generazioni

Oggi ricorrono 73 anni da quei giorni in cui la nostra città martoriata, dopo lunghi giorni di lotta, rialzò la testa andando conquistare la sua Libertà

 

Di OLGA CHIEFFI

“Nella cerchia della vita domestica si conservano parecchie memorie di cose passate, che di quando in quando vengon ripetute e raccontate con qualche ordine, cosicchè l’animo del giovane si abitua poco per volta a concepir l’immagine di uomini vissuti ad una certa distanza di tempo, con varia successione, e con vario intreccio di operosità. L’educatore…potrà prolungare in vario senso le serie di tempo, e colorirle e specificarle con la narrazione di più casi, che dentro ad esse ei faccia opportunamente muovere”. E’ l’Antonio Labriola “Dell’insegnamento della storia”, datato 1876, che ci offre la scintilla per riflettere su questa giornata, lo sbarco alleato a Salerno, dal quale sono trascorsi ben 73 anni. Questa sera alle ore 21,15 ci ritroveremo al Teatro delle Arti per la rievocazione della Operazione Avalanche un evento organizzato da Eduardo Scotti e Josè Elia e dal regista Andrea Carraro, regista teatrale, per “rivivere”, ricostruire, narrare quel 9 settembre 1943. L’ operazione Avalanche sarà raccontata attraverso uno spettacolo teatrale che Eduardo Scotti definisce “giornale del quale sfoglieremo le pagine in chiave moderna, utilizzando cultura, musica, scenografie, storia, interattività”, e Andrea Carraro chiama “spettacolo emotivo, basato sulle sollecitazioni, non un viaggio nel tempo ma molto di più”, attraverso l’archivio storico del nostro comune che ha messo a disposizione immagini inedite, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico, la Salerno di quel tempo, sorpresa il 21 giugno del 1943 da un feroce bombardamento, quasi annunciato da quel ricognitore soprannominato “Don Ciccio ‘o ferroviere”, che percorreva la linea ferroviaria da Est a Ovest. L’archivio storico del nostro comune, in occasione del LXX anniversario dello sbarco aveva già prodotto una splendida mostra supportata da un pari catalogo “Schegge di Storia. Salerno e l’operazione Avalanche”. Oggi sul palcoscenico del teatro delle Arti, la distanza cronologica per tutti si annullerà poiché potrà essere misurata con un metro familiare e naturale, quale esperienza trasmessa in modo vivo da chi l’ha direttamente vissuta. “C’era una volta …una “piccola città” fatta a misura d’uomo, una fra tante di allora: la Salerno di un tempo lontano e struggente di nostalgia, con i ricordi che si tingono di fanciullezza e di adolescenza, intorno ai primi decenni del secolo…” che poneva in luce un panorama culturale cittadino di desolante arretratezza e grigiore e, soprattutto, affetto da un inguaribile provincialismo, non di rado da bigottismo, a difesa di una male intesa moralità dell’arte in tutte le sue espressioni, dominato da una classe politica locale attuale, di livello culturale e intellettuale quasi sempre non superiore a quello generale, molto modesto, impegnata prevalentemente in competizioni e beghe elettorali e amministrative, oscillante non da un partito all’altro, ma da una coalizione all’altra, da sponda a sponda, sempre pronta a salire sul carro del vincitore. Questa era la Salerno che fu sorpresa, incredula, dormiente, nella notte dell’8 settembre dalle bombe, dalla morte, con le navi alla fonda nel golfo lunato, sovrastate dai palloni sonda anti-aereo, con quel mare tinto di nero, e la convinzione, nonostante l’inquadramento militare impartita dal regime fascista, che in guerra è l’Uomo, la sua storia, il suo essere ad essere negato. Dall’inferno che durò nove lunghi giorni, l’urgenza della ricostruzione materiale e morale sembrò essere il punto di coagulo, il nucleo essenziale su cui deve essere incentrato lo sforzo convergente di tutti. “Tebe dalle sette porte, chi la costruì?” la storia, tutta, è sempre stata opera di grandi masse di uomini, non solo dei capi. Oggi bisogna guardare a quei giorni, quale esempio di compartecipazione piena vissuta, di tutti i problemi e di tutte le scelte, sino alla liberazione. La giornata aprirà l’occhio e la mente a tensioni più segrete: segni intensamente materiati che, rielaborando dati della storia, della memoria, testimonianze, si faranno discorso raggrumato, portando quanti vorranno intervenire alle celebrazioni a concepire il nostro “essere cittadini”, come lo concepirono i nostri padri.