Il premio Emidio Cecchini all’ Italian Duo

Scritto da , 26 Luglio 2016
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La violoncellista Raffaella Cardaropoli e la pianista Lidia Fittipaldi saranno ospiti, martedì 26 luglio, della XIX edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia in tour firmata da Antonia Willburger

 

Di OLGA CHIEFFI

Salerno. Musica da camera e libri, martedì 26 luglio, per il cartellone della XIX edizione dei Concerti d’ Estate di Villa Guariglia in tour, firmato da Antonia Willburger. S’inizierà alle ore 20, con l’ultimo appuntamento del salotto letterario del Porto delle Nebbie Preludio Noir al quale interverranno Piera Carlomagno autrice de L’invito, Tina Cacciaglia autrice de’ La Conciliatrice e Rocco Papa autore di Operazione Perseo dialogheranno con Brunella Caputo dei loro romanzi in eBook. Il festival è organizzato in collaborazione con la Provincia di Salerno, il Comune di Salerno, il Comune di Baronissi, il Comune di Cava de’ Tirreni, il Comune di Cetara, l’Ept, la Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, il CTA, la Coldiretti-Campagna Amica e l’Associazione Amici dei Concerti di Villa Guariglia, con il patrocinio morale del Consiglio Regionale della Campania ed il Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, presenterà, quindi intorno alle ore 21, l’Italian Duo, composto dalla violoncellista Raffaella Cardaropoli e dalla pianista Lidia Fittipaldi. Alle due giovanissime strumentiste, sarà consegnato il Premio alla Memoria “Emidio Cecchini”. Il riconoscimento, occasione per ricordare il compianto Presidente di Acli Arte e Spettacolo, scomparso prematuramente lo scorso giugno, vuole rappresentare un tributo all’uomo, al dirigente ed all’artista Cecchini, che ha saputo tramutare in impegno sociale, il suo talento artistico e professionale. Da sempre attento alla crescita umana e artistica dei suoi allievi, attraverso il Premio che le Acli provinciali ed il Cta Salerno hanno voluto, infatti, istituire, si vuole riconoscere l’impegno e la dedizione che giovani musicisti, profondono quotidianamente nella crescita delle arti attraverso i propri talenti e capacità professionali. Alla serata, che si preannuncia ricca di emozioni, parteciperà Emiliano Manfredonia – vice Presidente nazionale delle Acli, che ha condiviso con l’amico e dirigente “Mimmo” lunghi anni di impegno associativo, unitamente a Giuseppe Vitale, Presidente nazionale del CTA e di Filiberto Parente, Presidente delle Acli campane. Il concerto, vedrà eseguire all’Italian Duo quattro gemme della letteratura cameristica per questa formazione. S’ inizierà con la Sonata Arpeggione in La min. D821, composta da Franz Schubert nel 1824. Il titolo di «Arpeggione», con il quale è prepotentemente entrata nel repertorio violoncellistico, scaturisce dal fatto che a commissionare la sonata sia stato il convinto apostolo di un nuovo strumento: il committente era il violoncellista Vincenz Schuster; il nuovo, quanto poco fortunato strumento, era, per l’appunto, l’arpeggione. Noto anche con il nome di ‘chitarra d’amore’, lo strumento era stato inventato a Vienna nel 1823 dal liutaio Staufer. Questa pagina, continua ad affascinare gli ascoltatori del mondo intero, con la serena malinconia dell’Allegro moderato d’apertura, con l’intenso lirismo dell’Adagio centrale, con la briosa leggerezza e l’articolata forma di rondò dell’Allegretto conclusivo. Il tutto all’insegna di una scrittura che vede la calda cantabilità, del violoncello in un costante ruolo di assoluta preminenza. Si proseguirà con il quinto dei dodici capricci dell’ opus 25, datato 1875 di Alfredo Piatti. E’ quest’opera una pietra miliare nella storia della didattica del violoncello e la loro varietà, li porta a spaziare in tutte le problematiche strumentali di questo strumento. Il capriccio n°5 propone l’esaltazione del picchettato. Finale incandescente con la Sonata n°2 op.81, dedicata a Rostropovich, datata 1948, di Nikolai Jakolevlevic Mjaskovskij contraddistinta da un linguaggio chiaro, frutto della profonda conoscenza della tradizione classica e Salon Music con la Fantasie brillante sul Rigoletto di Jean Françoise Dumon op.123, che richiede ai suoi cultori una robusta preparazione tecnica, fantasia pronta e versatilità, doti non solo esecutive ma anche d’invenzione e soprattutto di solido mestiere e gusto sicuro, ad eterno ricordo di quella nascita di un teatro, di un fatto scenico e visivo, raro nella sua evidenza perché composto soltanto di suoni, che è l’opera verdiana, fantasia che va a concludersi in crescendo, con le variazioni sui più amati temi del capolavoro di Giuseppe Verdi.

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