Il Parco nazionale del Cilento contro la delocalizzazione delle Pisano

Scritto da , 26 maggio 2018
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Il Parco nazionale del Cilento dice no alla delocalizzazione delle fonderie Pisano nell’area industriale di Buccino. Nella mattinata di ieri, infatti, il sindaco di Buccino, Nicola Parisi, ha partecipato ad un incontro tenutosi presso la sede del Parco Nazionale del Cilento e la comunità si è schierata contro l’ipotesi delocalizzazione. Dunque, dopo i comuni del Cratere e le comunità montane Sele-Tanagro-Vallo di Diano, anche il parco del Cilento si schiera contro il bando Asi. «Si chiude così un’area vasta che va da Campagna fino a Sapri dove tutti i comuni hanno detto di no. Mancava il Parco Nazionale del Cilento che, con il suo consiglio direttivo, rappresenta tutto il parco e anche in questo caso è stato detto di no», ha dichiarato il primo cittadino di Buccino, Nicola Parisi, al termine dell’incontro. «Tralasciando i rapporti istituzionali o di solidarietà, l’area industriale di Buccino è contigua al parco – ha detto ancora il sindaco – e in qualche modo interessa anche il parco soprattutto da un punto di vista territoriale, dal momento che si trova alle pendici degli Alburni». Recentemente, anche il neo parlamentare Piero De Luca si è recato a Buccino per incontrare Parisi e decidere il da farsi, ottenendo così pieno appoggio dal partito democratico locale: «Da un punto di vista del territorio, mi fa piacere che il partito democratico finalmente, grazie a Piero De Luca, scende nei territori, per la gente e tra la gente», ha sottolineato Parisi. La vicenda delocalizzazione sembra aver fatto tornare a galla anche l’ipotesi “dimissioni”, prontamente smentite – ancora una volta- dallo stesso primo cittadino che, come ampiamente detto a suo tempo non ha alcuna intenzione di «abbandonare la nave che affonda»: «Non sono abituato ad abbandonare la nave in difficoltà. Dopo la risoluzione di questa problematica farò le mie riflessioni che non devono necessariamente portare alle dimissioni come sindaco. Penso sia fuorviante pensare che un sindaco, a prescindere se si chiami Nicola Parisi o meno, possa lasciare la comunità allo sbando, senza una guida e non avere interlocuzione istituzionale», ha spiegato Parisi, secondo cui sarebbe stata lanciata quest’ipotesi solo per «far parlare qualcuno o qualcosa». Intato, dopo la decisione dell’amministrazione comunale di Buccino di modificare il Puc, piano urbanistico, cambiando la destinazione d’uso dei suoli e vincolandoli ad attività agro-alimentari, l’Asi avrebbe sospeso il bando a cui ha partecipato la famiglia Pisano, intenzionato ad insediarsi nell’area dell’ex metalli e derivati. Al momento, tutto è fermo poichè la modifica al Puc, varata dal Comune, dovrà passare al vaglio della Provincia che, di conseguenza, dovrà valutarla in rapporto al piano di coordinamento territoriale, ragion per cui l’Asi non ha ancora formato la commissione esaminatrice per valutare le offerte del bando. Dunque, tutto in stand-by almeno per il momento ma la comunità di Buccino è ancora pronta a mettere in atto ogni azione possibile per evitare la delocalizzazione e non si esclude che possa aprirsi un nuovo filone giudiziario che possa rimettere nuovamente in gioco l’ipotesi del trasferimento.

Fonderie Pisano, Forte smentisce il Riesame Si attende il 7 giugno per l’udienza del ricorso

Emergono nuovi particolari circa le decisioni del Riesame che ha confermato la riapertura delle fonderie Pisano. Il comitato Salute e Vita, nella mattinata di ieri ha tenuto una conferenza stampa per commentare la decisione del Riesame ed i nuovi particolari emersi dalle relazioni mediche, circa lo studio effettuato dal dipartimento di sanità dell’Università Federico secondo: «Per il Riesame – dichiara il presidente del comitato, Lorenzo Forte – si tratta di un dato oggettivo che tranquillizza sullo stato di salute dei lavoratori». Ma, sostiene Forte, la relazione medica di Medicina democratica spiega che non si tratta di uno studio oggettivo né scientifico poichè è un privato, le Pisano per l’appunto, che pagando l’università chiedono di fare una relazione e poi perchè i dati utilizzati sono stati forniti dal medico di lavoro della fabbrica mentre lo Studio Spes non «è uno studio del comitato Salute e Vita, si confonde il Riesame», ha spiegato il presidente evidenziando che si tratta di uno studio oggettivo, effettuato sullo stato di salute dei cittadini, realizzato dall’istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, dalla Regione Campania e l’Asl di Salerno. Novità riguarderebbero anche l’attività ispettiva dell’Arpac poiché, spiega Lorenzo Forte, «il Riesame ha commesso un altro errore grave» perchè dice che nel 2016, ad agosto, quando era sotto sequestro e nel mese in cui è stata riaperta la fabbrica, con il custode giudiziario, i dati del 2017 dell’Arpac dimostrano che le Pisano hanno superato le immissioni diffuse in atmosfera, creando un rischio diossina tanto che la Procura nel 2017 è intervenuta per sequestrare diverse tonnellate di metalli, intrisi di olio e plastica. E ancora: secondo il Riesame, le segnalazioni effettuate dai cittadini preoccupati per la loro salute a causa della puzza, non sono state prese in considerazione in quanto ritenute “soggettive”. Intanto, il 7 giugno il Consiglio di Stato discuterà l’udienza per il ricorso effettuato dal comitato e dalla Regione Campania che chiedono l’annullamento della sospensiva in merito alla revoca dell’Aia. Il Tar, nel mese di novembre, ha infatti disposto il dissequestro delle Pisano. «Ci auguriamo che il 7 giugno il Consiglio di Stato, in campo neutro a Roma possa dare risposte concrete al dramma che vive la popolazione, sospendendo la sospensiva per l’Aia».

Pisano, Cgil e Fiom chiedono incontro alla Regione

Le segreterie sindacali e provinciali di Salerno della Cgil e della Fiom chiedono un incontro alla Regione Campania. Le sigle sindacali, ingatti, in sintonia con quanto discusso con la Rsu e in assemblea dei lavoratori delle fonderie Pisano hanno infatti inviato formale richiesta di incontro alla Regione Campania, per un confronto su quanto sinora portato avanti dall’azienda e sulle possibili azioni a farsi per la più rapida e concreta attuazione della nuova iniziativa produttiva che l’azienda intende attuare e che, per le scriventi, rappresenta la reale garanzia per il futuro delle maestranze attualmente impegnate nello stabilimento, oltre che per altri possibili sbocchi occupazionali. Al contempo, stante a quanto in attualità rispetto alla possibile realizzazione di un nuovo impianto produttivo da realizzarsi in area industriale, le Segreterie Provinciali di Cgil e Fio, hanno formalizzato una richiesta di incontro al Presidente di Confindustria Salerno Andrea Prete ed al Presidente dell’Asi di Salerno Antonio Visconti. «Queste richieste, ed i successivi incontri che ci auspichiamo di fissare, rappresentano alcuni passi del percorso che la Fiom e la Cgil stanno compiendo per sostenere il diritto al lavoro ed al futuro del lavoro sui nostri territori, in una logica di sviluppo e di innovazione e nel rispetto della salute e della sicurezza di tutti», dichiarano i sindacati.

Ciro Pisano: «Non vogliamo distaccarci dalla nostra terra»

La famiglia Pisano continua a difendersi dalle accuse del comitato Salute e Vita. A parlare è l’ingegnere Ciro Pisano che fa il punto della situazione sulle attività da portare avanti.

Quali iniziative imprenditoriali proporrà la famiglia Pisano nel breve e medio periodo?

«La Pisano è un’azienda familiare la cui storia si intreccia con quella dello sviluppo della città di Salerno a partire dalla metà del secolo scorso fino ad arrivare ai nostri giorni. Una storia, quindi, di imprenditori del Sud che tra mille difficoltà hanno costruito una realtà aziendale che ha raggiunto livelli di qualità produttiva apprezzati nel Nord Italia ed in tutta Europa. Una Fonderia – per così dire – artigianale tra le poche rimaste in attività e con un know how professionale di altissimo livello. Una vera e propria eccellenza, lasciatemi dire. Un’azienda radicata nel territorio e che ha prodotto sempre ricchezza per il territorio: circa 130 addetti con un fatturato medio superiore ai 30 milioni di euro annui prima delle vicende più recenti che ci hanno portati ad una riduzione di circa il 50 per cento del fatturato ed una perdita gravissima delle commesse».

Fatta questa premessa come vi muoverete?

«Proprio in considerazione di questa piccola/grande storia familiare ed imprenditoriale nello stesso tempo le attuali generazioni familiari intendono proseguire l’attività in questa provincia, la nostra terra dalla quale non vogliamo distaccarci, anche per coerenza e rispetto del grande lavoro svolto da quanti ci hanno preceduto. L’obiettivo è realizzare un nuovo insediamento produttivo dotato delle più avanzate tecnologie: un impianto in grado di ridurre l’impatto ambientale il più possibile allo stato attuale dei progressi scientifici. Di questo stiamo parlando: la nuova fonderia sarà un gioiello di tecnologia e continuerà la tradizione di una produzione di altissimo livello qualitativo. E, naturalmente, consentirà di conservare i livelli occupazionali oggi garantiti dallo stabilimento di Fratte».

Sui territori della provincia di Salerno si riscontra una netta opposizione all’ipotesi di un insediamento di un impianto di fonderie.

«Il nostro auspicio è che – come noi abbiamo fatto e faremo fino in fondo la nostra parte imprenditoriale, rendendo disponibili progettualità e capitali necessari – la filiera istituzionale ci garantisca il diritto di svolgere il nostro lavoro. Semplicemente si tratta di questo: consentirci di fare il nostro lavoro nella nostra terra. Un diritto costituzionale perché la Repubblica Italiana è una Repubblica fondata sul lavoro. Lavoro per noi e lavoro per gli operai che sono parte integrante del nostro progetto. Perché la nostra azienda è una comunità di persone prima di tutto, una comunità oltraggiata e denigrata oltre ogni misura. Il nostro programma prevede, ovviamente, che sull’attuale sito di Fratte , appena avviata la nuova realtà produttiva, inizieranno le operazioni di bonifica e di recupero e valorizzazione urbanistica”.

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