Il linguaggio di Giorgio Montanini

Scritto da , 16 Febbraio 2020
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L’attore marchigiano sarà ospite questa sera alla Sala Pasolini di Salerno, con la sua ultima creazione “Come Britney Spears”

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il successo del precedente spettacolo Quando stavo da nessuna parte, il comedian più scomodo e corrosivo della scena italiana sbarca questa sera alle ore 21.00, alla Sala Pasolini di Salerno, Come Britney Spears nell’ambito della rassegna Stand Up Comedy 2020, del Teatro Pubblico Campano. Il comico e attore marchigiano,  Giorgio Montanini, con la sua stand up comedy, inserisce nel gioco gli spettatori, interrogati più volte e messi a dura prova dal cinismo pungente, fantasticamente colorito e senza filtri. Il pubblico per lui diventa “l’amico del bar”, cui raccontare tutto quello che non sa, per fargli aprire gli occhi e fargli fare qualche risata. Come Britney Spears, nono e inedito monologo di Giorgio Montanini, mette in discussione l’unico vero baluardo trasversale e condiviso da tutti, quello che tiene in piedi il genere umano: l’antropocentrismo. Montanini, reduce da una denuncia per blasfemia, si chiede insieme a noi “ti denunciano solo se bestemmi il Padre, il Figlio o lo Spirito Santo (ma poi chi è che bestemmia lo Spirito Santo?) ma la Madonna non fa testo lo sapete?”. Ritenuto da molti come arrogante e scurrile (scurrile per chi?) ciò che ci dice Montanini è tutto ciò che potremmo sentire dal meccanico sotto casa, o da un nostro zio che ne sa più di noi, con la preziosa differenza che l’analisi fatta qui in teatro ha sempre (e giustamente) una morale e ci fa porre numerose domande su cose giuste o sbagliate di noi stessi e della società, come ad esempio l’insensata elevazione mediatica di alcuni “simboli”, solo perché mossi come pedine da qualcuno che ci guadagna dietro. C’è qualcosa di lui che rimanda alla voce della nostra coscienza, che ci parla continuamente, che ci dice che per colpa del Capitalismo abbiamo perso non solo alcuni valori, ma siamo sempre più attanagliati da un finto buonismo e dall’immancabile “politicamente corretto”. Dalla politica alla religione, passando da alfabetizzazione fino ad arrivare alla teoria dell’evoluzione di Darwin (che specifica non è solo di Darwin ma anche di Wallace), lo spettacolo si chiude con un semplice paragone ai ratti: nascono, proliferano e si estinguono; qualcosa che è facilmente accostabile alla nostra specie. Presunzione, ipocrisia e politically correct, sono i veri nemici da combattere. Quando riusciremo a liberarci di questi ingombranti fardelli, potremo vederci finalmente per ciò che siamo: spauriti e insignificanti esseri che tentano di sopravvivere in territorio ostile.

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