Il gruppo Speleo Cai Salerno ha trent’anni!

Il GSCAISA ha contribuito alla diffusione della pratica speleologica sin dalla sua fondazione dedicandosi all’esplorazione di cavità naturali, concentrandosi soprattutto sull’area cosiddetta dei Monti di Sarno, con particolare attenzione alle grotte dalle quali scaturiscono corsi d’acqua

 Di ARISTIDE FIORE

Forse molti li ricorderanno per le discese di Babbo Natale o della Befana dai palazzi municipali di Salerno o di Baronissi, ma dietro quelle festose ricorrenze, così care ai più piccini, ci sono decenni di pratica speleologica. Ne sono passati tre, da quando alcuni soci della Sezione di Salerno del Club Alpino Italiano decisero di fondare un gruppo speleologico, aumentando il numero di attività connesse alla montagna da proporre ai salernitani e non solo. Il Gruppo Speleologico CAI Salerno, attivo soprattutto nella provincia di appartenenza, ricchissima di fenomeni carsici sia profondi sia superficiali, si è dedicato fin dall’inizio all’esplorazione di cavità naturali, concentrandosi soprattutto sull’area cosiddetta dei Monti di Sarno, con particolare attenzione alle grotte dalle quali scaturiscono corsi d’acqua. L’interesse per l’utilizzo delle grotte come luoghi di culto ha trovato uno sbocco naturale nello studio di alcune di esse, soprattutto dal punto di vista storico e topografico: la Grotta del Cimitero di Atrani, che presenta al suo interno la chiesa di S. Michele Fuori le Mura, realizzata tra l’XI ed il XII secolo; la grotta di S. Magno, situata sull’omonima collina nel territorio di S. Mango Piemonte, ancora oggi meta di pellegrinaggi; la Grotta dell’Angelo a Giffoni Sei Casali, dedicata al culto di S. Michele. Non sono mancate tuttavia le incursioni in territori lontani, geologicamente diversi da quelli frequentati abitualmente, come la partecipazione a una campagna esplorativa nei gessi della Sicilia centrale, nel 1991, e in quelli romagnoli, nel 2013, per visitare alcune grotte, in compagnia di colleghi locali. Nell’ambito delle cavità artificiali si ricordano le esplorazioni della miniera di Ittiolo presso Giffoni Valle Piana, di quella di lignite presso Acerno e di alcune opere idrauliche sotterranee antiche e moderne, nonché una ricognizione degli Urtuni, antichi ripari scavati sul versante occidentale del Monte San Giovanni a Andretta (AV). La sinergia determinata dalla collaborazione con altri Gruppi ha permesso di raggiungere i traguardi più importanti: poiché il mondo sotterraneo, grazie alle continue scoperte, si accresce progressivamente, divenendo in seguito oggetto di studio e di tutela, si rende sempre più necessario concentrare gli sforzi e le persone intorno a obiettivi precisi, a prescindere dall’appartenenza. Il sodalizio salernitano, insieme a quelli delle Sezioni CAI di Napoli e Avellino, al Gruppo Natura Esplora di Summonte e al Gruppo Speleologico del Matese, diede un contributo determinante alla formazione della Federazione Speleologica Campana, che nacque proprio nei locali della Sezione CAI in via Porta di Mare, nell’autunno del 1998. Nei primi anni duemila si concretizzò, anche grazie all’apporto degli speleologi salernitani, la realizzazione del Progetto Catasto, finanziato dalla Regione Campania, mediante il quale venne effettuato un censimento di tutte le grotte della regione e fu realizzata una pubblicazione di rilevante importanza: il volume “Grotte e speleologia della Campania”, edito da Sellino nel 2005. Col Gruppo Speleologico del CAI di Napoli, in particolare, nei primi anni Novanta gli speleologi salernitani esplorarono la Grotta dello Scalandrone, che si apre nelle Pendici del Monte Accellica e è percorsa da un torrente sotterraneo che contribuisce alla formazione del fiume Picentino. Tra il 1994 e il 1995 i due gruppi scoprirono nuove diramazioni della Grotta di Castelcivita e quattro cavità naturali nei pressi di Acerno. Nel 2017 la collaborazione di entrambi i gruppi con altre organizzazioni analoghe campane, pugliesi, lucane e calabresi, fruttò la scoperta dell’Abisso Collettivo dei Piani Aresta, nel territorio di Petina, un inghiottitoio profondo 130 metri, dopo diversi fine settimana impiegati per liberare l’ingresso dai detriti che lo ostruivano da tempi immemorabili. Per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente ipogeo, il Gruppo Speleologico CAI Salerno si è reso anche protagonista di interventi di bonifica ambientale, come il recupero di rifiuti nell’Inghiottitoio del Bussento, presso Caselle in Pittari, anch’esso effettuato in collaborazione col G.S. CAI Napoli, nel settembre del 2005. Altre attività di volontariato  interessano l’ambito del soccorso in grotte, forre e zone impervie. Molti dei soci, nel corso degli anni, sono entrati a far parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, e tutt’ora il Gruppo continua a fornire volontari. Il GSCAISA ha contribuito alla diffusione della pratica speleologica nel nostro territorio mediante l’organizzazione di ventotto corsi di introduzione alla speleologia. Una grande attenzione è stata sempre rivolta anche ai più giovani, attraverso attività dedicate a gruppi scout, scuole e università.