Il demone del gioco, la caduta, il vortice della vita

Scritto da , 4 marzo 2018

Successo di critica e pubblico per la rilettura di Gabriele e Daniele Russo de’ “Il giocatore” di Fedor Dostoevskij. Questa sera in pomeridiana l’ultima replica

 Di OLGA CHIEFFI

 “Un’ ora datemi solo un’ora!”. Su questa frase ricorrente più volte si basa Il Giocatore di Fedor Dostoevskij, la cui interessante trasposizione drammaturgica è in scena al Teatro Verdi di Salerno. Gabriele Russo, schizza sul palcoscenico una Roulettenburg senza tempo, poiché le somme giocate vengono declinate in dollari, rubli ed euro, descritta dal genio moscovita nel 1866, che splendidamente si è intonata al palcoscenico del nostro massimo datato 1872, simboleggiante attraverso i parati strappati, la decadente società russa, popolata di coloriti soggetti,  attori di uno stesso dramma; dove anche l’amore finisce per essere un azzardo. Sul palcoscenico, in proscenio due scrittoietti: il tempo fugge inesorabile per Aleksey, segnato da una clessidra, lo stesso morde Fedor, il quale promise di scrivere “Il giocatore” in soli trenta giorni, un impegno capestro con l’editore Stellovskij, una scommessa entusiasmante: la mancata consegna entro il primo novembre di questo lavoro, avrebbe automaticamente consentito all’editore di stampare per nove anni e senza pagamento di diritto tutte le opere edite o inedite, dello scrittore moscovita. Per guadagnar tempo, Dostoevskij risolse di assumere una giovane stenografa, Anna Grigor’evna Snitkina, di cui si innamorò rapidamente e si affrettò a sposare qualche mese più tardi, per quindi lasciarsi di nuovo attanagliare dalla ludopatia e incominciare a girovagare per l’Europa per sfuggire ai creditori. “Il giocatore” rappresenta la disillusione di poter raccontare la “storia della rinascita di un uomo”. Un uomo, su una sedia a rotelle, occupa, con una benda sugli occhi, ceco come la fortuna e ceco nei confronti del suo essere, reso tale dal gioco, entra in scena spinto da un uomo in frak e guanti bianchi, croupier, maligno, che si diverte a farlo girare paurosamente, dominandolo completamente: la vita è nelle sue mani, il baratro è ad un passo. E’ lui il giocatore. Aleksej Ivanovic al tavolo perde tutto, compreso l’amore di Polina Aleksandrovna, proprio perché pensa di poter vincere a quella roulette, simile ad una ruota della sedia a rotelle, che è solo una metafora. Il giocatore è ancora un ingenuo: desidera sbancare il casinò, ma esclusivamente per conseguire uno status che lo elevi al rango di quella “forma squisita” di cui De Grieux è naturalmente portatore in quanto francese. Non capisce, il povero Alekseij, che quella forma può essere facilmente liquidata, non ponendosi nei suoi confronti schiavi di un complesso di inferiorità, bensì demolendola dall’alto della superiorità russa. Protagonista femminile è Polina Aleksandrovna che ha scene in cui rifiuta di mettere in gioco sentimenti e carnalità in cambio di denaro: lo fa buttando in faccia ad Aleksej i cinquantamila franchi che questi ha vinto alla roulette per riscattarla da De Grieux, la stessa scena in cui Prokofev fa esplodere quel tremendo “Comprami adesso tu! Comprami tu! Vuoi?”. La ruota della roulette imperversa sulle pareti del teatro, mentre i grani delle clessidre scorrono ineluttabili, segno della “vanità” umana. La ricerca dell’apparenza, la sete spasmodica del denaro e la rincorsa ad un ruolo fittizio nella società, sono alla base dei peggiori comportamenti umani: ipocrisia, meschinità e debolezze infantili. Il tutto affidato al caso come se la vita fosse solo un terribile gioco d’azzardo. Un gioco in cui non trovano più spazio i sentimenti e tutto si riduce al soddisfacimento delle proprie necessità, caratterizzanti personaggi, che si alternano tra il tragico e il comico, tra i quali si solidifica un’unica certezza che oggi potremmo definire come “la morte della pietà”. L’unico personaggio che Dostoevskij appare tollerare è il suo alter ego Aleksej Ivanovic, l’uomo che decide sistematicamente di fare la scelta sbagliata al momento giusto e che lo scrittore accompagna verso una caduta senza fine e senza speranza di possibile riscatto perché, come Aleksej dice: “Domani, domani finirà tutto!”. Tutti perfettamente nei ruoli gli attori, abili nel gestire i tempi scenici, i concitati, con grande affiatamento sul palcoscenico, a partire da Aleksej Ivànovic (Daniele Russo), Polina (Camila Semino Favro), Il generale russo, interpretato da Marcello Romolo, M.lle Blanche (Martina Galletta). Mr. Ashley (Alfredo Angelici), il marchese De Grieux (Sebastiano Gavasso), il croupier (Alessio Piazza) ed un’eccezionale Paola Sambo, Antonina Vasil’evna, la baboulinka, ben diretti da Gabriele Russo, cui unico neo intravvediamo nella gratuita mescolanza biografica sulle tracce del film “The great Sinner”. Applausi a scena aperta per tutti “les jeux sont faits!”.

Consiglia

Cronaca

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->