Il delfino più elegante

Scritto da , 27 gennaio 2018
image_pdfimage_print

Nella eterna rivalità tra Napoli e Salerno in tutti gli sport d’acqua il trionfo dello stile fuori e dentro l’acqua dell’indimenticato Ladislao Palumbo

Il nuoto napoletano degli anni 50/60/70 ha sempre prodotto dei grandi delfinisti, a cominciare da Fritz Dennerlein, per proseguire con Antonello Rastrelli, Gianpiero Fossati, Antonio Attanasio, Fonny Furgiuele, Mario Occhiello, Maurizio e Peppe Castagna. Equamente divisi tra i tre Circoli Napoletani (Canottieri, Rari Nantes e Posillipo) , non si contavano le medaglie che questi ragazzotti portavano a casa, rivaleggiando tra loro lealmente, ma lasciando sempre fuori dal podio il resto d’Italia. Tutti però dovettero prima o poi fare i conti con un esile e timido salernitano, tal Ladislao Palumbo. Riservato, dai modi poco goliardici, dotato di un’ acquaticità fluida ed elegante, portava da solo sulle sue belle spalle il carico di rivaleggiare con i cugini napoletani, che erano però in tanti. Lui era da solo. Ma, agli Italiani, nei Meetings, nei raduni collegiali, tutti, a turno, si trovarono dietro la gambata di Ladi, potente, ma sinuosa, che sosteneva una bracciata quasi innaturale, tanto era facile ed efficace. Tutti erano coscienti che il delfino più bello a vedersi era il suo. Ladi non era un accanito nel cercare il risultato, a lui bastava celebrare il suo sport con la sua passione per l’acqua, un esteta del nuoto, come ogni giorno amava ricordare ai suoi vecchi amici sui social. Chiunque abbia praticato questo sport in quegli anni coltivandone il ricordo, amava Ladislao, che con la sua dedizione, ha poi risvegliato in tutti quelli della sua generazione il ricordo di quel ragazzo timido ed elegante che se ne stava in disparte. In realtà il Ladislao uomo aveva battuto tutto e tutti, conservando la sua serenità d’animo e l’amore per l’insegnamento del nuoto. Una volta mi portò a vedere dov’era il suo negozio di dischi, a Salerno mentre ero impegnato in Aida . “ Oggi c’è la generale, vieni a vederla !”, gli dissi. Ma dopo il Trionfo mi sussurrò: “ Ricca’, nun ci’a faccio cchiu’, ce vedimmo, statte bbuono!” . Ladi mancherà a tutti, sperando che Salerno, città che non dimentica i suoi figli migliori, possa un giorno dedicargli una piscina, una qualsiasi struttura sportiva.

Riccardo Canessa

Regista teatrale e pallanuotista della Rari Nantes Napoli

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->