Il Comune ignora Matierno, il quartire chiama il Gabibbo

Scritto da , 24 Marzo 2013
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Matierno ha deciso: «Solo il Gabibbo potrà salvarci». Chiamare Striscia la notizia per accendere le luci su un quartiere che ormai viene ignorato dal comune, questa la proposta che verrà fatta dall’associazione Nuova Matierno agli abitanti del quartiere. Era il 21 febbraio e mancavano pochi giorni alle Politiche, quando l’associazione Nuova Matierno convocò una conferenza stampa per far notare il degrado in cui versava il quartiere, quella stessa mattina però una lettera del comune, con cui si prometteva un’assemblea pubblica ai primi di marzo, fece annullare la conferenza stampa. Da quell’incontro con la stampa, rinviato all’improvviso, sono passati 30 giorni e ancora di più ne sono passati da quando l’associazione in zona sta cercando di avere un incontro con il primo cittadino, ma niente solo comunicazioni su comunicazioni, promesse d’incontri che come la neve di marzo si sono sciolte piano piano. In seguito a queste continue promesse da marinaio i membri dell’associazione Nuova Matierno si sono stancati e per questo, il quattro aprile convocheranno una pubblica assemblea: «Quel momento sarà l’occasione giusta – afferma Enrico Cipriani membro di Nuova Matierno – di parlare con tutti gli abitanti del quartiere e discutere della concreta possibilità di chiamare Striscia la notizia, poiché crediamo che, solo tramite l’esposizione mediatica, sarà possibile richiamare le giuste attenzioni su quartiere, che sembra essere dimenticato dall’amministrazione comunale». Striscia per mettere al centro del dialogo con il comune le necessità di una frazione della città: «Chiederemo ai presenti la sottoscrizione del contratto di quartiere, inoltre della grande carenza del verde pubblico e del degrado generale della zona e della rimozione dei prefabbricati leggeri di via Dei Sanniti. L’amministrazione comunale ormai fa orecchie da mercante sulle nostre richieste, i continui rinvii degli incontri prima programmati e poi annullati ci hanno fatto dire basta, ora vogliamo porre in essere misure serie per risolvere i problemi, senza ciò sarà difficile andare avanti».

 

24 marzo 2013

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