Il Clan Pecoraro-Penna mi condannò a morte

Scritto da , 11 ottobre 2018
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di red.cro.

Doveva essere eliminata perché ritenuta personaggio scomodo al clan Pecoraro-Renna. Lo avevano deciso durante una cena i referenti della Piana del clan camorristico. Pare sia stata la stessa collaboratrice di giustizia picentina a raccontare agli investigatori di dover essere eliminata. Da alcune indiscrezioni trapelate sembrerebbe che la condanna a morte sia stata decisa a tavolino tra una donna del clan ed uno dei reggenti il sodalizio, uomo di fiducia del capoclan, all’epoca dei fatti già detenuto. Si tratterebbe di dichiarazioni che al momento sono ancora al vaglio del magistrato della direzione
distrettuale antimafia della Procura di Salerno, che ha raccolto i racconti della collaboratrice di giustizia, attualmente affidata al servizio di protezione. La stessa, pare, abbia raccontato anche particolari di episodi che l’hanno riguardata in prima persona. Storie del suo vissuto personale che si è intrecciato con altri soggetti che vivono o operano tra i Picentini e la Piana del Sele. E, pare che di storie da raccontare la donna, non proprio giovanissima, ne abbia davvero tante. Già in passato la stessa avrebbe rivelato agli inquirenti qualche retroscena legato ad alcuni affiliati al sodalizio criminale
egemone tra la Piana e i Picentini. Forse è stato proprio questo, il suo parlare troppo con chi non avrebbe dovuto, la motivazione alla base della decisione di chiuderle la bocca. La decisione era stata assunta, ma non è stata concretizzata. Forse qualcosa è andato storto. Fatto sta che la stessa destinataria dell’ordine di morte sarebbe stata informata successivamente della decisione di ucciderla e dei mandanti. Le dichiarazioni della lady del clan saranno messe a confronto con quelle rese dagli altri affiliati al clan operante a sud di Salerno, oggi collaboratori di giustizia.

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