Il ciclismo scuola di vita

Scritto da , 8 Maggio 2015
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Questa sera, secondo appuntamento con GeoGrafie al Piccolo teatro De Giullare dove alle ore 21 andrà in scena “Spingi e respira”

 Di OLGA CHIEFFI

La fatica, l’impegno, il sudore, le strade da percorrere, le montagne da scalare. E ancora, le strategie di gara, i percorsi, le vittorie e le sconfitte. Lo sport specchio della vita. Uno sport cosiddetto “minore”, il ciclismo, può insegnare a chi lo pratica ideali semplici, ma al tempo stesso essenziali e importanti, quali: sacrificio, umiltà, equità tra le persone, dedizione a ciò che si è scelto, ma anche il sapersi mettere in gioco, il coraggio, per arrivare a raggiungere il traguardo prefissato, doti utilissime in tempi duri come quelli che stiamo attraversando oggi. Il ciclismo, uno degli sport più faticosi, in cui si è soli con se stessi, non può che essere una delle metafore più forti dell’esistenza, come lo sono gli sport del mare, l’atletica, il nuoto, il biliardo, l’equitazione, tutti gli sport. A volte, infatti, ti mette di fronte a scelte, inaspettate, ma importanti, come l’avere successo e ricchezza ingannando tutti e in questo caso, facendo uso di sostanze dopanti, o rimanere nell’ombra, ma essere consapevoli di aver fatto una scelta, scomoda, ma moralmente superiore. La vita è racchiusa in una gara ciclistica: umiltà per dover a tutti i costi far vincere il capitano della squadra, anche se si potrebbe fare l’opposto; lealtà verso, non solo i compagni e colleghi, ma verso anche tutti gli appassionati, quindi lealtà nella scelta di non doparsi; fatica, dedizione in ciò che si è scelto e in cui si crede; coraggio nel saper mettersi in gioco e “attaccare l’avversario”, senza paura di crollare, si decide e si va senza guardare mai indietro.  Parte da qui la scelta di Lorenzo Praticò, giovane attore e autore reggino, di mettere in scena uno spettacolo teatrale in cui la bicicletta, presente sul palco non come oggetto a sé stante, ma come elemento vivo, diventa strumento di racconto di una  vita, di tante vite, di un rapporto padre-figlio, di amori, di passioni, di vita. Uno spettacolo che, oggi, alle ore 21, ospite del palcoscenico del teatro il Giullare di Salerno, quale secondo appuntamento della rassegna GeoGrafie diretta da Vincenzo Albano, va oltre il teatro di narrazione, per ricercare qualcosa di più: è teatro anche “fisico”, è teatro che unisce video e azione scenica, e immagini (come le illustrazioni del “Racconto di Sara” di Fabrizio De Massimo), è teatro in cui il dialetto è la lingua del ricordo, del dialogo, della famiglia. E’ teatro d’attore, con Praticò, che riproduce la fatica del ciclista, e si “sdoppia” nella narrazione e nel ricordo. Verrà evocata anche l’impresa di Fiorenzo Magni, il grande corridore, e della sua epica corsa condotta a termine con successo, nonostante il dolore lancinante alla spalla, dopo una caduta. Uno sport il ciclismo che toccheremo con  mano: l’asprezza e, pur, la gioia  infinita, in cui si è soli a combattere con la strada, lontani dai clamori della comunicazione, attori di uno sport poveri e durissimo, capace di rendere l’uomo partecipe dell’in-sé.

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