Il Castello dei Sanseverino a rischio crollo

Scritto da , 25 Marzo 2019
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di Arch. Carmine Petraccaro

Devo subito dire che di fronte allo scenario del crollo e/o “sbrecciatura” del cantonale della Torre -Nord del Castello dei Sanseverino si prova smarrimento e sconforto tanto più che per la sua imponenza e la sua storia (è la prima cinta a difesa del nucleo Palaziale) essa rappresenta il simbolo del maniero. Smarrimento perché era difficile immaginare che potesse avere cedimenti simili la massiccia mole di questa struttura, sia pure provata dal tempo e dagli interventi realizzati con l’ultimo lotto che interessa proprio questo sito (per intenderci quello appaltato il 30 luglio 2009 per un importo di € 5.290.972,79 la cui Direzione dei Lavori veniva affidata dall’Amministrazione allora in carica al Funzionario della Soprintendenza BAP di Salerno architetto Giovanni Villani). Il Direttore dei Lavori dell’epoca, malgrado la stessa Soprintendenza avesse già approvato il progetto propedeutico all’appalto dei lavori, mise in campo tempestivamente (si presume per la conoscenza “approfondita” del Castello) una Variante in Corso d’ Opera trasmessa al Comune di Mercato San Severino in data 15/09/2010 (lavorando nel mese di Agosto) e poi approvata dalla Soprintendenza BAP di Salerno (ufficio di cui il progettista, architetto Giovanni Villani, era anche un funzionario) in data 2/11/2010 prot. 26993. La Variante in Corso d’Opera in sostanza unificava gli stralci e trasformava le opere di Consolidamento e Restauro delle Mura di cinta e i Manufatti esistenti in opere certamente al momento meno necessarie quali la disinfestazione e pulizia delle pietre anche con getto di acqua a pressione, la rimozione di arbusti, il disfacimento di muratura, la pulizia del paramento murario, la realizzazione di sentieri con pavimento in pietra locale (probabilmente ipotizzando una nuova “Via Appia”), la spazzolatura e rotazione di pavimentazione, il tutto per un importo complessivo previsto di € 3.241.656,27. Basti dire che la sola voce corrispondente alla pulizia delle pietre con getto di acqua a “pressione” ha visto impegnato un importo pari a € 652.028,93 (seicentocinquantaduemilaventotto/93). Bisogna prendere atto che, malgrado le contestazioni del sottoscritto effettuate con comunicazioni indirizzate all’Ente, allo stesso Direttore dei Lavori e alle Autorità Terstate eseguite con estrema leggerezza e superficialità opere perfettamente inutili e, come dimostrato dagli ultimi accadimenti, addirittura pericolose per la conservazione del Monumento visto che la tipologia muraria del Castello non è compatibile con la tipologia degli interventi effettuati. Se posso permettermi affermazioni simili è perché conosco ogni palmo dell’intera struttura avendo, a differenza di altri, calpestato ogni metro quadrato dell’intera area e osservato e rilevato ogni manufatto presente per poi elaborare un progetto che, con dovizia di dettagli, favoriva la “Conservazione” del sito. Purtroppo ancora una volta devo constatare che, alla fine, il Castello non interessa se non per la possibilità di attrarre “finanziamenti”. Di come vengano eseguite le opere poco importa. La Storia, le Teorie del Restauro e le Leggi in materia di Conservazione dei Beni Culturali risultano disattese se non ignorate con i risultati che vediamo. L’area del Castello, nonostante tutti gli impegni di spesa di questi ultimi 30 anni, è tornata nelle condizioni in cui era all’inizio del secolo scorso e, addirittura, le condizioni dei manufatti esistenti sono peggiorate. I trattamenti fatti alle pietre, la quantità di corteccia di pino utilizzata per i sentieri, il diserbante e la disinfestazione contabilizzata avrebbero dovuto evitare la crescita di erba e/o arbusti per almeno 100 anni e bloccare ogni crollo ma non è andata così. Pur non volendo fare la Cassandra della situazione devo sottolineare che non solo la Torre di Piazza D’Armi ma l’intera struttura difensiva e l’Area Palaziale, interessate dai lavori dell’ultimo lotto, sono in pericolo. Le poche pietre messe all’interno dei pannelli murari compromessi, tutt’ora visibili, risultano letteralmente “incollate” senza che gli operatori avessero una minima cognizione sulle modalità esecutive e sulla necessità di ristabilire la continuità strutturale all’interno dei pannelli murari. Pannelli murari compromessi dal tempo e dall’azione del vento che ha letteralmente spazzato via la calce che, già disidratata, ha perso ogni capacità legante ed è evidente che la continuità strutturale si può ottenere solo intervenendo dove necessario con l’ammorsatura dei conci. E, invece, l’Area Palaziale con la sua parte di accesso “pusterla” è stata oggetto di un balordo intervento di messa in sicurezza con l’inserimento di una putrella in ferro (come è possibile vedere dalla foto) che certamente ne ha ulteriormente compromesso la stabilità resa ancora più precaria dall’utilizzo invasivo dei mezzi meccanici che hanno attraversato la stessa durante i lavori. Nelle Mura, poi, sono stati inseriti nuovi conci di pietra ed effettuate delle vere e proprie “ricostruzioni” peraltro non previste in nessun progetto e non verificate strutturalmente malgrado in alcuni punti superino i sette metri. E pensare che le nuove norme in vigore dal 2006 impongono la verifica strutturale e il Deposito al Genio Civile anche per i muretti a secco di altezza superiore a 1 mt. Possibile che chi ha progettato la Variante e Diretto i Lavori non conosca le Norme che regolano tutto ciò e le Teorie del Restauro che sono alla base di ogni scelta? Come mai le Denunce presentate alla Procura della Repubblica, al Genio Civile di Salerno e alla stessa Soprintendenza BAP e Soprintendenza Archeologica non hanno mai avuto riscontro? Perché, nonostante la pericolosità del sito, amplificata dalla criticità delle opere, eseguite o non eseguite affatto, sia stata più volte segnalata al Sindaco dell’Epoca e al Responsabile del Procedimento, oltre che alle Autorità Territoriali preposte, non si siano presi provvedimenti e addirittura siano state programmate visite didattiche da parte dei Dirigenti Scolastici anch’essi debitamente informati? Fortunatamente finora non si è verificato nessun incidente ma se il crollo fosse avvenuto durante una di queste visite cosa sarebbe accaduto? La Storia e la Memoria devono essere presenti nella coscienza degli operatori prima della Tecnica. Prima di agire è necessario procedere con attente riflessioni e valutazioni, nella consapevolezza che, in questo settore, ogni scelta decide la “vita” o la “morte” di pezzi unici e irripetibili della nostra identità. Chi si occupa di questi temi non può essere solo un “tecnico”. L’amore per le “rovine” e per la storia deve entrare nel sangue altrimenti continueremo ad assistere a crolli e se ai crolli provocati dai Terremoti si aggiungono quelli provocati dalla mano dell’uomo, del nostro passato che cosa resterà? Chiudo queste mie riflessioni con una frase del mio amico prof. ing. Massimo Mariani già Presidente del CNR “…non sono stati i Barbari a demolire le nostre Chiese, i nostri Monumenti, ma i Terremoti e gli interventi dell’uomo che non comprende a pieno la natura dell’opera, il suo comportamento strutturale e ignora la “memoria” anche quella dei Terremoti.”

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