Il caos dei fondi rurali, la Finanza acquisì primi atti già a gennaio

Scritto da , 16 Aprile 2020
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di Andrea Pellegrino

Ad inizio anno la Guardia di Finanza aveva già acquisito i primi atti dopo le denunce sulle anomalie sui bandi per i progetti di sviluppo rurale ora finiti anche all’attenzione della Procura della Corte dei Conti dopo l’esposto presentato dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Michele Cammarano e Gennaro Saiello. Bandi, graduatorie, proroghe e modalità cambiate in corso d’opera che hanno bloccato le misure approvate nel 2017. Uno stanziamento da 140 milioni di euro, un fiume di soldi da destinare alle aziende per investimenti nel campo rurale e nel campo giovanile. Graduatorie provvisorie, con punteggi variabili e modalità diversificate per province. Una gestione politica affidata a due diverse gestioni: quella iniziale di Franco Alfieri, all’epoca consigliere per l’agricoltura del presidente De Luca, incarico mantenuto fino all’elezione a sindaco di Capaccio, e poi a quella attuale di Nicola Caputo, ex eurodeputato dem, ripescato a Palazzo Santa Lucia dal governatore dopo la mancata rielezione. E si racconta che di recente, sull’argomento, Caputo e De Luca non siano proprio in sintonia. Un caos che coinvolge aziende ma anche tecnici che nel corso degli anni hanno anticipato, in alcuni casi, anche fondi in attesa dello stanziamento definitivo. Il tutto mentre cambiavano le modalità di finanziamento. Da qui le denunce, oltre i ricorsi al Tar, che hanno fatto avviare una prima acquisizione di atti già ad inizio anno. Attività che ora potrebbe proseguire dopo l’esposto depositato e protocollato alla Procura della Corte dei Conti di Napoli. «Troppe ombre», dicono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Occorre salvaguardare le aziende agricole che rischiano di cadere nel baratro a causa delle procedure regionali relative ai Piani di sviluppo rurale 2014/2020, che rischiano di fare più danni della stessa epidemia di Covid 19. Pare che sia imminente – rivelano i consiglieri M5S – la pubblicazione, dopo due anni, dei decreti di concessione di aiuto. Un’iniziativa che andrebbe a inasprire una situazione oramai complessa, dove solo l’impegno concreto della Regione Campania a far sviluppare le aziende grazie al Psr potrebbe contribuire a tutelare se non a salvare del tutto un intero comparto. E’ il momento di prendersi delle responsabilità e dare risposte chiare. Istituire nuove pratiche non fa altro che bloccare l’erogazione degli aiuti, andando ulteriormente ad allungare i tempi di attivazione dei decreti. Le nuove istruttorie – concludono Cammarano e Saiello – andrebbero a stravolgere graduatorie già pubblicate, e gli imprenditori hanno già dato il via ai lavori, anticipando risorse di tasca propria, fiduciosi di un decreto che forse non arriverà mai».

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