Il canto perduto di Napoli

Scritto da , 14 Luglio 2016
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Don Michele Pecoraro, questa sera, alle ore 21, in palcoscenico all’Arena Archeologica di Fratte con il suo ensemble per il restauro del grande organo Tamburini della cattedrale di Salerno

Di Olga Chieffi

“Napule è na canzona” è il titolo del concerto che questa sera, alle ore 21, si terrà nell’Area Archeologica di Fratte a Salerno per la XIX edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia in tour”. Una serata, questa, per una beneficenza particolare, il grande organo a canne della Cattedrale di Salerno costruito da Giovanni Tamburini nel 1954. Uno strumento unico, suddiviso in quattro corpi pensili non poggianti su cantorie: due contrapposti ai lati del coro (al termine della navata centrale), due più grandi a ridosso di ciascuna delle due pareti fondali del transetto, 47 registri per tre tastiere di 61 note ciascuna (Do1-Do6) ed una pedaliera concavo-radiale di 32 note (Do1-Sol3). Un progetto per il quale sono stati richiesti oltre centomila euro, già in nuce ai bei tempi del Salerno Festival, quando i fratelli Ambrosio volevano donare alla città, sia il restaurato strumento, sia quale progetto artistico, l’integrale dell’opera organistica di Anton Bruckner. A salire sul palco, per la raccolta fondi, sarà proprio il parroco della cattedrale, don Michele Pecoraro, con Nicola De Angelis alle tastiere, Gerardo Genovese alla chitarra, Matteo Masullo al mandolino e Michele Barbarulo al flauto. A far da preludio al concerto alle ore 20, ci sarà il secondo incontro della mini rassegna letteraria “Preludio Noir” durante il quale si sveleranno, ovviamente solo in parte, alcuni particolari del libro “Il ladro di ricordi” di Alessandra Pepino; con l’autrice dialogherà Brunella Caputo. Si sentiva cantare. A Napoli, forse fino ad una cinquantina di anni fa, si sentiva cantare un po’ da per tutto, senza “chitarre e manduline” e senza alcun accompagnamento. Il canto non era una rappresentazione a beneficio di altri, si cantava per sé: per “sbariare”, per vivere un momento di pausa, per commuoversi o rallegrarsi. Da un balcone aperto o dalla strada veniva, ogni tanto, una canzone, un ritornello, una frase, voci di gente comune, voci isolate, voci di chi, forse, voleva inconsciamente placare una pena o ingentilire per un attimo il tran tran quotidiano. E come chi legge un libro interagisce con la pagina scritta, interpretando in maniera personale fatti e personaggi, così, chi canta, frugando soprattutto nella sua memoria, contribuisce un poco a ricreare quel canto. Le canzoni rappresentano la storia di un popolo che attraverso altissimi versi e musica immortale, si è posto in cammino, cantando il suo amore, aprendosi ad ogni contaminazione, pur mantenendo intatta la propria inconfondibile identità, misteriosa e sfuggente. Poi, si è sentito cantare sempre meno; questo bisogno, nei napoletani, diventati come tutti più spettatori che attori e, quindi, più ascoltatori che “cantatori”, oggi sembra quasi estinto. Don Michele Pecoraro ci accompagnerà in un viaggio musicale sulle tracce della sirena Partenope, un excursus nella storia della tradizione partenopea attraverso le pagine di  Labriola, De Curtis, Lama, E.A.Mario, Di Capua, Mazzocco, Gambardella e l’omaggio ad innumerevoli musicisti anonimi. Musiche e versi che con i loro contenuti hanno raccontato semplicità ed erotismo, essoterismo e magia, rituali sacri e profani, feste popolari. Ed è proprio qui che trova origine questo incredibile canzoniere, dove le suggestioni, le intonazioni, le evocazioni del nostro vernacolo si trasforma in un canto ora dolente, ora euforico, capace di esprimere l’eterno incanto dei sensi di questa magica sirena Partenope. Dal mare nascono e al mare ritorneranno, infatti, le note di questo concerto, che abbracciano la tradizione popolare, la “poesia cantata” del repertorio d’autore, completata dalla memoria sonora collettiva con il vigore ritmico e l’aggressività espressiva che sa trasformarsi in danza e nella eterna sfida del popolo partenopeo alla vita.

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