Il bestiario d’amore di Capossela

Scritto da , 17 Agosto 2022
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di Monica De Santis

“Che cos’è l’amor / Chiedilo al vento / Che sferza il suo lamento sulla ghiaia / Del viale del tramonto…” Che cos’è l’amor, chiedilo a Vinicio Capossela, cantautore, polistrumentista e scrittore italiano, che questa sera lo racconterà con musica e parole, sullo sfondo del tempio di Nettuno a Paestum nell’ambito dell’edizione 2022 della rassegna musicale che si sta svolgendo nelle aree archeologiche di Paestum e Velia . Partendo dal suo “Bestiario d’amore”, ultimo Ep pubblicato nel 2020, composto di 4 brani di ambientazione trobadorica che conclude il viaggio nel medioevo fantastico di “Ballate per uomini e bestie” affrontando l’ultimo e il più grande dei misteri della natura umana: l’amore, il cantautore italiano regalerà al pubblico di Paestum un viaggio tra “Musica & Parole” dedicato alle forme che l’amore può felicemente incarnare seguendo lo schema dei bestiari medievali. Capossela partirà dalle canzoni del disco per poi creare, attingendo dalla sua vasta carriera, un percorso narrativo e musicale più ampio che lo porterà ad esplorare le rivoluzioni che l’amore realizza in tutte le sue forme. Al suo fianco saranno in scena Alessandro Asso Stefana, Raffaele Tiseo e Vincenzo Vasi. “L’Amore apre i cancelli allo zoo interiore che ci portiamo dentro. – ha detto proprio Capossela – Attiva in noi il lupo, il coccodrillo e la sirena, ci rende parenti stretti del licantropo, del corvo e dell’asino selvaggio, ci rende credibili la fenice e l’unicorno. Insomma mette in moto e rivela un intero bestiario d’amore, perché l’innamorato è un mostro, sopraffatto dalla necessità di mostrarsi. Mostrare il proprio stato o nasconderlo, abitare l’incantesimo o romperlo, abbracciare la trasformazione o respingerla sono soltanto alcuni piccoli casi degli smisurati quesiti che lo stato febbrile pone. Non potendo evitare l’amore lo celebreremo quindi in forma di bestiario usando tutte le allegorie che la natura animale offre. – conclude il cantautore – Per iniziare, ci rivolgeremo a una lettera scritta da un erudito del milleduecento, Richart de Fornival, e al suo bestiario d’amore”. nato in Germania nel 1965 da genitori di origine irpina viene chiamato Vinicio come omaggio ad uncelebre fisarmonicista. Cresce artisticamente nei circuiti underground dell’emilia romagna, fino ad essere notato e lanciato da Francesco Guccini. Debitore nella sua visionarietà poetica verso gran parte della letteratura del Novecento Capossela ha scritto nel marzo del 2004 un libro, “Non si muore tutte le mattine”. Il suo album d’esordio, All’una e trentacinque circa, del 1990e si aggiudica la Targa Tenco fra le opere prime. Ad esso è seguito poi Modì che prende il nome dalla canzone omonima dedicata alpittore Amedeo Modigliani. Nel 1996 esce “Il ballo di San Vito” definito dallo stesso Vinicio non un disco, ma una vicenda. Autore di 11 album registrati in studio, 3 album dal vivo, 2 raccolte, 2 Ep e 5 libri, 5 Premi Tenco e del Premio De Andrè alla carriera in oltre 30 anni di carriera, oggetto a sua volta di una decina di monografie e studi, apprezzato anche all’estero dove i suoi concerti-spettacolo fanno il tutto esaurito, Vinicio Capossela è uno dei pochi artisti a 360 gradi che abbiamo in Italia che vale sicuramente la pensa questa sera di andare a vedere.

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