I vuoti a perdere

di Michelangelo Russo

La battaglia per evitare che lo storico palazzo di Giustizia di Corso Garibaldi diventi un blasonato vuoto a perdere in pieno centro segna, al momento, una battuta d’arresto per l’estate incipiente. Ma agosto vedrà il riaccendersi dei riflettori sui progetti e gli annunci di propaganda, in attesa delle elezioni di ottobre. Un mistero fitto avvolge, per ora, i luoghi e i contenuti di fioriture museali di prossimo arrivo, non si sa per ternare che cosa del passato glorioso della nostra terra da spolverare dopo averlo sottratto alle cantine e ai tuguri in cui è sepolto nell’indifferenza. Ben venga tutto. Chiarimenti forse li porterà il festival delle colline salernitane, perché è prevista per la sera del 4 agosto, nell’anfiteatro di Tenuta dei Normanni di Giovi Bottiglieri, uno straordinario programma dal titolo “Un Museo per Salerno. Idee e progetti”. Era ora! Finalmente sapremo quale destino di eternità avrà il nome di Salerno attraverso la musealizzazione della sua storia. Bisogna intendersi, però. Il territorio cittadino e limitrofo ha già una serie di micromusei che fanno da alibi, tuttavia, all’abissale mancanza di un circuito virtuoso ruotante intorno ad istituzioni stabili di forte impatto culturale a livello nazionale.Manca il grande contenitore che racconti i luoghi unici del Mediterraneo, da Capri al Cilento del Mito, che ospitarono i più grandi artisti del mondo fino agli anni ’70 del secolo scorso. Non c’è niente, nell’area culturale residua che tenti di animare le stanche e periferiche manifestazioni estive della Città, che apra i confini del circuito chiuso della vecchia nomenclatura legata nel tempo antico agli ambienti dei fasti pre e post Tangentopoli. La cultura a Salerno è stretta nella morsa di un circuito chiuso autocelebrante che manca totalmente del brio della novità e degli spiragli per lo sviluppo di un filo di originalità creativa e coinvolgente.

Ora, vediamo quali possono essere le proposte di un museo. Scartiamo proposte di un museo della Salernitana, che pur sono state avanzate dalle più dotte schiere degli ultras d’assalto. Un museo in memoria di Ugo Marano? Magari, perché oltre che onorare la memoria di un artista meraviglioso, può essere l’occasione per rinnovare l’interesse intorno all’epopea di Vietri del periodo tedesco.

Questo sì che può essere un museo su cui convogliare i crocieristi e i torpedoni estivi che prima o poi torneranno.

Temo tuttavia che l’orizzonte della politica culturale nostrana non abbia per vettore il colpo d’ala delle aquile, che porta alle vette, ma lo spalummamento greve del piccione del sottotetto.

Spero di essere contraddetto, ma difficilmente la sera del 4 agosto vi sarà l’annunzio di uno scenario da capogiro che nelle aule solenni dell’ex Tribunale parta dai colori rutilanti dei capolavori espressionisti della ceramica degli anni ’20 e ’30, per arrivare a Gambone, a Toth e infine a Marano. E dalla ceramica passare ai sogni sulla tela di Scedrin, Pitloo, Aagaard, Jerichau, Unteberger, e decine e decine di artisti celebri che eternarono nell’empireo degli dei l’immagine di queste nostre terre da fiaba, ignorando che un giorno i suoi abitanti le avrebbero disprezzate così tanto da creare a Pastena una spiaggia di sabbia finta spacciandola per quella dei tempi di Ulisse. Poiché dubito che un progetto serio prenda il via, c’è da fare, almeno, un appello al Ministro del Sud, la dottoressa Mara Carfagna. Capisco gli impegni di governo, ma ad agosto, qualora andasse qualche giorno in vacanza, potrebbe avere l’occasione di dire qualcosa sull’utilizzo del vecchio Tribunale per un rilancio d’immagine della Città oltre il confine nord della Solofrana e oltre il confine sud del Picentino.

Aspettiamo fiduciosi.