I fatti del G8 a Genova, la replica di Rifondazione comunista

Scritto da , 22 Luglio 2021
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Caro Direttore,

il giorno 20 luglio sono stati pubblicati 2 articoli, entrambi a firma del dr. Francesco Cuoco: nel primo, il giornalista esprimeva il suo punto di vista sui proverbiali “fatti del G8 di Genova” di cui proprio in questi giorni ricorre il ventennale; nel secondo, raccoglieva le dichiarazioni di un ex carabiniere che, per ragioni di “riservatezza”, si firmava solo con le iniziali.

Bene. Da segretario di Rifondazione Comunista-Salerno oltre che da avvocato, non posso esimermi dal disapprovare sul piano politico, ma anche con riferimento alla verità storica, sia l’editoriale che l’intervista.

Procediamo con ordine e analiticamente, per quanto possibile: editoriale.

  • “I movimenti no global diedero luogo a un’esplosione di violenza incontrollata…” Assolutamente falso: i violenti, se si eccettuano quelli che lo sono magari diventati dopo alcune cariche immotivate delle forze dell’ordine, sono stati i Black bloc. Per intenderci, un’esigua minoranza di gruppi di 30-40 persone che agivano staccandosi dai cortei principali. A questo proposito, come dimostrano numerose testimonianze, fu proprio il servizio d’ordine del partito della Rifondazione Comunista a metterne in fuga parecchi e in varie occasioni. In ogni caso, alla fine della fiera, nessun Black bloc è stato arrestato. E questo significherà pure qualcosa in termini di efficienza delle misure messe in campo.
  • “…si confusero e nascosero elementi violenti…lividi di rabbia, di odio e di scontento anche per la vittoria del centro-destra alle elezioni politiche…scatenarono tutta la frustrazione della loro marginalità sociale per devastare, saccheggiare, distruggere, in uno mettere a ferro e a fuoco un’intera città…costringendo i genovesi a chiudersi in casa.”

Affermazioni arbitrarie e, queste sì, ideologicamente orientate. Mi spiego: a) un movimento internazionale che chiedeva la cancellazione del debito per i Paesi del Sud del mondo, la globalizzazione dei mercati, l’istituzione della Tobin Tax, la tutela dell’ambiente, poteva essere mai livido di rabbia per la vittoria, nella piccola Italia, del centro destra? Non sempre il cortile di casa è il confine del mondo; b) “marginalità sociale”: sempre per restare in tema, tra i c.d. No global, c’era il Partito della Rifondazione Comunista che, al tempo del G8 di Genova, aveva oltre il 5% di preferenze. Insomma, non proprio un’inezia. E in ogni caso, quando si rivendicano diritti così importanti, non si è mai “marginali”; c) “costringendo i genovesi a chiudersi in casa”. I genovesi, popolo generoso che più di una volta si è schierato a fianco dei manifestanti, è stato costretto a chiudersi in casa dalla pessima organizzazione del vertice, questa è la verità. Pessima gestione ascrivibile allo stesso Silvio Berlusconi che, anche dopo ben 3 sopralluoghi in elicottero di Genova, aveva confermato la scelta fatta dal precedente governo, trovando solo nefandezze estetiche: i panni stesi che provvide subito a far togliere, e alcuni aspetti poco spendibili della città da coprire con quantità industriale di verde plastificato.

Poco importava il fatto che per proteggere la zona rossa furono, tra l’altro, installate grate alte 3 metri lungo muri di 8km, furono sigillati i tombini, i bus smisero di circolare, fu installata una serie spropositata di containers alti 5 metri. Tutto questo, ovviamente, comportò l’allargamento della zona invalicabile, con restringimenti pericolosissimi delle vie di fuga.

Organizzazione pessima, giova ricordarlo, materialmente coordinata dal Ministro dell’Interno “de facto” (il vice-presidente del Consiglio, l’ex missino Gianfranco Fini, che passò interi pomeriggi nella centrale operativa della polizia).

  • “A difendere il regolare svolgimento…la città, la democrazia (sic!) e il diritto degli abitanti di Genova ad una vita normale e libera, furono chiamati da tutta Italia reparti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza…”

Nonostante il tono da istituto Luce, io so, nell’ordine: che a Genova, in quei giorni, ci fu “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la II guerra mondiale” (Amnesty International), che “uno a zero per noi” (intercettazione telefonica tra due funzionari di polizia), che “c’era l’esigenza di fare molti arresti per recuperare l’immagine delle forze dell’ordine” (testimonianza), che fu una “macelleria sociale” (testimonianza), che fu una “tonnara” (testimonianza), che “quella notte (alla caserma Bolzaneto, ndr) il cancello si apriva in continuazione, dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all’interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano “Faccetta nera”. Una ragazza vomitava sangue e le agenti dei Gom la stavano a guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli” (testimonianza), che “i giovani furono fatti stare in piedi per ore con il volto rivolto contro il muro e le mani alzate, mentre gli agenti facevano suonare a ripetizione la canzone fascista “Faccetta nera” e intonavano il ritornello “un due tre, evviva Pinochet, quattro cinque sei, bruciamo gli ebrei”. I piercing vennero strappati, chi era ferito venne colpito sulle ferite. Un ragazzo venne fatto girare per la caserma a quattro zampe abbaiando. Le donne subirono minacce di stupro, non poterono utilizzare il bagno” (testimonianza), che un funzionario di polizia, un secondo dopo che il Defender passasse per la seconda volta sul corpo di Carlo Giuliani sparato “ad altezza d’uomo”, raccolse un sasso da terra e, riferendosi ai manifestanti, “l’avete ucciso voi” gridò (testimonianza), che nella caserma Diaz “non fu trovata una sola arma, e che le due molotov presenti prese a giustificazione della mattanza, erano state introdotte da un autista della polizia su ordine di un superiore” (testimonianza).

Ci sarebbero anche tanti altri elementi, come la direzione scellerata quando non connivente con quei funzionari-vergogna, del capo di polizia De Gennaro.

La verità, in estrema sintesi, è che molti esponenti delle forze dell’ordine, a tutti i livelli, sono stati il manganello nero bandito da un governo fascio-plutocratico. A tal punto che pure il compianto Camilleri, in uno dei suoi “Montalbano”, fa vergognare il commissario per i fatti di Genova, spingendolo a dimettersi dalle forze dell’ordine (gesto che poi, per rispetto di quei poliziotti integri come lui, non farà).

  • “c’è una genesi di vecchia data, e risale alla rivolta giovanile verso un sistema di gerarchie e controlli vissuto come coercitivo e soffocante, che sarebbe deflagrata poi nel 1968.”

Deduzione a tal punto semplicistica e folcloristica, che lascia basiti. Senza contare che la “vendetta” dei terribili sessantottini, se così fosse, avrebbe la memoria lunghissima (addirittura ultratrentennale). Se poi si considera che il movimento No global del 2001 era formato per la massima parte da giovani…

A parte questo, invito caldamente il dottor Cuoco a non ridicolizzare, perché magari la conosce poco, quella fucina di idealità e di conquiste politiche, sociali e civili che fu il nostro’68.

Ci sarebbe altro da aggiungere, ma mi fermo qui.

Passiamo all’intervista del carabiniere anonimo:

  • “questa (i Black Bloc, ndr) è la stessa gente che da un po’ di anni sta facendo casini in Val di Susa.”

Bene, dopo questa affermazione, la chiudo qui. Va bene il diritto di opinione, ci mancherebbe, ma paragonare i Black Bloc ai resistenti in Val di Susa (a cui va tutta la solidarietà mia e di Rifondazione Comunista) è un qualcosa di fronte al quale anche l’argomentare più tollerante va a farsi benedire.

Ah, un’ultimissima cosa: i “palloncini con sangue di animale” che i manifestanti avrebbero gettato addosso ai carabinieri con i quali si è titolata addirittura l’intervista, si sono rivelati, così come le fionde da caccia in grado di lanciare biglie capaci di perforare le protezioni, un falso storico.

Caro Direttore,

una sola richiesta: quando si scrive su un evento importante come i venti anni dal G8 di Genova, sarebbe cosa gradita dare spazio anche a una lettura alternativa a quella, a quanto pare, fatta propria dal Suo giornale o da parte di esso.

Nel caso specifico, lo dobbiamo ai compagni torturati nella scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto, a Carlo Giuliani e ai suoi familiari e, infine, ai tanti che ci credono ancora a “un’altra umanità possibile” (tra cui Rifondazione); a coloro, in buona sostanza, che proprio in questi giorni stanno affollando le strade di Genova per gridare, ancora una volta, il loro “no” a questa società neoliberista dove tutto è mercificato, comprese le aspirazioni di libertà e di giustizia sociale.

In conclusione, non sarà un caso che tutti i temi rivendicati dal movimento No Global sono gli stessi che si continuano a declinare soprattutto in periodo di covid-19.

Vuoi vedere che i tanto vituperati No Global avevano proprio ragione a far proprie quelle battaglie?

Rifondazione Comunista, ovviamente, è convinta di sì.

Grazie e buon lavoro.

Vincenzo Benvenuto

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