“I clan non controllano il mercato ittico”

Scritto da , 24 novembre 2015
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Operazioni di riciclaggio al mercato ittico di Salerno? Responsabile ed operatori cadono dalle nuvole. “Qui si lavora e si fanno sacrifici. Sentire queste cose fa soltanto male. Non penso che il mercato ittico di Salerno sia nelle mani di un clan o sia controllo da un gruppo di Castellammare. In ogni caso se ci sono delle indagini ben vengano per chiarire ogni aspetto”. E’ l’auspicio di chi fa sacrifici, si alza a notte fonda per compiere il proprio dovere. “Non è piacevole leggere certe cose. Noi tutti facciamo sacrifici, poi, ma siamo convinti che così non è, se c’è qualcuno che rema in altra direzione è giusto che venga segnalato con tutte le conseguenze del caso”. L’inchiesta avviata dalla Dda, sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, vede il coinvolgimento del boss di Castellammare di Stabia Michele D’Alessandro e del cognato Nunzio Girace che sarebbero ai vertici di un’organizzazione che controllerebbero tre operatori del centro ittico.  A Salerno, tramontata la vecchia camorra, ora si punta sull’economia legale». È lo scenario delineato dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Vincenzo Montemurro nell’inchiesta legata agli affari del clan D’Alessandro nel porto di Salerno. Indagine che vede 19 persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di riciclaggio e reimpiego di soldi sporchi nell’economia legale. Il sostituto procuratore dell’Antimafia aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per tutti, fatta eccezione per un maresciallo della Guardia Costiera, accusato di avere fatto delle “soffiate” sui controlli alle ditte, per cui è stata avanzata la richiesta di arresti domiciliari. Il gip del Tribunale di Salerno ha rigettato le richieste e la Dda ha presentato ricorso al Riesame. Su tutti spicca il nome di Michele D’Alessandro, 37 anni figlio di Luigi D’Alessandro senior e nipote del defunto fondatore della cosca stabiese. Insieme al cognato Nunzio Girace ‘o mericano sarebbe stato il vero capo delle ditte coinvolte nell’inchiesta. Secondo il teorema accusatorio D’Alessandro sarebbe il reale proprietario di un’attività che da mezzo secolo appartiene ad una famiglia della valle dell’Irno. Nello specifico il passaggio, secondo il sostituto procuratore, sarebbe avvenuto nel giugno del 2012. Questa non sarebbe l’unica ditta controllata dal clan. La famiglia D’Alessandro, in base alla ricostruzione del pubblico ministero antimagia, era riuscita a mettere la mani anche sulla  New Oplonti di Torre Annunziata e su un’azienda dell’Irpinia. Il sottufficiale della Capitaneria coinvolto nell’inchiesta  non sarebbe organico all’associazione ma avrebbe , in ogni caso, svolto un ruolo di rilievo. Dalle intercettazioni si evince che l’uomo avrebbe allertato i proprietari delle ditte finite nell’occhio del ciclone di eventuali controlli. Il pm sarebbe pronto a presentare a reteirare la richiesta d’arresto al Riesame.

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