Cariello: “Ho la necessità di riprendere la mia vita di professionista e recuperare una immagine totalmente distrutta”

Scritto da , 16 Luglio 2021
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di Pina Ferro

E’ stato un fiume in piena l’ex sindaco di Eboli Massimo Cariello nel corso dell’udienza dibattimentale che lo vede imputato e celebrata dinanzi al collegio (presidente Lucia Casale) della seconda sezione penale del Triubunale di Salerno. Presenti in aula, oltre a Massimo Cariello ed alla pubblica accusa rappresentata dal pm Francesco Rotondi vi erano: gli avvocati Sofia e Farano delle costituite parti civili del Comune di Eboli e Cava de’ Tirreni. Con l’udienza di ieri, si avvia verso la conclusione il processo. Infatti, il prossimo 22 luglio dovrebbe esservi la discussione finale e poi la sentenza. Nelle dichiarazioni rese, Massimo Cariello, spiega la sua posizione in merito ai due capi d’imputazione che lo hanno portato ad essere destinatario di una misura cautelare eseguita la mattina del 9 ottobre del 2020. In merito al capo 1 d’imputazione (reati articolo 110, 323 del codice penale), abuso d’ufficio, Cariello ha riferito ai giudici: “Nella mia funzione di sindaco ho solo svolto la mia attività politico amministrativa, in particolare consentire, in base alla norma regionale 19/2009, l’introduzione di una serie di misure straordinarie premiali e semplificate per l’edilizia abitativa, per il recupero dei complessi produttivi dismessi e per gli insediamenti produttivi al fine di contrastare la crisi economica e la tutela dei livelli occupazionali. Il mio ruolo e della maggioranza è stato quello di consentire l’attuazione della suddetta legge regionale, operando nell’ambito delle competenze comunali, solo dopo, quando in qualita’ di delegato all’urbanistica, fui informato dall’ufficio urbanistica- edilizia privata, di richieste da parte di imprenditori della ex area pip, tramite loro consulenti tecnici e legali, i quali evidenziavano che la legge regionale 19/2009, delegava alle amministrazioni comunali gli indirizzi e l’attuazione del piano casa l.r. 19/2009. Anche perchè la situazione attuale prevedeva una disparità delle attività produttive presenti nelle aree industriali rispetto ad altre aree. Sulla base delle indicazioni tecniche da parte dell’ufficio urbanistica, ci fu proposta una delibera di indirizzo, la quale fu portata in sede di commissione consiliare e successivamente in consiglio comunale per l’approvazione degli atti d’indirizzo così come chiesto dagli uffici. Dal punto di vista tecnico non era mia competenza entrare nel merito delle specifiche in materia di violazione delle norme regionali e nazionali, anche se poi, nel corso del dibattimento è emerso, in modo inoppugnabile, la regolarità dell’applicazione delle norme, chiarendo in modo netto l’inesistenza, sia della violazione del rapporto di copertura, sia dell’indice di fabbricabilità fondiaria, ma ancora più importante ,chiarendo che nessuna variante allo strumento urbanistico e’ stata apportata, così come erroneamente presente nel capo d’imputazione. Vorrei soffermarmi sulla parte della discussione politica che ci fu in consiglio comunale e durante gli incontri preliminari nelle commissioni consiliari. Infatti, come sicuramente avrete letto dagli interventi in consiglio comunale, l’oggetto unico di discussione con una parte dell’opposizione era solo sul consumo del suolo nella zona” e”, nello specifico sulla delocalizzazione dei volumi improduttivi da almeno 3 anni, insomma solo sull’articolo 7, nessuno e ripeto nessuno fece riferimento alle presunte violazioni dell’articolo 8 comma 3, anche perchè in quella sede fu evidenziata la disparità che gli imprenditori della nostra area industriale, ex area Pip, avrebbero subito se non davamo attuazione all’articolo 8 comma 3 rispetto ad altri imprenditori agevolati in altre aree. Mi preme ricordare che quando l’ufficio mi comunicò la problematica, ricordo molto bene che gli imprenditori interessati erano oltre 6, infatti, sono state consegnate determine riguardanti altri imprenditori e di richieste avanzate prima di La Marca. In merito alla telefonata con la marca nello specifico l’utilizzo della parola “miracolo” da parte del sottoscritto, essa innanzitutto è un intercalare che uso frequentemente, nello specifico del colloquio con La Marca, fu semplicemente un modo per evidenziare lo sforzo politico rivolto al mondo dell’impresa locale, anche perchè nella legalità dell’atto votato in Consiglio, lo ritengo e non solo io cosi come potete vedere dagli interventi in Consiglio, una scelta politica forte a favore delle attività produttive, se mi consente specie nell’approvazione dell’articolo 7 cioè quello riguardante le aree non produttive a differenza dell’articolo 8 comma 3. Quindi nell’utilizzare il termine miracolo ho voluto evidenziare la capacità politica della nostra maggioranza di fare scelte importanti per il territorio in un settore strategico per il territorio stesso, in particolare nella ex area Pip, dovuto ad una forte lamentela degli imprenditori a causa della cattiva gestione degli ultimi 15 anni del consorzio in essere, consorzio che sotto la nostra amministrazione è stato messo in liquidazione” Per quanto riguarda il capo d’imputazione che fa riferimento al Consorzio Farmaceutico Cariello ha spiegato: “Nella mia funzione di sindaco ero rappresentante nell’assemblea dei sindaci del Consorzio Farmaceutico, pertanto il rapporto con il direttore generale Sorrentino era frequente, specie quando scoppiò la situazione degli ammanchi presso alcune farmacie, in particolare una di Salerno ed alcune nell’Agronocerino. La situazione divenne molto preoccupante quando lo stesso Sorrentino subì minacce a tal punto da essere scortato. Noi sindaci fummo più di una volta invitati a mediare dai sindacati, io stesso, all’inizio, avendo sempre avuto un rapporto costante e positivo con le organizzazioni sindacali sia per il ruolo che ho svolto in Provincia in qualità di assessore al Lavoro che come presidente della commissione provinciale per l’Impiego e sia per la mia attività lavorativa prevalente di consulente del lavoro esperto in relazioni sindacali. Cercai di comprendere la posizione delle organizzazioni sindacali, ma dopo aver notato una difesa ad oltranza nei confronti dei dipendenti responsabili degli ammanchi, con gli altri sindaci componenti l’assemblea condividemmo con maggiore forza la posizione del Sorrentino, cioè quella di agire nei confronti dei dipendenti colpevoli degli ammanchi attraverso le procedure previste per legge. Ma dopo un periodo di calma con i sindacati, gli stessi decisero di proseguire nella difesa strenue dei dipendenti, e chiesero la convocazione di un tavolo prefettizio. A quell’incontro partecipò l’assessore del comune di Salerno, Luigi Della Greca, il quale però ebbe un atteggiamento tenue con i sindacati, e questa sua posizione non condivisa del tutto da noi altri sindaci assenti all’incontro, creò molta agitazione nei confronti del Sorrentino specie per quello che aveva gia passato in precedenza con minacce e ritorsioni da parte dei dipendenti. Ho voluto fare questa premessa per far comprendere meglio il perchè avevamo, in particolare io, Alfieri sindaco di Capaccio e Servalli sindaco di Cava de Tirreni, contatti frequenti con Sorrentino essendo molto preoccupati. Tenete presente che l’atteggiamento di Salvatore Memoli nei nostri confronti (mi riferisco a tutti i sindaci capofila) era estremamente critico, al limite del dileggio anche sul modo con cui cercavamo di risolvere la vertenza sindacale. Ho ancora conservato un messaggio whatsapp che vi consegno e che documenta il motivo per il quale il Memoli non poteva non essere inviso ai sindaci . In precedenza, con un messaggio del 7 giugno 2019, aveva pronosticato rogne per tutti noi sindaci: “aspetto il giorno che per i sindaci di un certo consorzio succeda l’irreparabile. spero che questi sindaci paghino amaramente la loro assenza di vigilanza”. A gennaio del 2020 ricevo altro messaggio di analogo tenore : “cari sindaci non vi lascerò dormire tranquilli”. Leggo dal capo d’imputazione che avrei promesso al Sorrentino un mio intervento sugli altri sindaci teso ad ostacolare la nomina di Salvatore Memoli quale presidente del consorzio farmaceutico: la circostanza non può essere vera per tre ordini di motivi. Il primo motivo: la nomina del presidente del Cda come da accordi istituzionali spettava al comune di Salerno, ma solo a scadenza naturale e pertanto nessuno di altri componenti avrebbero sindacato la scelta come prassi vuole, tranne nei casi di incompatibilità cosa che comunque nel caso di Memoli era noto, incompatibilità dovuta a due contenziosi che egli aveva con il Consorzio. Il secondo motivo: Sorrentino non nutriva nei confronti del Memoli lo stesso risentimento che invece covavamo noi sindaci per il suo modo errato di atteggiarsi nei nostri confronti e per il fatto che auspicava che per noi consorziati accadesse l’irreparabile. Il terzo motivo: al netto del fatto che non mi pare che la carica fosse in scadenza – è che gli altri sindaci non avevano bisogno di alcuna pressione da parte mia per nutrire avversione nei confronti del Memoli, dal momento che sia Alfieri sia Servalli e il comune di Salerno erano destinatari degli stessi odiosi messaggi telefonici. Si aggiunga poi che era risaputo che il sogno del memoli era quello di arrivare alla privatizzazione del consorzio, con una visione personale e mai condivisa con nessuna delle forze politiche che componevano le maggioranze dei comuni consorziati. così come era noto che il Memoli si trovava nella condizione di non poter più nuocere al consorzio farmaceutico per via della sua incompatibilita’ a rivestire cariche amministrative. posso confermare che tutte le comunicazioni con il Sorrentino, specie negli ultimi 2 anni, vertevano, quasi esclusivamente, sulla questione degli ammanchi e del fatto che lui spesso si sentiva troppo sotto pressione dai sindacati e dipendenti e molto preoccupato per le conseguenze delle scelte dirigenziali che stava compiendo si con il nostro supporto istituzionale ma avvertiva un certo scollamento ultimamente da parte nostra, per questo mi chiedeva di continuare a sostenerlo in questa battaglia di legalità, anche perchè non voleva piu vivere i brutti momenti delle minacce e della scorta. signor presidente e membri del collegio, vorrei aggiungere alcune parole in merito alla mia situazione giudiziaria in particolare al fatto che dopo ben oltre 9 mesi con un processo immediato in corso mi trovo ancora nella condizione di essere ai domiciliari, nonostante le mie dimissioni da sindaco avvenute un mese dopo la misura cautelare e nonostante che la prefettura abbia nominato un commissario ex questore affiancato da 2 subcommissari, compiendo in questi mesi centinaia di atti amministrativi. Vi chiedo la possibilità di valutare la mia liberazione in modo da poter cercare di recuperare almeno la mia immagine professionale messa enormemente in discussione dalle mie note vicende politiche amministrative, 9 mesi sono una eternità per chi ha cercato di svolgere sempre un ruolo da cittadino e da amministratore con oltre 25 anni di esperienza, senza aver mai avuto alcun problema giudiziario. Purtroppo la mia esperienza da sindaco, nonostante l’amore smisurato, la conoscenza e l’esperienza amministrativa di tanti anni, che ho messo nel ruolo di sindaco, mi ha danneggiato come neanche nel mio peggiore incubo potevo immaginare, ora saranno i processi nei vari gradi a decidere la mia innocenza, cosa di cui sono pienamente convinto, o colpevolezza, ma vorrei che tutto si svolgesse nel pieno rispetto della mia libertà. ho la necessità di riprendere la mia vita di professionista e recuperare una immagine totalmente distrutta, non vi nascondo le notevoli difficoltà economiche che stiamo affrontando io e la mia famiglia e che peggiorano di giorno in giorno, anche perché la mia attività principale è quella di consulente del lavoro, attività che attualmente è sospesa causa misura cautelare, che svolgo a Salerno e presso le aziende dello studio associato dove lavoro. Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di svolgere l’attività di mediatore, l’unica che in questa situazione posso svolgere, ma che rappresenta una secondaria attività specie dal punto di vista economico. sul versante politico oramai il mio presente e futuro è totalmente annientato, non so cosa, chi, e come io possa ancora condizionare un atto amministrativo un imprenditore o un politico di turno. Tutti hanno preso le distanze, inoltre la misura dei domiciliari attualmente riguarda solo il capo d’imputazione di cava, non capisco ora in che modo possa compiere gli atti che mi vengono imputati, sia perché il coimputato Sorrentino (peraltro gli è stata revocata l’interdizione) non ha oggi alcun ruolo nel consorzio farmaceutico e nel concorso di cava, ma anche perché il reato di corruzione che mi viene indicato è collegato alla mia attività di sindaco appartenente all’assemblea del consorzio farmaceutico, non capisco come potrei reiterare il reato. Ho solo il bisogno di riprendermi da questo incubo e cercare di potermi difendere nelle varie fasi processuali con la possibilità di poter mantenere la famiglia col decoro necessario che deriva dalla mia attività lavorativa che posso svolgere unicamente da uomo libero”.

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