«Hanno pagato gli oneri solo per dissequestrare il cantiere»

Scritto da , 5 Luglio 2016
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Il Crescent torna al Tar con due ricorsi. Entrambi presentati dai soggetti attuatori (Crescent srl e Sist) per risparmiare gli oneri di urbanizzazione previsti negli ultimi permessi di costruire rilasciati dal Comune dopo la pronuncia del Tribunale di Salerno e le conseguenti prescrizioni imposte per la riapertura del cantiere di Santa Teresa. Oggi ci sarà l’udienza cautelare richiesta dalla Sist srl – la società immobiliare che deve costruire un pezzo di Crescent dove un tempo sorgeva l’ex Jolly Hotel – mentre si andrà nel merito sul ricorso presentato dai Rainone. Alla base c’è la medesima richiesta: annullare gli ultimi permessi di costruire. In entrambe le udienze si costituiranno l’associazione Italia Nostra ed il Comitato No Crescent. Quanto al ricorso presentato dalla Crescent srl, quindi dalla famiglia Rainone, attraverso l’avvocato Lorenzo Lentini, il concetto che emerge nelle quaranta pagine depositate al Tar è abbastanza chiaro: la società ha pagato gli oneri di urbanizzazione (quantificati in 6 milioni di euro dal Comune di Salerno) solo per vedersi riaperto il cantiere. Infatti si legge: «La società Crescent si è resa disponibile a garantire ulteriori oneri, solo per una immediata ripresa dei lavori (sottoposti a sequestro solo per gli oneri di urbanizzazione della Piazza) nelle more delle decisioni finali dei giudici competenti». Così il ricorso al giudice amministrativo per – scrivono ancora – «un accertamento definitivo della legittimità della pretesa dell’amministrazione comunale di ribaltare sul soggetto attuatore privato del Crescent gli ingenti costi di realizzazione della piazza monumentale, modificando unilateralmente il regime delle prestazioni patrimoniali, cristallizzato nell’avvio di asta pubblica e nelle convenzioni urbanistiche attuative del Pua». Tra l’altro, sostiene Rainone, «il costo della Piazza è stato fronteggiato dal Comune di Salerno con contributi a fondo perduto (Più Europa). Del tutto illegittima, pertanto, la pretesa di ribaltare tali oneri sul privato, dando vita ad un indebito arricchimento». Infine, secondo il legale della Crescent srl: «Il Comune di Salerno ha imposto alla società il pagamento di oneri di urbanizzazione aggiuntivi per 6 milioni di euro unicamente perché “è sorto un dubbio circa la quantificazione degli oneri”, senza esplicitare le ragioni di condivisione o meno dei rilievi del giudice penale». Per la Crescent, dunque, «la esecuzione dei provvedimenti impugnati determina una esposizione finanziaria della Società ricorrente per altri 6 milioni di euro, che somma ad un ingente investimento (oltre 50 milioni di euro di cui euro 27.428.718 destinati al Comune tra prezzo di acquisto dei suoli e diritti edificatori e valore degli oneri, relativi ai titoli edilizi). Le conseguenze, in una congiuntura economica di profonda crisi (specie per il settore immobiliare), sono irreversibili per la società ricorrente, significativamente già esposta e provata da oltre due anni, per il fermo delle attività per effetto del sequestro preventivo del giudice penale, finalmente rimosso». Contesta gravi danni economici anche la Sist, che dalla sua – in sede civile – cerca di spuntarla sui “mancati” diritti di prelazione all’atto del bando di gara sui diritti edificatori dell’interno Crescent di Bofill. Ora però al Tar cerca, così come la Crescent srl, di risparmiare il pagamento degli oneri di urbanizzazione. La sua quota parte ammonterebbe a circa 700mila euro.

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