Al gran Ballo delle Luci d’Artista

Ieri nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città si è svolto il Gran Ballo Risorgimentale, organizzato dalla Società di Danza e da “Il Contrappasso”. Il nostro pensiero è andato alla Sala Rossa del Casinò Sociale, inesorabilmente chiuso

Di OLGA CHIEFFI
Crinoline e stecche di balene, divise e frac, guanti bianchi, merletti, tube, tabarri e sciarpe di seta. Nel salone dei marmi di Palazzo di Città è andato in scena il Gran Ballo delle Luci d’Artista. una vera Festa da Ballo, come quelle che venivano organizzate nell’800. Nell’epoca degli ideali romantici, nobili e borghesi si incontravano nelle sale dei castelli e dei palazzi di città e, a tempo di valzer e di quadriglie, parlavano di libertà, di indipendenza, di fratellanza e di conquiste civili. Nella storia della società occidentale l’Ottocento è un momento storico di significativa importanza. In questo ampio arco di tempo la società occidentale produce uno sforzo sensibile per il superamento delle rigide strutture sociali che per secoli avevano negato pari dignità e diritti agli individui. Nell’Ottocento inizia la grande sfida della ricerca di una forma sempre più giusta di relazioni sociali, di modelli sempre più democratici di organizzazione del lavoro e della convivenza tra le classi. Un movimento che coinvolge i più diversi aspetti della civiltà occidentale, dall’economia all’istruzione, dalla politica all’arte. La danza di società, essendo uno dei frutti più evidenti dell’autorappresentazione della società cittadina, testimonia con precisione delle tensioni e degli sviluppi generati dal processo di crescita e affermazione della borghesia ottocentesca. Nell’enorme miniera della produzione dei maestri di danza dell’Ottocento È evidente il tentativo di recuperare la tradizione aristocratica innestandola con i prodotti culturali dei nuovi gruppi sociali attivi nel tessuto urbano. Il risultato è un modo di praticare e di intendere la danza che rispecchia la volontà di fare del Ballo il luogo dell’incontro in società, non un luogo qualsiasi ma “il” luogo prediletto della vita sociale della città. La Società di Danza Salerno e “Il Contrappasso”, con i loro soci ballerini sono stati assoluti protagonisti di un “Gran Ballo Risorgimentale”, ricostruzione di un Gran Ballo Ottocentesco formale. Il Gran Ballo ha proposto la cultura musicale e coreutica della società italiana ed europea del XIX secolo, nella realizzazione di Quadriglie, Contraddanze, Valzer, Polke e Mazurke figurate che si materializzavano nel gioco delle relazioni sociali e delle regole di etichetta su cui si fondava la vita pubblica della società ottocentesca. Nel contempo ha preso vita una forma artistica in cui grazie e precisione si sono fuse col gusto dell’incontro e del corteggiamento cavalleresco. Un ritorno al passato per recuperare una tradizione andata perduta nel corso del tempo. «La danza è sempre stata, fino dalle sue più lontane origini, espressione di cultura, di raffinatezza e di educazione… Fiorita dal ritmo dei movimenti e dal fascino della musica, la danza è un piacere quasi istintivo, e pare destinata ad esprimere la gioia della vita…». Sappiamo bene che nell’Ottocento, ma anche in precedenza, il ballo era una delle poche occasioni che si aveva per conoscersi, soprattutto fra uomini e donne. Ogni donna aveva un carnet dove si annotava la scaletta dei propri cavalieri, così da non combinare qualche macello concedendo un ballo già precedentemente prenotato da qualcun altro. Si rischiavano seri scontri in sala e fuori, a duello! Le danze si susseguivano una dopo l’altra, con pause relativamente brevi per far riposare i ballerini. Fra una figura e l’altra delle varie danze, se si era relativamente esperti e non si doveva contare i passi come si suol dire, si aveva la possibilità di conversare con il proprio partner o con la coppia vicina, con la quale spesso ci si scambiava durante il ballo. Fra le molte danze che formano la delizia della brillante società, occupa il primo luogo la Quadriglia: per la leggiadria delle figurazioni e per la sua semplicità ne traggono diletto li ballerini non meno che gli spettatori: breve per sé stessa, il frequente cambiare della musica che le serve di accompagnamento costituisce quella varietà che tanto piace: esigendo molta grazia né movimenti della persona, locchè induce gara in quelli che la eseguiscono, ne nasce diletto ed istruzione insieme…”. I ballerini che hanno partecipato al ballo salernitano, hanno interpretato il Valzer Spagnolo, la Marcia dell’Arciduca Carlo, la Contraddanza Bonvivant, la Quadriglia Francese (1, 2, 4), il Valzer virtuosistico à la Paganini, la Marcia Avant-Garde, la Quadriglia Bonvivant (1) il Valzer Tanzlust, Quadriglia Militare (1, 2, 3), il The New Caledonia Jig, il Valzer Carosello di Dame e la Marcia Roma. Le due associazioni di Danza hanno animato nel corso delle Luci d’Artista anche i palchetti del Teatro Verdi, in particolare durante le repliche di Bohème, ma, guardando le coppie nel Salone dei Marmi cuore civico della città, il pensiero è volato al Casinò Sociale di Salerno, con le sue splendide sale, ormai chiuso dal 23 ottobre 2012 senza che nessuno abbia o sollecitato la Soprintendenza ad effettuare un sopralluogo, almeno negli ultimi due anni, affreschi, velluti, sete, ormai immaginiamo in stato di abbandono, e che hanno fatto la storia della Salerno culturale e sociale della città, un contenitore che deve essere recuperato e reso fruibile risuonante di bella musica e, magari, dei fruscii delle crinoline.