Giro di appalti al porto di Salerno Quattro società nel mirino dell’Anac

Scritto da , 3 agosto 2018
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Vincenzo Senatore 

Partiamo dalle notizie già di dominio pubblico. Qualche mese fa l’Anac fa sapere di aver indagato sugli appalti assegnati dall’Autorità Portuale di Salerno nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014. Somma complessiva investita, per un totale di quasi 200 contratti, poco superiore ai 261 milioni di euro. Di questi circa 120, quasi il 50%, finiscono nelle casse di Rcm Costruzioni, gruppo Rainone, Igem srl, Cem spa e Icad. Tutte queste società, secondo quanto si legge nella relazione dell’Autorità nazionale Anticorruzione, sono collegate tra loro dalla Sispi srl (Società Italiana Studi e Progetti di Ingegneria), che fa capo all’ingegnere Marco Di Stefano (di cui parliamo nell’articolon in basso). Emergono anche altri intrecci. Per esempio: il Consorzio Stabile Grandi Lavori, che ottiene un appalto da 33,8 milioni di euro, è di fatto sotto la sfera di influenza della Rcm Costruzioni, che ne detiene il 23,33% del capitale sociale. Oppure un affidamento alla Icad, mediante procedura aperta, che poi si scopre essere stato diviso con Icem, che figura come partner ausiliario dei lavori, Sispi in qualità di direttore dei lavori e Rcm Costruzioni che entra nell’affare come subappaltatore. Il metodo utilizzato, secondo l’Anac, è quello del ricorso continuo alle procedure d’urgenza così da giustificare delle assegnazioni dirette. E in effetti troviamo la Sispi, anno 2012, destinataria di contratti per importi di poco inferiori a 40mila euro, il limite per poter procedere in via rapida e senza gare ad evidenza pubblica, per lavori inerenti il rischio crollo e la stabilizzazione delle banchine del porto commerciale. Altri esempi: Rcm e Cem spa, el 2014, ottengono affidamenti diretti, ciascuno per un valore di 39.500 euro, per lavori urgenti di risagomatura dei fondali. Nel periodo preso in considerazione, per sua stessa ammissione l’Anac si è mossa in seguito a un esposto anonimo, il presidente dell’Autorità Portuale di Salerno è Andrea Annunziata, avvocato e già sottosegretario al ministero dei Trasporti durante il primo Governo Prodi, mentre la poltrona di segretario generale è occupata da Francesco Messineo, ora titolare dello stesso incarico presso l’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia). Ma come si conclude l’indagine dell’Anac? Con una serie di osservazioni, alcune delle quali piuttosto serie. L’incartamento, però, non viene trasmesso all’autorità giudiziaria per ulteriori accertamenti. L’Anticorruzione, nel fascicolo sul caso Salerno (numero 3142/2014), parla di tre diverse tipologie di violazione. Innazitutto carenza in sede di attività programmatoria (violazione dell’articolo 2 del decreto legislativo 163/2006) e conseguente apprezzata parcellizzazione degli affidamenti operati. Una procedura, quella di spacchettare un maxi appalto in tante micro opere tra loro collegate, del tutto vietata. Poi c’è la questione della stima del valore globale dei lavori e dei servizi oggetto dell’indagine, che secondo l’Anac non è corretta e viola l’articolo 29 della normativa già citata. Infine l’improprio utilizzo delle procedure di affidamento diretto. Risultato? La delibera firmata da Raffaele Cantone, capo dell’Anticorruzione, viene trasmessa a Messineo e Annunziata “ per la valutazione del futuro operato della medesima”. Ma l’Autorità Portuale di Salerno, ora, non esiste più.

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