Gigliotti, Giorgi, Vecchio affinità elettive - Le Cronache
Spettacolo e Cultura

Gigliotti, Giorgi, Vecchio affinità elettive

Gigliotti, Giorgi, Vecchio affinità elettive

Buon concorso di pubblico al vernissage della mostra “Intimi segni della vita” dell’artista salernitana al Frac di Baronissi

 Di OLGA CHIEFFI

Ri-trovarsi in un segno, quello di Loredana Gigliotti, ieri sera  ha rivelato i suoi “Intimi segni della vita” al pubblico del Museo-Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, in una densa antologica, curata da Massimo Bignardi e Maria Apicella, che percorre, in cinquantadue opere oltre quarant’anni di esperienze, dalla metà degli anni ’70 ad oggi. Tele, gouaches, una serie di disegni, che vedremo racchiuse anche in un libro, secondo i dettami dell’indimenticato Sergio Vecchio, con un testo di Rubina Giorgi, racchiudono lingue e mondi che parlando di loro stessi, ricominciano il cerchio, succedendosi in qualunque senso, grazie all’inatteso che lo nutre e lo acclimata, imprevedibile quale è. I linguaggi di Loredana, Sergio e Rubina, vivono, infatti, una loro affinità elettiva, hanno sempre udito, hanno sempre detto bene la forza vorticosa e il ritorno sulla propria persona. Lingue danzanti le loro, in cadenza, al margine del rumore, tra fluttuazione di decadenza e sonorità mediterranee. Sulle mura del museo incontriamo le donne di Loredana, simboli di una figurazione limpida nel suo impianto narrativo, attento ad immagini e mitologie collettive del proprio tempo, che danno voce anche ad uno scandaglio interiore di risposte psicologiche e intime, ricercando spesso un lirismo che tradisce i legamenti definitori di un’immagine che diviene languida, non indifferente a delicatezze sensuali e sentimentali. Loredana comunica una personalissima percezione del tempo, inteso come un eterno istante, attraverso un occhio cosmico che guarda la realtà che la circonda, con uno sguardo intimo, astraendosi da essa, lasciandosi trascinare e trascinandoci in opere che smascherano le sue passioni, contenenti idee, pensieri e, soprattutto, l’essenza nascosta della natura che l’artista scruta, per restituire le sensazioni provate dinanzi ad essa. Incontriamo le sue riflessioni su carta, che non sono certo ancillari a quelle su tela, un lavoro che l’artista conduce parallelamente senza che questa sia solo una semplice fase preparatoria per la pittura. La Gigliotti, vuole che la sua opera tocchi e venga toccata, ecco le carte abrasive, acetate, come il suo mare e il suo cosmo frammentato, raffiche percettive interne ed esterne, segnali, messaggi parole, come un’alta risacca, sul suo ondeggiamento perpetuo. Pittura materica intesa come una seconda pienezza, dove l’idea del colore più ancora può convivere, e farsi cosa “sublimata”, con il segno. In queste tecniche miste, si sente come sotto la pelle più dilavata del colore, viva l’attenzione sempre forte nei confronti un reticolo infinito, ideale. Ma questo vernissage è solo il primo degli eventi programmati, infatti, nel corso dell’esposizione, che sarà fruibile sino al 2 dicembre l’Associazione Tutti Suonati, ha programmato per venerdì 16 novembre, alle ore 18,30, nell’ambito del ciclo ‘Dialoghi con l’Arte 2018’, curato da Pio Manzo, Mariangela Tarantino e Anna Lisa Vitolo, la presentazione del libro di Loredana Gigliotti, Pittura come, con testo di Rubina Giorgi, Opera Edizioni, Salerno 2018, mentre per sabato 24 novembre, alle ore 19,30 è prevista la performance “Artiste e pittrici appassionate: Fernande Olivier e Frida Kahlo”, a cura di Simona Forte-Teatri Sospesi.