Gaetano, la Stella del Caffè Sconcerto

Scritto da , 15 aprile 2018

Con un teatro Delle Arti vicino al sold out si è chiusa la rassegna Napoli ‘è mille culure, firmata da Teatro Novanta. Sfogliatelle e “champagna” per il pubblico

 Di OLGA CHIEFFI

 “Puó’ dì ch’ ‘e strade ‘e Napule cheste só’, nu palcoscenico. Puó’ dì ch’ ‘a gente ‘e Napule chesto vò’, nu palcoscenico. Só’ scene comiche, só’ scene tragiche, mentre se recita siente ‘e cantà.” E’ questo il ritornello di Palcoscenico di Sergio Bruni, versi che splendidamente si attagliano alla città di Napoli, che è stata schizzata nella terza edizione della rassegna “Napul’è Mille Culure” firmata da TeatroNovanta, diretta da Serena Stella ed Alessandro Caiazza, conclusasi al Teatro Delle Arti con “Caffè Sconcerto. Gran Varietà al Trianon”. Tutto nasce sotto la galleria Umberto I, lì venivano scritturati tutti gli artisti, musicanti, cantanti, ballerine, per spettacoli, feste, matrimoni e lì Gaetano Stella, Matteo Salzano, Valter Aversa, Antonello Cianciulli ed Elena Parmense ci hanno riportato all’epoca d’oro del Cafè Chantant. Matteo Salsano, in veste di cameriere ha accolto il pubblico al Caffè Calzona, nato poco tempo dopo l’inaugurazione della Galleria Umberto I. Ben presto i napoletani impararono a conoscerlo per le serate di gala e i luculliani banchetti ufficiali che vi si tenevano. Fu qui che, al ritorno da Parigi, fu festeggiata Matilde Serao per il successo raccolto in terra francese e fu al Calzona che, per la prima volta sul palcoscenico di un Cafè-chantant napoletano, ancor prima che al Salone Margherita, si esibirono le girls. Era la mezzanotte del 31 dicembre 1899, quando dodici bellissime ragazze, con il loro balletto, un po’ osé per quei tempi, salutarono l’Ottocento come il secolo d’oro appena concluso e diedero il benvenuto al neonato Novecento. Con la spesa di soli tre soldini si prendeva il caffè seduto al tavolino e si poteva trascorrere l’intera serata a godersi lo spettacolo. Il Caffè, con la sua attività di spettacoli e con il suo pubblico eterogeneo, fornì lo spunto ad una macchietta, inventata dal cronista mondano del Mattino Ugo Ricci. La interpretò l’attore Nicola Maldacea nel vicinissimo Salone Margherita. Nel dialogo si magnificavano le caratteristiche del locale: “In fatto di caffè, presentemente, non v’è di meglio d’‘o Cafè-Calzona …” e queste storiche parole sono state evocate da Gaetano Stella. Nel primo tempo l’impresario Don Ferdinando, decide di organizzare uno spettacolo al teatro Trianon appunto “Caffè Sconcerto”. I guitti fanno a gara a proporsi ed ecco la girandola di personaggi, dinazi ad uno sconcertato cocchiere, la madre della chanteuse, un’eccezionale Elena Parmense che vuole lanciare la figlia, cantante e chantosina, che ha salutato il debutto nel ruolo di Serena Stella, l’autore di drammi, l’eterno sfortunato, tutti interpretati da Matteo Salsano. Nel secondo atto è andato in scena il vero spettacolo, sulla falsariga della celebre commedia scarpettiana, il palcoscenico del Delle Arti è stato trasformato in quello del Trianon, grazie allo scenografo della Bottega San Lazzaro, Raffaele Sguazzo, ed ecco rivivere con tanto di maestro accompagnatore, un fotografo prestato alla tastiera, Nino Gaetano Aleotti, le celebri macchiette di Armando Gill, una su tutte, “Villeggiatura a Capri”, il poeta jettatore, il debutto della chantosina, naturalmente sulle note di Lilì Kangy, affidata a Serena Stella, con tanto di mossa, naturalmente, Miss Pummarola, che ha salutato sul palco Elena Parmense, il fine dicitore, sino al finale affidato al collaudato trio comico che ci ha trascinato nella plaza de Toros de Siviglia, con Gaetano Stella in traje de luces, montera, estoque e muleta, pronto a spegnere il nero degli occhi del toro capocchione e della bella Carmencita, il tutto conditodaldialogo con il pubblico e poco è mancato anche per la storica “gattata”. Non poteva mancare il balletto, pezzo forte del Cafè Chantant, quello del Professional Ballet di Pina Testa, entrato in scena sulle note de’ “Die lustige witwe”, passando per un charleston, reminiscenze della Sirena Partenope, a intercalare i numeri e i personaggi, quasi un omaggio a Viviani e al suo rapporto spaziale attore-spettatore, tipico del cafè chantant, ma per aggressivamente negarlo, attraverso una iper -recitazione capace di evocare e opporsi all’aperto di una realtà sempre più refrattaria e indicibile. Uno spettacolo pieno di colori, luci e folklore, adatto ad ogni fascia d’età, con i piccolissimi della compagnia ad accogliere e “raccogliere”, gli spettatori già dal foyeur, un po’ di posteggia, affidata a Fernando Galano, in platea , capace di offrire con la sua chiave di lettura, specialmente ad un pubblico eterogeneo, uno spunto di divertimento diverso rispetto alle proposte dei classici canali dell’entertainment: un tuffo nel passato della canzonetta popolare, e della filosofia dell’arte di arrangiarsi e del reinventarsi nei momenti di difficoltà, che è sempre stata leitmotiv, del popolo napoletano. Tango e passerella finale per tutti tra gli applausi del pubblico, cui sono state offerte sfogliatelle e “champagna”.

 

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