G8 20 anni dopo: la testimonianza di un carabiniere salernitano

di Francesco Cuoco
Questa che vi raccontiamo è infatti l’ amara, dolente testimonianza di un componente dell’Arma dei Carabinieri che si trovò in quell’inferno in quei giorni tremendi a dover fronteggiare per servizio una violenza rabbiosa, che portò purtroppo anche alla morte di un giovane manifestante. Per ragioni di riservatezza ci ha chiesto di restare anonimo, perciò lo individuiamo soltanto con le iniziali. Questa è la sconvolgente testimonianza di E.D.
A quale corpo di polizia è appartenuto? Ultima destinazione operativa 1° BTG Torino, dal settembre 2001 ridenominato 1° BTG mobile.
Quando e perché si è trovato a Genova nel 2001? Il nostro reparto ricopriva compiti di ordine pubblico e sicurezza. In particolare prevenzione e servizio stadi. Siamo arrivati a Genova nella serata del giorno 19 luglio con blindati in dotazione, adatti al tipo di servizio.
A distanza di 20 anni da quegli avvenimenti, qual è il suo ricordo, quale era il clima che si viveva in cittàClima rovente, e non solo per le condizioni climatiche, ma per il taglio mediatico che era stato dato all’evento: manifestanti di una chiara area politica, più o meno pacifici, si erano dati appuntamento in città: città tra l’altro inadatta per l’afflusso atteso. Esperienza suggeriva una località diversa oppure (come avvenne e fu un errore) istituire la zona rossa off limits per i manifestanti. Questo fatto fu preso come una sfida dai più belligeranti che finalmente avrebbero avuto un obiettivo da sfondare. Buona parte proveniente da Francia, Germania e Grecia. Grazie al tam tam ed all’appoggio logistico dei centri sociali del nord Italia. Di Askatasuna di Torino in primis, ma anche da Napoli.
Il Genoa Social Forum era l’interlocutore delle autorità italiane ma non riuscì a gestire la situazione, ci furono sue responsabilità negli incidenti? Il social forum aveva intrapreso la strada della protesta civile. Brava gente e famiglie con idee utopistiche ma rispettabili, bandiere colorate e cocacola. Vennero innanzitutto spazzate via le loro buone intenzioni, con l’arrivo dei delinquenti.
Quale fu  il ruolo di Agnoletto e di Casarini, le cui Tute Bianche volevano violare la zona rossa?
Pensiero mio, la loro idea era quella di portare avanti una protesta civile, con toni forti ma civili. Ciò che circolava in giro faceva pensare esattamente il contrario e questo accadde puntualmente.
Il 19 luglio c’erano già state le premesse di quello che sarebbe accaduto poi il 20 ed il 21 Luglio con il lancio di bottiglie e sassi contro la questura di Genova  Incidenti e scaramucce provocati da cani sciolti e su questo la responsabilità se l’assunsero per carica istituzionale il questore ed il Prefetto dell’epoca. Ma i nostri Servizi forse non erano al corrente di ciò che stava arrivando dall’estero a bordo di treni speciali e pullman.
Il 20 Luglio prima le bottiglie molotov contro i carabinieri alla stazione Brignole, poi l’assalto al carcere di Marassi, furono opera solo dei Black Block? Black block italiani e d’oltralpe, anarchici in massima parte e sognatori (maschi e femmine), qualche nostalgico del PCI che in Liguria ha i suoi estimatori, anziani e molti giovani dei centri sociali i quali però si fecero da parte da soli, comprendendo che quell’azione di guerriglia era troppo anche per loro che si erano limitati fino a quel momento al lancio di qualche fumogeno verso le forze dell’ordine, a rovesciare cassonetti e poco più, oltre agli immancabili slogan e pugni chiusi: dopo poche ore restarono solo i black block. Ed avevano modalità e capacità di spostamento tipici di chi con la guerriglia urbana ci convive da sempre. Mordi e fuggi (o meglio spacca e fuggi). Un carosello infernale.
E’ vero che reparti dei carabinieri a causa della non conoscenza della città per errore in via Tolemaide caricarono la testa del corteo autorizzato?
L’ordine fu dato dal Questore di Genova dell’epoca (Colucci, nda). Secondo gli analisti della sicurezza per evitare che il grosso dei manifestanti giungesse nel sottopasso di piazzale America. Dove sarebbe stato impossibile contenerli. Inoltre si era certi che dietro le tute bianche ci fossero avanguardie di black block che li usavano a mò di scudo.
Lei dove si trovava in quei momenti? In zona, una delle strade parallele a via Tolemaide, zona piazza Novi. Qui fummo violentemente attaccati da una cinquantina di black block che si erano sfilati furbamente dal corteo utilizzato appunto come “diversivo”. Volevano lo scontro fisico con le forze dell’ordine e quando dico “attaccati” intendo dire fatti oggetto di una violenza ed un modus operandi propri di chi conosce bene il sottobosco della guerriglia urbana, del caos. Con mazze da baseball, pali della segnaletica, agrumi farciti di chiodi e lamette, sampietrini e pietrame certamente proveniente dai binari della vicina ferrovia. Oltre a decine di rudimentali ordigni che arrivavano da 3 lati. Perfino palloncini pieni di urina ed altri di vernice rossa. Almeno questo credevamo. Invece venimmo a sapere più tardi che era sangue di origine animale. Una chicca in uso oltralpe . Di questo nessun freelance ha mai proposto le immagini. Per onestà devo dire che non erano solo black ma c’erano anche ragazzi normalmente vestiti e senza travisamenti: altri ancora il passamontagna lo hanno indossato per non farsi riconoscere durante questi concitati minuti.
La morte di Giuliani a piazza Alimonda è provocata da un arretramento dei carabinieri sulle cariche dei manifestanti e per questo Placanica ed i suoi commilitoni si trovano imbottigliati nel defender? Quel maledetto defender, ma questo lo stabiliranno successivamente le indagini, evidentemente era rimasto staccato dagli altri blindati e dagli operatori appiedati per un errore di manovra o per un ostacolo improvviso sul percorso. Come accade in natura, il branco prima tenta di dividere e poi attacca l’esemplare più giovane ed inesperto. Sicuramente gli occupanti del defender avevano sbagliato ad imboccare una strada. Ma in quei momenti concitati ci può stare. Quello che non sarebbe dovuto accadere era di premere il grilletto. Tuttavia un giovane agente ausiliario impaurito, a 40° con la tuta in assetto da ordine pubblico e cioè con almeno 15 kg di paramenti addosso, in quel contesto caotico può aver avuto paura e l’adrenalina ha fatto il resto. Un estintore(quello imbracciato da Giuliani, nda), se colpito da un proiettile, esplode: e solo in virtù di questo fatto, un operatore preparato non punta l’arma. Che nessuno si erga a censore: per fermare quella che posso definire una orda di gente che voleva il sangue dello sbirro (già prima del grave fatto a Giuliani) ci sarebbe voluta una fermezza ed una capacità di contrattacco che le forze dell’ordine non potevano possedere. Perché ribadisco che in quelle ore concitate (molte ore) venne chiamato in strada anche personale inesperto, NON operativo e completamente privo della benchè minima capacità di gestione di eventi di questo tipo. Poi è ovvio che in questo caos può accadere che vieni picchiato dall’orda oppure manganelli violentemente il primo manifestante che hai di fronte. Ma attenzione: se sei ancora di fronte a me che sto rispondendo ad una guerriglia, allora significa che sei un delinquente e come tale devi essere considerato, altrochè un paciifico figlio dei fiori. Tra l’altro, e questo lo dicono le cronache del tempo, Giuliani non era conosciuto né come appartenente ad uno dei centri sociali genovesi né come appartenente alle tute bianche. Un signor nessuno che ha voluto mettersi  contro lo Stato nel giorno sbagliato e nel momento sbagliato. Una vittima inconsapevole del terrorismo mediatico e politico messo in campo da altri. Ma non basta per parlarne come un  eroe o un martire. Non è il caso. Oltre al povero Carlo, le indagini portarono a venti sospettati nell’inchiesta per tentato omicidio dei carabinieri occupanti il mezzo. I magistrati riuscirono ad individuare una dopo l’altra le persone che a vario titolo stazionavano intorno alla camionetta. Ma a che risultato sono arrivate le indagini e le condanne? Zero. Anche in questo caso, come negli anni bui degli anni di piombo, è intervenuto il “mutuo soccorso rosso” a cavare tutti dai guai, con un ricamo certosino. Tutti tranne quel povero cristo che è rimasto sull’asfalto.
Placanica spara per legittima difesa perché è circondato ed assalito nel defender, lo hanno stabilito i giudici. La morte di Giuliani si poteva evitare? Ho già risposto sopra. Si DOVEVA evitare. Ma in 20 anni non abbiamo imparato ancora nulla e cioè che nelle manifestazioni violente l’unica medicina è la prevenzione a monte, l’infiltrazione e la repressione immediata. Esistono gli idranti, i caroselli ( determinata operazione che si mette in atto  con le auto di servizio) e le cariche di alleggerimento. Ma ribadisco il pensiero: forse durante certi summit, che siano essi condivisibili o meno dall’ideale di ognuno, si dovrebbe intervenire preventivamente, altrimenti si rischia di limitare la libertà e la democrazia cioè il diritto degli abitanti di una città a vivere una vita normale e libera in quei giorni, come è accaduto ai genovesi costretti a non aprire i negozi e chiudersi in casa. Cioè lo Stato è capace di gestire l’ordine pubblico se conosce prima le idee  ed i movimenti dei facinorosi e se i Servizi non funzionano (o non vogliono funzionare o funzionano male) allora succede quello che è accaduto a Genova.
Dopo il tragico fatto la zona viene isolata da un cordone di forze dell’ordine ed un fotoreporter viene malmenato per aver scattato la foto del corpo esanime di Giuliani L’area fu presa sotto controllo dalla polizia. Ormai si era perduta ogni forma di discernimento. Adrenalina a mille. Ordini confusi. Fortunatamente non eravamo li.
L’allora ministro dell’interno Scajola prima dichiara di aver dato ordine di sparare se fosse stata violata la zona rossa, poi ritratta  Non so. I resoconti delle cronache giudiziarie hanno dato il loro verdetto storico. D’altronde non mi sarei aspettato il contrario.
Veniamo al 21 luglio: la richiesta di annullamento della manifestazione dopo quanto è accaduto il giorno precedente viene respinta dal Genoa Social Forum: che cosa succede in città? Lei dove si trovava? Tutta la notte il sottoscritto era come altri, con le medicazioni del caso, con ronde e turnazioni, a presidiare i margini della zona rossa o quel che restava. Una stanchezza infinita mista a rancore. Non solo da parte degli “sbirri” ma anche da parte degli antagonisti. Gli anarchici e quelli dei centri  sociali erano ritornati a far assemblea nei loro circoli, così pure quelli delle tute bianche. Delle tute nere nemmeno l’ombra… dopo aver seminato distruzione erano spariti nel dedalo delle viuzze di Genova per rincontrarsi chissa dove. E questa cosa non si poteva tollerare. Immaginavo che sarebbero ritornati il giorno dopo. Avevo 33 anni, chi mi domandava di certe dinamiche forse 20, o  neanche.
E’ vero che solo i Black Block devastano e saccheggiano la città, ma abili come sono nell’utilizzare le tecniche della guerriglia fuggono e la polizia colpisce i partecipanti al corteo pacifico?  Io dico convintamente che un manifestante pacifico non poteva trovarsi in quei frangenti, in quei luoghi, con le posture che ho imparato a conoscere bene. Si capiva benissimo che cercavano il contatto, dall’aria che tirava. Oltre che agli sputi. Odio che si tagliava a fette ed ho pensato più volte che qualcuno si sarebbe fatto male.
Cosa accade alla scuola Diaz quella sera? Lei ha partecipato all’irruzione? Come spiega le violenze sui fermati, che poi furono quasi tutti rilasciati? Non so rispondere. Non ero presente né io né gli altri del reparto.
I Black Block non rivendicarono mai apertamente le loro azioni delittuose?  Pensiero mio, opinabile forse: questa è la stessa gente che da un po’ di anni sta facendo casini in val  di Susa, sono gli stessi (o i loro figli naturali o dell’ideologia) che appaiono a viso coperto nelle manifestazioni politiche e si scontrano con la fazione opposta o con la polizia. Tuttavia, se si escludono i già citati No Tav ecc.  ho i miei dubbi che quelle tute nere fossero tutti militanti della sinistra extraparlamentare. Magari c’era dell’altro.
In primo grado di giudizio nel 2007 solo 24 manifestanti furono condannati. In appello nel 2009 15 di loro vennero assolti, sia per intervenuta prescrizione, sia perché la loro reazione alla carica dei carabinieri venne ritenuta legittima difesa. Che ne pensa? La Legge ha acclarato e deciso che uno “sbirro” può essere attaccato e dopo, ma solo dopo, se ne riparla. Ma io dico per esperienza maturata con la teoria prima e per le strade poi, che le regole di ingaggio non possono valere per ogni contesto. Le limitazioni in situazioni che anche si distanzino dalla guerriglia urbana nella sua accezione genovese non possono prescindere dal ricorso alle armi in autodifesa, questo è e resta un inderogabile principio generale del diritto. Avessimo usata una definizione unanime di tale principio già nei giorni immediatamente precedenti  il 20 luglio, credo avremmo innanzitutto data una immagine di gruppo di difesa coeso con chiare indicazioni e capacità di elaborazione dei compiti assegnati, un gruppo capace di intendere operativamente, in maniera comune, i vincoli all’uso della forza che necessariamente doveva essere messa in campo, nonostante la percezione esterna potesse lasciare dei dubbi della legittimità della stessa. In ogni caso ricordo ancora con piacere i tanti genovesi perbene che ci ringraziavano per aver evitato che il loro quartiere e la loro città venisse completamente vandalizzata. Ma in realtà avevamo perso. Avevamo già perso tutti.
Sui fatti della caserma di Genova Bolzaneto che cosa ricorda? Lei c’era? Non eravamo presenti.
Le violenze sui fermati portarono alla condanna di 44 imputati tra le forze dell’ordine da parte della Corte D’Appello di Genova. Qual è la sua opinione al riguardo? La mia idea, oggi come venti anni fa, è che uno Stato forte non ha bisogno di vendersi mediaticamente coloro che hanno il compito di difenderlo. Forse non era giustizia quella che si cercava, ma vendetta. La chiedevano le immagini dei manifestanti picchiati a sangue. La chiedeva l’opinione pubblica estera. L’Italia e le sue forze dell’ordine non ci avevano fatta una bella figura. Sarebbe stato necessario che la politica difendesse le forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti stranieri che erano venuti in Italia considerandola una “zona franca” ed invece ci siamo calati le braghe.
Poi nel 2017 la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna lo Stato Italiano al risarcimento del danno per le violenze delle forze dell’ordine. Lei cosa ne pensa? Fu giusta? Quando uno Stato è debole oppure per convenienza di facciata si dimostra tale, è giusta qualsiasi cosa. Anche che chi ha rischiato la propria vita e passate notti insonni (anche e soprattutto prima di Genova 2001) possa venir trattato come un volgare picchiatore. Non aggiungo altro, poiché  non devo rendere conto a nessun altro che non sia Dio o me stesso, dei comportamenti che ancora oggi ritengo essere stati adeguati al contesto e professionali sempre. Chi ha parlato senza conoscere le cose, forse credeva di commentare un film con noi relegati a fare le comparse: invece non era un film.
Si fece l’idea allora che a fronte di una cifra di violenza così abnorme si trattò di una rivolta contro il governo Berlusconi II appena insediatosi l’11 giugno precedente, più che contro il G8? Che l’area della sinistra abbia meditato la spallata, strumentalizzando i motivi della protesta dei movimenti no global? Certamente. Intollerabile un uomo di centro destra al potere. Occorreva fermarlo in qualsiasi modo, con qualsiasi forma di protesta. Fomentando gli animi e chiamando a raccolta le scorie sessantottine di tutta Europa. Una situazione che si è riproposta più volte negli ultimi 4 lustri (e tale pratica , il sovversivismo di piazza , assomiglia terribilmente a quella utilizzata, mutatis mutandis, contro il governo Tambroni nel 1960, che fu costretto alle dimissioni a seguito dei gravi incidenti avvenuti per le proteste di piazza contro lo svolgimento del congresso del MSI, che si sarebbe dovuto tenere, guarda caso, proprio a Genova, N.d.a).
I genovesi lamentarono la eccessiva tolleranza delle forze dell’ordine nei confronti degli atti vandalici dei manifestanti violenti. E’ vero che ci fu tolleranza? Le ho già risposto prima. Che poi qualcuno abbia potuto pensare che ci siamo andati leggeri… rispondo che ognuno deve occuparsi del proprio lavoro! Poiché moltissimi altri hanno affermato esattamente il contrario. E’ il bello della democrazia. Disquisire di tutto da parte di tutti, comodamente spaparanzati sul comodo divano di casa.
A 20 anni di distanza da quei tragici giorni, è dell’idea che l’ordine pubblico non fu gestito adeguatamente dai vertici delle autorità competenti? L’ho detto e ribadito nell’incipit. Non tocca a me giudicare ma se mi chiede un giudizio sulla vicenda io rispondo che è assolutamente vero: non eravamo preparati a quel genere di situazione. O meglio non eravamo tutti preparati per quel tipo di operazione. Una catena di comando da rivedere, insomma. Avremmo dovuto agire in maniera selettiva, riconoscendo insomma il manifestante pacifico da quello aggressivo. Bloccare coloro che fisicamente fracassavano le vetrine risparmiando scientificamente il nugolo di adolescenti addestrati dai cattivi maestri a sdraiarsi sull’asfalto per fare resistenza passiva. Non è facile e non lo sarà mai fino a che le regole di ingaggio resteranno immutate. A Bologna, ed è storia più recente, i soliti noti ingaggiarono una dura lotta con la polizia ed in prima fila tra i manifestanti s’era bellamente piazzato un invalido sulla sedia a rotelle. Mentre quelli dietro, vigliacchi oltretutto, giocavano al tirassegno sulla divisa. Si seppe dopo che quell’invalido era un esponente della sinistra estrema. Ma questa è un’altra storia.
E che voi operatori delle forze dell’ordine impegnate sul campo foste mandate allo sbaraglio? Parlo per me e per gli altri che erano con me: no perché sapevamo di dover eseguire attività di ordine pubblico con le strade di nostra competenza come da briefing. Anche se poi il livello si alzò e divenne “ attenzionata” quale guerriglia urbana. Eravamo preparati, perché la nostra attività prevalente era il servizio negli stadi e nelle sue immediate prossimità. E 20 anni fa le regole del mondo del tifo erano molto diverse da oggi, gli scontri molto frequenti e noi si aveva compiti di “cuscinetto”. Oltre alle altre attività nelle normali manifestazioni politiche di piazza. Torino è sempre stata una realtà complicata sotto questo aspetto.
Perché nel 2002 si è dimesso dall’Arma dei Carabinieri? Una questione morale, mettiamola così. Un compromesso con il mio modo di intendere la Divisa. In  troppi ci hanno sputato sopra. E non tutti furono manifestanti.