Fusione Salerno Energia - Aquamet Indagati Ferraro ed il dg Picardi

Scritto da , 15 novembre 2018
image_pdfimage_print

di red.Cro.

La fusione tra Salerno Energia ed Aquamet al centro dell’inchiesta di Forlì. Indagati l’ex presidente della holding, Antonio Ferraro, attuale vertice dell’aeroporto di Pontecagnano Faiano, e il dg della società Matteo Picardi. Per loro l’accusa è di turbativa d’asta. Il bando è quello indetto nel 2015 dalla società partecipata del Comune di Salerno per la ricerca di un partner per irrobustire l’assetto societario. Secondo gli investigatori, il bando, poi aggiudicato da una società controllata da Conscoop, l’Acquamet, sarebbe stato fatto su misura per quest’ultima. L’inchiesta ha portato anche a tre arresti. Si tratta di Mauro Pasolini, presidente del consorzio Conscoop, Giuseppe Cangione, responsabile dell’attuazione del Programma di metanizzazione del Mezzogiorno, e Flavio Aldini, ex dirigente Conscoop. Quest’ultimo è stato anche vicepresidente della Mediterranea srl di Salerno. Le accuse sono, a vario titolo, di concorso in estorsione continuata e aggravata, corruzione per l’esercizio della funzione, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale e false informazioni al pubblico ministero. Raggiunti dall’avviso di garanzia l’attuale dirigente amministrativa del Consorzio Conscoop, un professionista esterno, consulente Conscoop, un secondo professionista con studio a Roma, nonché i due ex vertici della società “Salerno Energia”, Ferraro e Picardi. L’indagine madre è stata avviata nel gennaio 2017 e ha riguardato, in particolare, un appalto vinto da una società consorziata alla Conscoop che, nel 2009, si era aggiudicata la gara d’appalto per la costruzione e gestione del sistema di metanizzazione nel comune di Terzigno, nel napoletano, finanziato per circa 4 milioni con fondi statali. Dall’attività investigativa è emerso che i vertici del consorzio avrebbero esercitato pressioni su alcuni dei professionisti che collaboravano con società controllate per la progettazione e realizzazione dei propri progetti. Secondo quanto ricostruito dai militari i tecnici, per poter ottenere successivi incarichi dalla società o per sbloccare pagamenti di prestazioni già’ fornite, sarebbero stati costretti a consegnare ai capi del consorzio forlivese somme di denaro, pari ad alcune migliaia di euro ogni volta. Parte dei soldi sarebbe stata utilizzata per pagare tangenti al funzionario ministeriale, per ottenere la proroga del termine per il completamento dei lavori relativi al metanodotto del comune di Terzigno, ancora non finiti. Un secondo filone di indagine ha poi riguardo l’ appalto del 2015 indetto a Salerno. «Ogni passo dell’indagine sia stato confortato da ampi e documentati riscontri», ha precisato il procuratore di Forlì – Cesena, Cameli. I militari nel corso di precedenti perquisizioni, avrebbero trovato una copia del bando con una serie di annotazioni che configurerebbero, secondo le accuse, la turbativa.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->