Fusandola non doveva essere deviato Si procede con risarcimento del danno

Scritto da , 21 Maggio 2021
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di Erika Noschese

Il Fusandola non poteva essere deviato. Nero su bianco la sentenza del giudice Giovanna Pacifico che ha rinviato a giudizio il dirigente Benedetto Troisi. Tutto è nato dagli esposti presentati dal comitato Italia Nostra e No Crescent che, dal 2014 al 2016, hanno presentato ben cinque esposti. E proprio da questi esposti che parte l’inchiesta e il procedimento penale. “È stato acclarato ciò che noi da sempre abbiamo sostenuto, ovvero l’immodificabilità del torrente e quindi l’inattuabilità dell’intera manovra urbanistica”, ha dichiarato Vincenzo Strianese del comitato Italia Nostra. Oggi, la novità è che ad accertare questa violazione del codice ambientale è un giudice, in sede penale. “Ovviamente, questo comporta tutta una serie di adempimenti che gli enti preposti dovranno porre in essere; noi riteniamo chiusa la vicenda, era già chiaro per noi. Quando si annulla un’autorizzazione paesaggistica a monte, a cascata si annullano tutti gli atti, ivi compresi i percorsi a costruire tanto che il Comune è stato costretto ad una serie di nuovi procedimenti ma questa sentenza mette una pietra tombale – ha detto ancora l’architetto Strianese – E’ ovvio che ora si aprono una serie di scenari che competono alle autorità: il codice dell’Ambiente stabilisce anche i procedimenti in capo al prefetto e ai responsabili e se questo non è possibile parte un procedimento di valutazione del danno ambientale. La confisca significa bloccare l’illegalità, dovrebbe essere un atto propedeutico ma sarà il giudice penale a decidere mentre, in parallelo, si potranno bloccare le attività, porre in essere il ripristino dello stato dei luoghi e se questo non sarà possibile parte un procedimento di risarcimento del danno con un procedimento da parte del ministero dell’Ambiente”. I comitati solleciteranno ora l’intervento del ministero per la transazione ecologica affinché possa procedere con il decreto che quantifica il danno. “Non si poteva deviare il torrente e questa è una pietra tombale di Santa Teresa, Crescent e piazza della Libertà. È un dato acclarato, noi adesso proseguiremo affinché la legalità venga ripristinata”, ha dichiarato Oreste Agosto, avvocato amministrativista che da anni segue la battaglia contro la deviazione del torrente Fusandola. A chiedere un’assunzione di responsabilità da parte del Comune e il ripristino del corso del Torrente, Antonio Cammarota, presidente della commissione Trasprenza del Comune di Salerno: “Il Fusandola non poteva essere tombato e non poteva essere deviato. Questo emerge dalla lettura della sentenza della dottoressa Pacifico e soprattutto dalla incontestata perizia che ne costituisce l’impalcatura. Questo, al di là delle responsabilità personali o del prosieguo dei giudizi”, ha dichiarato il candidato sindaco, in merito alla vicenda legata alla deviazione del torrente Fusandola e al recente deposito delle motivazioni della sentenza che hanno portato alla condanna di uno degli imputati. “Si apre ora una vicenda che coinvolge a pieno titolo il Comune di Salerno, che già avrebbe dovuto costituirsi parte civile nell’ambito del processo in corso. Mancata costituzione che è stata già oggetto di una seduta di commissione trasparenza e che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti – ha aggiunto Cammarota – Ma dalla lettura della sentenza emerge la necessità di un immediato intervento da parte del Comune di Salerno con il conseguente ripristino del tracciato del torrente Fusandola così come era, con tutti gli annessi e connessi, ad iniziare dalle strade pubbliche stravolte nell’ambito dell’intervento di Santa Teresa e quindi del Crescent e di Piazza della Libertà, per esigenze non solo ambientali ma di sicurezza e quindi con la massima urgenza”. Cammarota ha annunciato che farà apposita istanza al sindaco di Salerno e ai dirigenti che provvedano, secondo le proprie competenze e i propri obblighi, ogni azione effetto di questa sentenza che chiederemo e notificheremo a tutti gli interessanti. In più, ribadisce il presidente della commissione Trasparenza: “Sulla costituzione di parte civile nell’ambito dei procedimenti penali legati all’intervento di Santa Teresa approfondiremo ancora una volta in commissione trasparenza. La costituzione di parte civile non è potere libero che dipende al gradimento o meno del processo. Nel corso degli anni si sono spesi soldi pubblici a favore di avvocati per costituzioni di parte civile in processi in cui l’interesse pubblico era alquanto discutibile”. La parola passa ora al ministero che dovrebbe quantificare il danno perchè ripristinare lo stato del luogo risulta complesso. Il processo inizierà nel mese di luglio. Il dirigente Benedetto Troisi era componente della commissione di validazione del progetto Fronte del Mare, realizzato dal Comune di Salerno, con la realizzazione del Crescent e di piazza della Libertà con la deviazione del Fusandola, poi ritenuta illegittima dal giudice penale che ha condannato il dirigente comunale.

 

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