Franco Oddo: «La “mia” Salernitana con il Var si sarebbe salvata»

Scritto da , 18 Maggio 2022
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di Enzo Sica

SALERNO – I ricordi di 23 anni fa sono sempre vivi nella mente di Francesco Oddo, ex allenatore della Salernitana, che nel 1999 subentrò a Delio Rossi in panchina nelle ultime otto partite in serie A e suo malgrado sfiorando una clamorosa salvezza svanita, purtroppo, nella sciagurata ultima partita di Piacenza.  «Un neo che è rimasto tale. Infatti con me in panchina vincemmo gare importanti contro la Juventus, e Inter e perdendo solo a Cagliari per 3 a 1. Poi ci fu la trasferta di Piacenza, quella partita finale che ci poteva far scrivere la storia ma che con quel pareggio per 1 a 1 ci condannò, visto che dovevamo solo vincere, ad una ingiusta retrocessione».   A distanza di tanti anni Oddo, che vive a Pescara, non si dà pace, non riesce a rendersi conto che si era sul rettilineo finale per una grande impresa ma che qualcosa si inceppò. «Quella di Piacenza fu una partita strana e sono ancora oggi convinto che se ci fosse stato, all’epoca, l’aiuto del Var come ora ci saremmo salvati. Perché c’era un rigore clamoroso per noi nei minuti di recupero ma il direttore di gara forse non se la sentì di fischiare. E lasciammo la serie A per un solo punto di differenza. Davvero assurdo». Questa è la legge del calcio, purtroppo, ma Oddo ancora si arrabbia quando pensa  quella mancata salvezza anche se, un paio d’anni dopo, fu chiamato di nuovo alla guida della Salernitana in serie B, fu esonerato a metà campionato e poi richiamato in panchina. «Mi presi una piccola rivincita visto che salvai la Salernitana da quella retrocessione» Corsi e ricorsi storici, mister, e domenica c’è un Salernitana – Udinese, ultima partita del  campionato di serie A, per arrivare a quell’obiettivo che lei, purtroppo, non riuscì a centrare? «E’ vero ma sono convinto che questa Salernitana non fallirà l’obiettivo. Mi aspettavo questo finale, il destino è nelle mani della squadra ma con questo pubblico eccezionale e la spinta che riceve la squadra la salvezza non le sfuggirà» Sicuro, dunque, sulle potenzialità della squadra e sull’apporto del pubblico? «Guardi sono rimasto il primo tifoso della Salernitana. Forse perchè il calore, l’affetto e l’amore che il pubblico salernitano ti trasmette va al di là di ogni considerazione negativa. Quello che ti trasmettono i trentamila dell’Arechi sono sensazioni eccezionali. E mi sbilancio anche dicendo che il pubblico salernitano è tra i migliori d’Italia. In trasferta quest’anno sono stati sempre in tanti, anche quando la squadra nella prima fase della stagione non riusciva ad emergere. Poi con la nuova società e l’arrivo di nuovi calciatori c’è stato questo cambio di passo che, aggiungo, avevo previsto» Ci sono calciatori che l’hanno impressionato di più? «Direi tutto il collettivo al quale NIcola, da bravo allenatore, è riuscito a dare quel qualcosa in più, quella spinta necessaria proprio per arrivare a certi eccezionali risultati. Aggiungo inoltre che il rendimento nel corso del campionato di Djuric mi ha stupito in positivo così come quello di Bonazzoli che si sta rivelando un attaccante di grande continuità. In difesa Fazio è un calciatore di categoria ed anche i due centrocampisti Ederson e Bohinen si sono rivelati ottimi acquisti» Dunque il lavoro del diesse, che ancora oggi, si mantiene cauto anche sulla prossima decisiva gara contro l’Udinese proprio per centrare la grande impresa è di qualità? «Sabatini è un direttore sportivo che nel mondo del calcio è tra i migliori. Ha scelto calciatori utili proprio per cercare di arrivare a quella salvezza che dopo il girone di andata, con la squadra sempre ultima in classifica, sembrava davvero lontana» Lei si sarebbe aspettato tutto ciò e soprattutto che la Salernitana si poteva giocare la salvezza nell’ultima partita di domenica? «Diciamo che nel calcio ci può anche stare però è chiaro che è una grande impresa quella che potrebbe materializzarsi domenica sera» Importanti saranno le motivazioni, mister, non crede? «Io sono ottimista, l’ho detto inizialmente e lo ribadisco. L’Udinese non ha più niente da chiedere alla classifica. E’ salva ma ciò non vuol dire che la partita sarà facile. Le motivazioni saranno alla base della prestazione della Salernitana, bisogna mettere da parte il nervosismo ed avere solo pazienza. Ed alla fine certamente si gioirà» Analogie, mister, tra questa e quella squadra che lei guidava 23 anni fa? «Diciamo poche, parliamo di epoche diverse. Io quando arrivai a guidare la Salernitana eravamo concentrati solo ed esclusivamente sul fatto che di tempo ne avevo davvero poco. Ricordo che cercai di mettere a posto solo un po ‘ la difesa che aveva in Luca Fusco un calciatore di qualità. Il reparto prendeva qualche gol in più ma ci assestammo bene cercando di sfruttare le tre bocche di fuoco in attacco che erano Di Vaio, Di Michele e Giampaolo. A centrocampo mi mancò anche Breda infortunato che poi tornò nelle ultime gare ma c’erano Giacomo Tedesco e Bernardini che davano consistenza al reparto» Mister, cosa vuol dire al pubblico di Salerno che la ricorda sempre con tanto affetto? «Sono molto legato alla città e alla Salernitana e sono fiducioso che questa prima salvezza dopo tre campionati di serie A arriverà. Devono avere solo pazienza. Sono eccezionali e il muro umano che domenica contro l’Udinese ci sarà all’Arechi sarà quello vincente» Invece quale potrebbe essere il futuro di Francesco Oddo nel mondo del calcio? «Guardi ho allenato per l’ultima volta nel 2005 vincendo il campionato ad Avellino. Sono trascorsi ben 17 anni ma nessuno si è fatto sentire. Sono caduto nel dimeticatoio… Io spero che qualcuno si ricordi ancora di me e di quello che ho dato al calcio in tutti questi anni. E poi mi lasci dire, non per invidia, ma se allena ancora Zeman a 75 anni perchè non lo potrei fare anche io che ho la sua stessa età?». Finisce con una risata ed un arrivederci a presto magari su una panchina, mister Oddo.

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