Francesca Manzo è la bella Dèlia

Scritto da , 1 settembre 2018
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Questa sera, alle ore 20, il debutto al teatro alla Scala di Milano per la riapertura autunnale con l’opera di Luigi Cherubini per la regia di Liliana Cavani, di cui il soprano made in Salerno sarà assoluta protagonista

Di OLGA CHIEFFI

Da questa sera, ore 20, al 27 settembre al Teatro alla Scala andrà in scena Alì Babà e i quaranta ladroni di Luigi Cherubini, con la direzione di Paolo Carignani, la regia di Liliana Cavani, le scene di Leila Fteita, i costumi di Irene Monti e la coreografia di Emanuela Tagliavia. Lo spettacolo vede protagonisti l’orchestra e i solisti dell’Accademia Teatro alla Scala, insieme ai giovani allievi della Scuola di Ballo. Il progetto di affidare uno spettacolo ogni stagione ai giovani dell’Accademia, facendoli lavorare per un anno con un regista e un direttore di rango, si concentra sugli autori italiani riproponendo l’ultima opera di Luigi Cherubini.  I giovani allievi, tra cui il soprano made in Salerno, formatosi al Martucci nella classe di Marilena Laurenza, hanno lavorato per un anno con Liliana Cavani, tornata alla Scala, e con Paolo Carignani, direttore che ben conosce i segreti del repertorio italiano. Il risultato di questo periodo di preparazione sarà anche quest’anno uno spettacolo dello stesso livello artistico e impegno produttivo degli altri titoli della Stagione. La strettissima collaborazione fra il Teatro alla Scala e la sua Accademia costituisce un unicum a livello mondiale garantendo agli allievi una continuità tra percorso formativo ed esperienza artistica impossibile altrove. Alì Babà è una fiaba alla ricerca della semplicità perduta. Ultimo titolo operistico di Luigi Cherubini, Alì Babà e i quaranta ladroni debuttò, in francese, all’Opéra di Parigi nel 1833, con un cast per quell’epoca stellare. Il settantatreenne compositore italiano, ormai naturalizzato francese, scelse una fiaba, lontana dalle passioni, a rappresentare un disincantato distacco emotivo dal mondo. Nonostante Cherubini godesse di fama ed ampio riconoscimento, e ci si trovi di fronte a una partitura di enorme impegno, costruita ed elaborata, massiccia e raffinata insieme, l’opera non piacque in Francia, né in Italia, ma ebbe maggiore diffusione in Germania. Pur apparendo monumentale, la partitura ricorre a una grande varietà di soluzioni formali, e sfoggia una strumentazione brillante e ricca di effetti. Riletta oggi, Alì Babà colpisce per la centralità del tema del denaro. “Il messaggio – spiega Liliana Cavani – è che il denaro non porta la felicità. Alì Babà alla fine non combina niente: rimane con quello che aveva prima. Il tesoro della grotta non viene praticamente toccato. Mi colpisce anche che si parli di un matrimonio combinato tra Delia, la figlia di Alì Babà, e Aboul-Hassan, il responsabile della dogana: pensate a quanto è attuale”. Si tratta di una partitura di dimensioni imponenti, che alterna una varietà considerevole di situazioni musicali: il registro buffo nel sestetto all’inizio del quarto atto, il belcanto della protagonista, appunto Francesca Manzo, che debutta il ruolo di Delia, dopo essere stata già Gretel nell’opera di Humperdinck e la sacerdotessa nell’Aida diretta da Oren a Milano, nella cavatina “Amico fedele d’infanzia mia” e la più intensa “Nadir tu sei il solo mio bene” del terzo atto (con corno inglese obbligato), il declamato e l’arioso, pervasivi. La mancanza di contorni definiti tra i pezzi chiusi, insieme all’utilizzo sui generis dell’orchestra (dove timpani, tromboni, contrabbassi, grancassa e armamentario ‘turco’ vengono impiegati con grande violenza espressiva), par echeggiare qualche atmosfera wagneriana, nel duetto Ali-Nadir, notevole per la descrizione musicale dei sacchi d’oro, si è voluto ravvisare un precedente dell’incantesimo del fuoco del Die Walkure.

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