Fonderie Pisano, l’avvocato Lanocita: «Svolgono attività illegale da mesi»

Scritto da , 1 agosto 2018
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Brigida Vicinanza

Il comitato Salute e vita sarà venerdì sotto gli uffici dell’Arpac per chiederne l’azzeramento dei vertici. I membri del comitato in difesa della salute ambientale che da anni combattono contro le Fonderie Pisano e l’inquinamento nella Valle dell’Irno, continuano a suon di protesta, manifestazioni, esposti e ricorsi a mantenere la linea del “no” all’opificio di via de’ Greci a Fratte, appoggiando l’ipotesi di delocalizzazione dell’impianto. «La vicenda del nesso causale tra la salute e la presenza dell’azienda sul territorio verrà definito sia con l’indagine Spes che penso si concluda entro la fine di quest’anno, sia con le attività di indagine ma il punto adesso è capire perché non sono stati presi alcuni provvedimenti dall’Arpac». A scendere in campo è l’avvocato Franco Massimo Lanocita, che prova a spiegare le motivazioni e a chiarire alcuni punti della battaglia che ancora oggi il Comitato sta mettendo in campo. «Ma ad oggi noi partiamo dalla relazione dell’Arpac di novembre 2017 che dice che l’impianto non applica le Bat così come da normativa europea – ha sottolineato Lanocita – la disciplina infatti prevede che devono essere utilizzate le migliori tecnologie e le Bat servono proprio a limitare i danni ad ambiente e salute dei cittadini». Poi il legale del Comitato ha continuato: «L’Aia si regge proprio sulle Bat e chi chiede l’autorizzazione integrata ambientale deve averle. L’Arpac denunciò proprio la mancanza di 9 delle Bat previste e dunque le Fonderie svolgono un’attività fuori legge. La Regione diffidò l’azienda affinchè ottemperasse a questa esigenza, e decorsi i 60 giorni dalla richiesta degli uffici regionali la fabbrica doveva essere chiusa – ha sottolineato Lanocita – il 4 giugno invece scaduto il termine l’Arpac non si è recata a verificare. Soltanto il 19 luglio è stato fatto un sopralluogo che ha prodotto una relazione di circa 80 pagine in cui non compare nemmeno una volta il problema delle “Bat”». Insomma, secondo l’avvocato, le Fonderie Pisano dovevano essere chiuse prima: «Abbiamo nella Valle dell’Irno dunque – ha concluso – un’azienda che da novembre del 2017 svolge un’attività in contrasto con le normative di tutela dell’ambiente ed opera della totale illegalità».

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