Fonderie, i Pisano ora chiedono i danni alla Regione

di Andrea Pellegrino

Mentre si valuta l’eventuale istanza di dissequestro delle Fonderie da portare al Gip, i Pisano trascinano nuovamente la Regione Campania dinanzi al Tar. E questa volta con tanto di richiesta di risarcimento del danno. A predisporre il ricorso contro la Regione Campania ed il Genio Civile è l’avvocato Lorenzo Lentini che cura gli aspetti amministrativi della complessa vicenda delle Fonderie. Nel mentre l’altro legale, il penalista Guglielmo Scarlato, valuta le mosse per ottenere il dissequestro dell’azienda di via Dei Greci. Il tutto come se fosse una partita a scacchi che si gioca nelle aule di tribunale, con l’unica certezza che ad oggi la proprietà ha tutta l’intenzione di riaprire i cancelli. Poi, per quanto riguarda la delocalizzazione, si vedrà. D’altronde al momento mancherebbe materialmente il sito dove piazzare il nuovo stabilimento industriale. Il nuovo ricorso amministrativo sostanzialmente impugna tutti gli atti amministrativi recentemente prodotti dal settore ambiente della Regione Campania. In buona sostanza tutti i provvedimenti e le relazioni connesse, che hanno portato alle sospensioni dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) ed al successivo provvedimento di riesame e richiesta di Via. Ma su quest’ultimo aspetto pende già un ricorso al Tar che andrà direttamente in discussione nel merito, dopo la rinuncia dell’udienza cautelare avanzata proprio dalla famiglia Pisano. L’elemento in più che caratterizza la nuova istanza alla giustizia amministrativa, vede la richiesta del danno, che sarà però quantificato solo successivamente e probabilmente in sede civile, se i Pisano dovessero spuntarla al Tar. Quanto al procedimento penale che ha portato al sequestro della struttura si valutano diverse strade, compresa quella della nomina di un curatore che possa consentire all’Arpac di effettuare i controlli, così come disposti dalla Regione Campania, all’atto della revoca della sospensione dell’Aia, avvenuta qualche mese fa. Possibilità questa che non sarebbe stata neppure esclusa dal Gip all’atto della convalida del sequestro dell’impianto eseguito dalla Procura della Repubblica di Salerno. Intanto sullo sfondo resta l’inchiesta che coinvolge funzionari e tecnici dell’Arpac di Salerno sempre nell’ambito della vicenda Pisano nel mentre sotto la lente d’ingrandimento potrebbero finire gli atti della conferenza dei servizi che portò al via libera dell’Aia nel 2012.