Federico Buffa racconta le tecniche di narrazione

di Monica De Santis

Federico Buffa, nasce a Milano, il 28 luglio 1959, è un giornalista, e telecronista sportivo italiano. Oltre alla sua attività di telecronista di basket e commentatore sportivo, ha condotto alcune trasmissioni antologiche sempre a tema sportivo, nelle quali ha dimostrato – secondo Aldo Grasso – di “essere narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni” in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo. Martedì 29 settembre è stato ospite di “A me è successo”, il format di Fmts Group che stimola le competenze trasversali in imprenditori e manager. Nella sala incontri della sede di Pontecagnano Buffa ha illustrato a circa trenta tra imprenditori e manager le tecniche della comunicazione, partendo proprio dalla sua storia di successo. L’evento formativo sullo storytelling ha toccato diversi temi: dall’impostazione di una struttura narrativa alla scelte delle parole chiave; dall’approccio al discorso in pubblico a come catturare l’attenzione e mantenerla nel tempo. La lezione che si è svolta in presenza e in collegamento per alcuni ha consentito di avere un confronto diretto con Buffa, docente d’eccezione. Tra gli argomenti toccati anche alcuni casi aziendali di successo così come le storie dei grandi nomi dello sport di ieri e di oggi. Federico Buffa incontra imprenditori e dipendenti di aziende per raccontare loro un po’ le tecniche dello storytelling perché oggi essere storytel non vuol dire semplicemente raccontare in tv qualcosa ma avere una grande capacità di raccontare anche un’azienda Qual è la sfida che oggi gli imprenditori e dipendenti sono chiamati a fare soprattutto in un tempo come quello che stiamo vivendo post Covid se possiamo dirlo così? Partiamo dal primo verbo che hai usato io sarei più per condividere cioè una situazione di questo tipo ha si un minimo di cattedratico ma in realtà dopo un po’ sono loro che raccontano le loro storie e vogliono parlare di come loro si sono comportati c’è vogliono confrontarsi tra di loro e con una persona che viene da fuori questo caso io su questo cosa ti di come loro parlano e se va bene come fanno oppure come potrebbero cambiare aumentare la loro realtà narrativa la scelta del verbo non è casuale Cioè siamo costretti che ci piaccia o non ci piaccia a una continua narrazione che riguarda o noi stessi cioè parliamo noi oppure parliamo di quello che facciamo in questo caso potrebbe essere un’azienda, non ne possiamo fare a meno è continuamente tutto una narrazione a questo punto ti devi proteggere dal fatto che se tutto è una narrazione ti devi addestrare a narrare e non tutti sono stati pensati per questo addestrati a questo o soprattutto ho voglia di farlo. la sensazione è ci sono dei giovani pensano o dio come faccio Sono appena uscito dall’università e mi accorgo gli strumenti necessari, oppure un 60 che dice io ho sempre fatto così tutta la mia vita ma adesso la richiesta è diversa rispetto a quello che ho fatto negli anni precedenti come faccio ad adeguarmi allo stile narrativo contemporaneo è un condividere partendo da problemi più o meno comuni Che tipo di classi ha incontrato Federico Buffa? Sono sorpreso dalla presenza di due ventenni, sono rari sono zaffiri, però sono quelli che fanno domande più ingenue e più attraenti e poi giovani donne che cominciato a capire come se non lo sapessero già, ma adesso lo sanno sul campo come sia difficile sconfiggere quella presunzione di superiorità che i loro interlocutori maschi hanno a prescindere e quanta fatica dovranno fare per essere credibili e poi mi ha colpito moltissimo l’idea che molti quando hanno dovuto scegliere qualcosa che secondo loro deve entrare in una narrazione hanno usato una parola che di solito non si usa, ovvero sia umiltà, ovvero sia hanno pensato che nelle loro narrazioni sia quando sono parte ricevente che quando sono parte in causa l’umiltà è una cosa che abbiamo perso e avremmo il dovere di recuperare La grande sfida della comunicazione è oggi è per Federico Buffa? Il mio maestro che era Aldo Giordani che è stato un grande giornalista sportivo degli anni 60 e poi anche telecronista soleva dire lo sport è attualità. Ovvero sia l’attualità Domina su tutto. Soltanto che ai suoi tempi non era come in questi tempi dove quello che è successo ieri e storia e quello che è successo una settimana fa è preistoria perché tutto è completamente rimasticato dalla velocità del tempo e della riconnessione con il tempo che c’è attualmente, quindi ci sono molte professioni di cui oggi abbiamo parlato in classe che non esisteranno più Fra 15 anni o perlomeno se si non saranno coniugate in questa giornalista Del tipo? Giornalista probabilmente non è una professione che sarà identica a quella che abbiamo sempre conosciuto, cambierà. Non morirà il reporter, ma il giornalista probabilmente sì o perlomeno si muterà in qualcosa d’altro. Gli occhi delle persone, ti accorgi degli occhi stanchi di chi ha fatto fatica e gli occhi incerti di chi la farà. E’ molto attraente guardare il volti che hai davanti quando stai conversando con loro? Oggi un tema tanto dibattuto anche dagli economisti rispetto a una resilienza e resistenza di un’azienda è quello della formazione per lei quanto è importante la formazione? Dobbiamo in questo caso guardare ai tedeschi. I tedeschi sono nettamente più avanzati nel osmosi tra il mondo scolastico e il mondo del lavoro perché hanno un processo formativo già mentre sono a scuola e quindi l’osmosi col mondo del lavoro avviene in un tempo infinitamente inferiore rispetto al nostro è un problema che dobbiamo risolvere perché la formazione deve venire precedentemente a livello scolastico perché se no si rischia di non trovare più posto di lavoro.