Estate con il rischio siccità in provincia di Salerno

Scritto da , 18 Marzo 2019
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Per il professore e parlamentare del M5S, il geologo Franco Ortolani (nel riquadro), non è improbabile che l’estate 2019 riproporra il rischio siccità con l’acqua che potrebbe tornare a singhiozzo in molte realtà della provincia di salerno. L’allarme siccità si avvale anche di dati scientifici, c’è stato il “38% di pioggia in meno rispetto alla media degli ultimi 25 anni”. Dal settembre 2018 al 28 febbraio 2019 sono stati registrati 500 millimetri di precipitazioni contro gli 800 millimetri che sono la media storica calcolata nell’ultimo quarto di secolo. Un problema planetaria che vede impegnati studiosi di tutto il mondo e fra questi anche un salernitano, il professore Nunzio Romano,docente presso il Dipartimento di Agraria e Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca “Ambiente” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II che in questi giorni ha relazionato in una conferenza internazionale presso la New York University, dall’11 al 13 marzo, dal titolo “Innovation in Hydrometry: Overcoming barriers to operationalization”. L’incontro fra studiosi di tutto il mondo ha come obiettivo la conoscenza approfondita dei processi dinamici che interagiscono in un ecosistema che consente una gestione sostenibile, efficiente e razionale delle risorse idriche, territoriali, energetiche e biologiche. Tali risorse vengono oggi convenientemente inquadrate nell’ambito dei cosiddetti servizi ecosistemici che quantificano i benefici che l’ecosistema fornisce alla società umana attraverso il supporto di strumenti che integrano le prospettive economiche, sociali ed ecologiche di un certo ambiente.”Per affrontare queste importanti questioni nel modo più efficace e sostenibile possibile, dice il professore Romano, è necessario mettere a punto sistemi di monitoraggio ambientale e strumenti di valutazione moderni ed efficienti. Di recente su queste tematiche è molto attivo il gruppo di lavoro “MOXXI Measurements and Observations in the 21th Century”, creato nell’ambito dell’Associazione Internazionale di Scienze Idrologiche, la più antica società scientifica su queste tematiche. Per la notevole importanza dei temi trattati quest’anno, l’evento di New York ha anche visto la collaborazione del gruppo di lavoro Iahs su “Citizen and Hydrology”, del World Meteorological Organization, nonché del Consorzio Internazionale delle Università per il Miglioramento delle Scienze Idrologiche.I principali obiettivi di questa conferenza sono di riunire ricercatori, esperti del settore, utenti e sviluppatori di sensori e strumenti per discutere sui più recenti e innovativi approcci di monitoraggio ambientale e su come superare gli attuali ostacoli a un progresso nelle osservazioni idrologiche. L’evento rappresenta anche un forum per condividere gli ultimi sviluppi in settori quali la tecnologia dei sensori, i sistemi informativi, il monitoraggio ambientale partecipativo e l’esame delle principali sfide affrontate da coloro che forniscono servizi di monitoraggio idro-pluviometrico nel settore sia pubblico sia privato. “In questo contesto, si comprende la particolare importanza e utilità di implementare “osservatori idrologici” in diverse parti del mondo”, dice il professore Romano che è stato invitato a presentare una relazione sui più recenti risultati conseguiti presso l’osservatorio ambientale che è stato realizzato ed è operativo da più di dieci anni in Italia meridionale, nel bacino idrografico del Fiume Alento (in Provincia di Salerno). Questo osservatorio è ubicato nel cuore del Cilento, zona di elevato pregio ambientale della Regione Campania, e oltre a consentire di misurare le principali variabili per un continuo monitoraggio e controllo delle locali risorse idriche e territoriali in modo integrato (ossia non solo con misure a terra, ma anche tramite droni e da satellite), è il primo in Italia ad avere messo in funzione, oramai da circa tre anni, due sistemi innovativi che misurano l’umidità del suolo con sensori passivi “cosmic-ray” consentendo di ottenere in continua una misura media areale di questa variabile in un’area di ben circa 25 ettari (senza quindi la necessità di eseguire tante misure puntuali).

red.cro.

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